Fvg Pride, la Provincia di Udine contro l'Università: "E' una sagra"

Critiche al patrocinio della manifestazione di sabato. Il rettore: noi siano contro ogni discriminazione

UDINE. Folclore, marcia circense, rivendicazione deludente, esibizionismo, ostentazione, sagra. Sono soltanto alcuni degli epiteti utilizzati ieri dai consiglieri provinciali di maggioranza per etichettare l’Fvg Pride. A fornire lo spunto è stato l’ordine del giorno co-firmato dai capigruppo di Forza Italia, Lega Nord e Udc, Renato Carlantoni, Mauro Bordin e Nino Bruno per la concessione del patrocinio dell’Università di Udine alla manifestazione, passato con i 19 voti della maggioranza.



Al consigliere forzista Pietro Dri il compito di illustrare le ragioni del no al patrocinio. «Siamo tutti persuasi che le persone, inclusi gli omosessuali, meritino rispetto – è l’esordio –. Ma quali sono i diritti che vogliono? Speciali? Dedicati?». E poi passa all’analisi del video promozionale del Pride, realizzato dal regista friulano Tomas Uolli: «Mi lascia perplesso. Si susseguono cartoline che rappresentano l’angelo del castello di Udine, fra l’altro un maschio e mi chiedo perché visto che gli angeli sono asessuati, mutandato (sic, ndr), che guarda da una certa parte con gli occhiali da sole. Non so come si possa collocare in un contesto serio. Così la statua del provveditore di Palmanova, avvolta con uno scialle rosa e una borsa».

Si dice contrario a qualunque forma di discriminazione Bordin, «anzi – aggiunge – chi discrimina in base all’orientamento sessuale è un ignorante. Non trovo però opportuno il patrocinio dell’ateneo a un evento che con la sfilata finale assume un aspetto più folclorico ed esibizionista che di sostanza».

È l’Ucd Bruno a parlare di una «marcia circense in cui non mancano gestualità volgari, anche davanti ai bambini». E incalza: «Non serve tutto questo circo che rende diverso chi non vuole essere considerato tale. Il patrocinio dell’università poi mi riempie di rammarico perché è caduta in un tranello che risponde soltanto alle esigenze del magnifico rettore di guadagnare consensi in vista delle prossime elezioni».

Dal capogruppo di Fi, Carlantoni, arriva una proposta: «Perché non incrociare i richiedenti asilo con il mondo omo per fare conoscere loro le libertà civili della nostra società? Un’iniziativa intelligente sarebbe dire a chi arriva qui come funziona la nostra società e quali sono i passaggi attraverso cui siamo passati per arrivare fino a ora. No all’ipocrisia dell’accoglienza di persone di fede islamica e poi a 100 metri fare il Pride. Così diventa una sagra, non è nient’altro che folclore e ostentazione. Io sono etero ma non salgo su un carro per baciare una donna».

A raggiungere l’acme è Marzio Giau (Fdi-La Destra) che dopo avere sostenuto che «il fascismo non era né di destra né di sinistra», ricorda al Consiglio che «gli omosessuali hanno più diritti degli altri».

È il primo intervento in Consiglio di Rita Maffei (la consigliera del Pd subentrata a Carmen Galdi, mancata in seguito a un incidente domestico nel gennaio dello scorso anno) a riportare un po’ di ordine: «I diritti che il mondo Lgbtqia (acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, intersessuali e asessuali, ndr) rivendica sono il matrimonio equiparato a quello degli eterosessuali, l’adozione, una legge contro l’omotransfobia, l’autodeterminazione delle persone transgender, la trascrizione dei matrimoni contratti all’estero e delle adozioni contratte all’estero. Sabato parteciperò alla manifestazione e, come donna, do la mia solidarietà a chi è vittima dell’omofobia».


La giunta di Palazzo Belgrado ha deciso di non intervenire nella discussione, ma il presidente Pietro Fontanini, a margine della mattinata, ha sottolineato di condividere «il fatto che l’università non debba schierarsi su una posizione così delicata come quella del Gay Pride, l’ateneo deve stare fuori da questo cose. Il Gay Pride è un momento organizzato abbastanza folcloristico e non è necessario che l’università si schieri».



L’assemblea della Provincia ha anche votato l’uscita da Udine e Gorizia Fiere, di cui detiene il 22,87 per cento delle quote su un capitale complessivo di 6 milioni e 90 mila euro. L’assessore competente, Carlo Teghil, ha anche fatto sapere che Exe – storica partecipata attiva nella raccolta dei rifiuti – presenterà un bilancio in perdita anche per il 2016, senza precisare l’entità del buco.

Tutti d’accordo i consiglieri sull’ordine del giorno che riguarda la futura proprietà degli immobili della Provincia di Udine con particolare riguardo alla sede istituzionale di palazzo Belgrado che va mantenuta in capo al Comune di Udine (in questo senso si è espressa la stessa amministrazione comunale nel recente passato) poiché centro di importanza storica fondamentale per la comunità udinese e friulana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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