Non ci fu esercizio abusivo della professione: assolti naturopata e infermiera  

Tarcento, sentenza della Corte d’appello: entrambi sono reduci da sette anni di calvario giudiziario

TARCENTO. Il naturopata Maurizio Ferrari, 67 anni, e l’infermiera professionale Paola Zamò, 55, compagni nella vita e nel lavoro con casa e studio a Tarcento, «hanno legittimamente svolto la pratica di idrocolonterapia ai pazienti che si erano rivolti a loro su indicazione dei medici che avevano sottoscritto le relative prescrizioni».

Questo ha stabilito la Corte d’appello di Trieste, pronunciando per entrambi sentenza di assoluzione nel processo che li vedeva imputati di concorso in esercizio abusivo della professione medica. E questo è stato anche l’epilogo dei loro sette anni di calvario giudiziario.

A chiedere la riforma del verdetto di primo grado – quando il gup del tribunale di Udine, Matteo Carlisi, li aveva condannati a un mese di reclusione l’uno, con beneficio della sospensione condizionale della pena – non era stato soltanto il difensore, avvocato Massimo Zanetti, ma la stessa Procura generale.

Due anni prima, all’esito dell’istruttoria dibattimentale, anche il pm di Udine si era espresso per l’assoluzione.
Il giudice, tuttavia, aveva continuato a ritenere l’idrocolonterapia un’attività medica, pur a fronte del parere contrario del consulente della difesa (e inizialmente anche del pm), dottor Antonio Miclavez, e delle deposizioni del presidente della Federazione nazionale dei collegi infermieri e della presidente del Collegio degli infermieri di Udine (per tutto il tempo al fianco della collega tarcentina).

Era stato un esposto anonimo, nel 2010, a mettere in moto le indagini. L’attività investigativa era in breve culminata nel sequestro del macchinario adoperato per l’idrocolonterapia – e rimasto sigillato per quattro lunghi anni, con conseguente paralisi dell’attività – e nella formulazione del capo d’imputazione.

A differenza del primo giudice, i colleghi dell’Appello (presiedente Igor Maria Rifiorati, consigliere relatore Edoardo Ciriotto) hanno valorizzato i risultati dell’istruttoria, concludendo per la correttezza dell’operato del naturopata e della sua compagna.

«La Zamò e il Ferrari non avevano proposto alcunché a nessuno – recita la sentenza – e Ferrari non si è mai spacciato per medico.

La idrocolonterapia non rientra tra gli atti medici e non è prescritta nella pratica clinica e ambulatoriale, perché non assolve a finalità terapeutiche, ma semplicemente a funzioni igieniche».

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