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Daniel, il partigiano russo che si sacrificò per l’Italia

Ufficiale dell’Armata rossa sfuggì ai nazisti, in Italia e combattè per la Liberazione. Caduto a Vito d’Asio nel 1944, è sepolto fuori dalle mura del cimitero di Clauzetto

2 minuti di lettura

CLAUZETTO. La conoscenza rende riconoscenti. È la storia di Danijl Avdeev, “Daniel”, che suscita sentimenti di condivisione. Daniel, comandante partigiano del battaglione “Stalin” nelle valli Arzino e Meduna, ufficiale dell’Armata rossa sovietica, catturato dai nazisti, evaso dalla prigionia, caduto a 26 anni in combattimento contro i nazifascisti a San Francesco di Vito d’Asio la notte del 19 ottobre 1944, è stato insignito alla memoria di medaglia d’oro al valor militare.

In tanti oggi, domenica, saliranno a Clauzetto, dove riposa fuori le mura del cimitero, per rendergli omaggio in una cerimonia, alle 15. Interverranno l’Anpi di Pordenone e Udine, sindaci e amministratori di Clauzetto e Vito d’Asio, esponenti del consolato onorario della Federazione russa di Udine e del sodalizio “Gioventù in movimento”. L’orazione sarà di Monica Emmanuelli, direttrice dell’Istituto friulano di storia del movimento di liberazione.

Il ricordo di Daniel si accomuna quello di oltre 600 prigionieri sovietici dei nazisti che, una volta evasi, hanno costituito formazioni partigiane come il battaglione Stalin, combattendo i nazifascisti in Friuli, Veneto e Trentino, contando fra le loro fila 135 caduti in combattimento e fucilati da tedeschi e fascisti, come risulta dalle ricerche dell’Istituto storico friulano di Udine.

Le vicende di Daniel sono parte della storia dell’aggressione nazista all’Unione Sovietica e dell’assedio di Leningrado, durato più di 900 giorni.

Daniel Avdeev, ufficiale dell’Armata rossa, viene catturato dai nazisti all’inizio della loro invasione nel giugno del 1941. Fuggito dalla prigionia, dandosi alla macchia raggiunge le linee sovietiche. Imprigionato, degradato perché si è fatto catturare, viene rispedito al fronte da soldato in un battaglione punitivo. Catturato una seconda volta dai nazisti, Daniel viene internato fino al dicembre del 1942 nel lager di Muhlberg. Costretto ai lavori forzati fugge e con un gruppo di compagni e ripara in Svizzera da dove, deciso a combattere i nazisti, con altri tre connazionali nell’estate del 1944 raggiunge, a piedi, il Friuli.

Assieme ad altri ex prigionieri russi forma il battaglione Stalin che combatte senza tregua contro nazifascisti e cosacchi nelle valli Arzino e Meduna. Forse immagina la tragedia della sua famiglia nell’assedio nazista di Leningrado. Moglie e figlioletta vengono private dell’alloggio loro assegnato come familiari di un ufficiale dell’Armata rossa, andato però in disgrazia, perché caduto prigioniero. Entrambe perdono anche il sussidio alimentare e scompaiono nel nulla durante il primo disperato inverno nella città assediata.

La vita del comandante Daniel e le sue vicende partigiane sono documentate nella biografia curata dallo storico Alberto Buvoli, pubblicata nel 2005 dal Comune di Pordenone. Al comandante Daniel viene resa giustizia solo nel 1994, con l’assegnazione da parte del governo italiano della medaglia d’oro al valor militare. Per tale riconoscimento si era costituito un comitato, presieduto da Franceschino Barazzutti, già sindaco di Cavazzo Carnico.

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