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«Il progetto per lo stadio Friuli modifica molti equilibri»

I dubbi di Riccardo Riccardi sulla proposta di trasformazione dell’impianto. Una struttura aperta sette giorni su sette con bar, negozi, ristoranti e piscina

2 minuti di lettura

UDINE. La proposta di trasformare lo Stadio Friuli in una struttura aperta sette giorni su sette a misura di famiglia, non convince tutti. Non tanto per l’idea, sicuramente al passo coi tempi, ma per le ripercussioni che questa scelta, inevitabilmente, avrà sulla città di Udine ed in particolare sul suo centro.

A sollevare dubbi è il consigliere regionale di Forza Italia, Riccardo Riccardi, udinese e legato al cuore della sua città, che vede già in forte difficoltà e che teme possa definitivamente affondare davanti a una decisione non oculata della gestione stadio.

«Il rischio – commenta Riccardi – è che la vicenda sia considerata soltanto come un adempimento burocratico in relazione alla legge regionale sugli impianti sportivi, dimenticando che trasformando lo Stadio Friuli in un luogo da sfruttare sette giorni su sette da tifosi, ma anche dalle famiglie, si crea di fatto una nuova parte della città che modifica gli equilibri esistenti. Vorrei, quindi, comprendere come il Comune e il sindaco uscente intendano affrontare questo tema».

L’idea avanzata dall’amministratore delegato dell’Udinese Calcio, Alberto Rigotto, di creare all’interno della Dacia Arena una serie di servizi come un museo dello sport friulano, una palestra con piscina, aree ristoro e un centro medico riabilitativo potrebbe spostare l’attenzione degli udinesi dal centro ad un secondo polo che verrebbe a crearsi tra le attrattive dello stadio e del vicino Città Fiera.

«Il progetto, che i Pozzo avevano in mente da tempo, è tutto tranne che ininfluente sul futuro della città – prosegue Riccardi –. Se da una parte l’operazione stadio è stata importante per Udine – è una struttura moderna al passo coi tempi; una struttura che ha portato il capoluogo friulano in vetta agli interessi dello sport nazionale ed internazionale – dall’altra apre un modo diverso di concepire lo stadio: il Friuli non sarà più solamente un campo di calcio. L’idea di inserire negozi, aree di svago e servizi avrà conseguenze inevitabili sulla Udine di oggi».

Se l’Udinese Calcio si dice pronto ad aprire tutte le strutture con l’inizio della nuova stagione calcistica, Riccardo Riccardi invita Honsell a prendere in considerazione il futuro della sua città ora che l’idea è ancora in fase progettuale tenendo presente che lo spazio che sarà adibito all’operazione riguarda all’incirca 20 mila metri quadrati.

«Non vorrei che la vicenda fosse affrontata come un titolo di coda del mandato Honsell – conclude il consigliere regionale Riccardo Riccardi –: il sindaco ha consentito sullo stadio ciò che Sergio Ceccotti aveva negato, ossia il meccanismo della concessione. Un altro passo da aggiungere ad un testamento devastante che il primo cittadino friulano lascia agli udinesi oltre alla questione Cavarzerani, piazza Primo Maggio, l’abbandono in cui versano le periferie a partire da via Del Bon a cui si aggiungono fatti attualmente meno in vista come l’ospedale di Udine e la questione Uti. Per il centro, infine, c’è la vicenda della pedonalizzazione di via Mercatovecchio: se non si interviene subito, servirà soltanto come campo da calcio per i richiedenti asilo».

Riccardi invita, quindi, tutti a una riflessione che non escluda l’evoluzione dello stadio Friuli «è impossibile fermare il mondo», ma che allo stesso tempo non risulti come il colpo finale soprattutto per un centro città già stremato e per gli insediamenti già esistenti: «L’evoluzione si deve governare e non subire. Questa vicenda pone il problema, su quello che ci sarà, quello che esiste e che probabilmente domani non esisterà più».

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