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Negozi aperti a Pasquetta, la giunta regionale ci sta pensando

Udine, richiesta della grande distribuzione e di alcuni municipi in attesa della sentenza della Consulta. Sindacati contrari

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UDINE. La giunta, non venerdì 7 aprile, ma nella seduta successiva, valuterà la possibilità di concedere a tutti gli esercizi commerciali della regione di aprire a Pasquetta in deroga alla legge regionale che inserisce il lunedì dell’Angelo tra le dieci festività di chiusura obbligatoria, eccezion fatta per quei Comuni giudicati a prevalente economia turistica.

Negli ultimi giorni, infatti, sul tavolo del vicepresidente Sergio Bolzonello è arrivata la richiesta firmata da alcuni municipi – non inclusi nell’elenco delle località turistiche – e dai rappresentanti della grande distribuzione di concedere una sorta di “liberi tutti” nel periodo compreso tra l’udienza della Corte costituzionale e la pronuncia dei giudici sulla legittimità della norma regionale impugnata dal Governo.

Considerato, quindi, che l’udienza è prevista per l’11 aprile e che, normalmente, le sentenze non vengono pronunciate prima di una decina di giorni, il “rischio” è quello che a Pasqua e Pasquetta (16 e 17 aprile) si impongano chiusure – con relative sanzioni per gli inadempienti – che potrebbero risultare prive di valore in caso di bocciatura da parte della Consulta.

Da qui, perciò, la richiesta di deroga che Bolzonello cassa in pieno per quanto riguarda Pasqua, mentre è più possibilista per il lunedì dell’Angelo considerato come, secondo il vicepresidente «un’apertura in questa giornata potrebbe anche rappresentare un punto di equilibrio».

Nessuna decisione, in ogni caso, è già stata presa perché Bolzonello affronterà il problema con i colleghi di giunta soltanto dopo l’udienza di martedì a Roma in cui la Consulta – teoricamente – potrebbe anche pronunciarsi immediatamente facendo venir meno qualsiasi discussione in materia. «Resto convinto della bontà della norma – ha detto il vicepresidente –, tanto è vero che la provincia di Trento, il Veneto e la Sardegna stanno ragionando su una legge simile.

Ma tutti, alla fine, attendono la sentenza della Consulta che, è inutile negarlo, rappresenterà uno snodo fondamentale. Se la Corte costituzionale dovesse darci ragione si aprirebbero scenari impensabili, in caso contrario, invece, la pronuncia si trasformerà in una pietra tombale per l’attività delle Regioni e non potremo fare altro che lavorare sui gruppi parlamentari per l’approvazione di quella legge nazionale già votata alla Camera e che giace al Senato».

Bolzonello ha spiegato la propria posizione nel corso di un’audizione in II Commissione richiesta dai sindacati in cui il numero due della giunta è apparso particolarmente duro nei confronti delle sigle presenti a piazza Oberdan. «Continuo a leggere che questa giunta non fa nulla per i lavoratori – ha tuonato –, mentre invece la realtà dice l’esatto contrario e la legge che impone le chiusure festive lo dimostra, visto che siamo stati gli unici in Italia a metterci la faccia anche a costo di sfidare il Governo».

Polemiche a parte, in ogni caso, va registrata la contrarietà dei rappresentanti sindacali presenti – Villiam Pezzetta (Cgil), Susanna Pellegrini (Filcams-Cgil), Matteo Zorn (Uiltucs) e Adriano Giacomazzi (Fisascat-Cisl) – per i quali le parole di Bolzonello hanno segnato «un cambio di rotta rispetto agli atteggiamenti tenuti in passato» e la concessione della deroga «sarebbe un errore, anche perché nel caso in cui la sentenza della Consulta non dovesse arrivare a breve la grande distribuzione chiederebbe lo stesso trattamento anche per il 25 aprile e il 1º maggio».

Alcune resistenze, infine, si registrano anche all’interno dello stesso Pd. «Invito la giunta a non demordere – ha detto Renata Bagatin – anche perché la mediazione, come Fvg, l’abbiamo già realizzata arrivando a sole dieci chiusure ed eliminando ogni riferimento alle domeniche. Se derogassimo alla legge ora, saremmo i primi ad ammettere che la norma non è adatta a tutte le categorie».

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