Banche ex Popolari, arriva la beffa: sui rimborsi si dovrà pagare l'Irpef

L’Agenzia delle Entrate: indennizzi BpVi da tassare. La banca: solo per chi vende i titoli

UDINE. Chi ha aderito all’Offerta pubblica di transazione delle due ex popolari venete ha avuto un risarcimento o una transazione? Per la Direzione regionale del Veneto dell'Agenzia delle Entrate chi ha aderito all’offerta ha ricevuto somme imponibili Irpef come redditi diversi (derivanti da assunzioni di obblighi di fare, non fare o permettere, come disposto dall’articolo 67, comma 1, del Testo unico delle imposte sui redditi).

Dunque con la denuncia dei redditi del prossimo anno, ciascuno secondo il proprio scaglione Irpef, dovrà girare allo Stato una percentuale di quanto ha ricevuto. Invece per la Banca Popolare di Vicenza, che ha fatto trapelare informalmente la sua posizione, l'indennizzo riconosciuto agli azionisti che hanno aderito all'Opt ha invece natura risarcitoria e non determina alcun reddito autonomamente imponibile in capo agli azionisti medesimi.

Da un lato il risarcimento operato non è tassato al momento dell’erogazione poiché riduce il valore di un danno subito (il valore della azioni della Popolare di Vicenza è passato da 62,5 euro a 9 euro, creando una maxi minusvalenza). Dall’altro, del risarcimento si dovrà tener conto ai fini fiscali in caso di cessione o rimborso del titolo. Si andrà dunque a tassare la plusvalenza, se l’azionista riuscirà a vendere le azioni sopra i 9 euro.

Secondo la banca l’importo corrisposto a titolo di indennizzo deve infatti essere portato a riduzione del valore di acquisto fiscalmente riconosciuto delle azioni in modo tale che in sede di cessione o di rimborso delle azioni si computi quanto l’azionista ha già incassato aderendo alla transazione riducendo il valore della minusvalenza eventualmente conseguita (e compensabile con altre plusvalenze eventualmente realizzate su altri titoli) ovvero aumentando (se del caso) il valore della plusvalenza realizzata rispetto al valore di acquisto originario.

La questione è stata sollevata nelle scorse settimane da un risparmiatore vicentino, che all’Agenzia delle entrate del Veneto aveva chiesto lumi in merito alla tassabilità degli importi derivanti dall’accordo transattivo (interpello numero 907-65/2017).

Nei giorni scorsi è arrivata la risposta dell’ufficio del Fisco veneto: le somme vengano riconosciute “a titolo transattivo” e “a fronte della rinuncia dell’azionista ad agire contro la banca o altre società del gruppo BpVi o loro amministratori, sindaci, revisori o dipendenti, attuali o pregressi, per qualunque ragione o causa, in qualunque sede (sia civile che penale) in relazione a tutte le operazioni di acquisto o sottoscrizione di azioni BpVi (od obbligazioni convertibili) nel tempo compiute dall’azionista o al mancato loro disinvestimento”.

Dunque alzano l’imponibile Irpef e sono da tassare: una vera beffa per soci di BpVi (66 mila 712 quelli che hanno aderito all’Opt) che hanno già dovuto mettere in conto perdite salatissime. Ma per estensione anche per quelli di Veneto Banca (54 mila 359).

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