Arriva Lucifero, l'ondata di gran caldo su tutto il Friuli

L'Osmer-Arpa: da oggi, martedì 1 agosto, a domenica aumento delle temperature fino a 37 gradi. Gli esperti monitorano anche il levello dell'acqua delle falde. Per il momento è basso ma "non c'è emergenza"

C’è chi lo chiama Lucifero ed effettivamente il caldo che dovremo sopportare in Fvg da oggi, 1 agosto, fino (almeno) a domenica, 6 agosto, ha tutte le caratteristiche per essere definito “infernale”. In città le temperature massime potranno superare i 35 gradi (e toccare forse i 37), vale a dire circa cinque gradi in più della media prevista per il periodo, che già statisticamente rappresenta quello più caldo dell’anno.

I meteorologi dell’Osmer-Arpa prevedono infatti un aumento delle temperature massime, «che si attesteranno attorno ai 35 gradi e potrebbero arrivare fino a 37-38 in pianura – sottolinea Marcellino Salvador –, contro i 30 gradi registrati in media nel periodo che va dalla fine di luglio all’inizio di agosto e che, statisticamente, è quello in cui si registra la fase più calda dell’anno. Sulla costa, invece, si supereranno i 30 gradi, ma difficilmente i 35, grazie alla presenza del mare. Le minime in pianura si attesteranno attorno ai 23-24 gradi, mentre sulla costa raggiungeranno i 25 gradi per tutta la settimana».


Nelle aree montane si respirerà un po’ di aria fresca, ma la situazione non andrà tanto meglio rispetto a pianura e costa. «Nelle valli di montagna – chiarisce Salvador – la temperatura massima potrà superare i 30 gradi e da metà settimana lo zero termico si porterà attorno ai 5 mila metri, una quota record, con valori tra i più alti in assoluto. Per fare un esempio, sullo Zoncolan e sul Lussari, quindi oltre i 1.700 metri dal livello del mare, le minime toccheranno i 20 gradi». I temporali in montagna «indotti dal passaggio di qualche fronte atlantico e dalla sua interazione con l’aria calda che proviene dall’Algeria», previsti a partire da metà settimana, non poteranno ancora refrigerio.

Chi sperava di aver già lasciato alle spalle le giornate più roventi dell’estate (con colonnina di mercurio ferma sui 30-32 gradi) dovrà invece fare i conti con l’arrivo di giornate soleggiate e ancora più bollenti di quelle precedenti per almeno tutta la prima settimana di agosto, se non addirittura per una decina di giorni. Meglio, allora, uscire di casa soltanto lo stretto indispensabile e attendere che l’ondata di caldo passi e che le temperature tornino più in linea con la media del periodo. Magari sognando le vacanze.

«A partire dal 1º di agosto – spiega il meteorologo – avremo un caldo ben oltre la media. La contemporanea discesa d’aria fresca sulle coste atlantiche europee e la presenza dell’anticiclone nord-africano sul Mediterraneo, determineranno per vari giorni sull’Italia e sul Fvg l’afflusso di correnti molto calde provenienti dall’Algeria Il caldo permarrà almeno fino a domenica e, probabilmente, fino a metà della prossima settimana. Non sarà, però, eccezionalmente afoso, dal momento che l’umidità scenderà di qualche grado percentuale in corrispondenza dell’aumento della temperatura e potrebbe sfiorare il 40%».

Sebbene le temperature previste superino di 5 gradi quelle normalmente attese, non si può ancora parlare di record assoluto. Bisogna fare un passo indietro al 22 luglio 2015 per questo. In quella data, per la prima volta in regione – chiariscono gli esperti dell’Osmer-Arpa – si è parlato di «valore storico assoluto», con «temperature massime che avevano raggiunto i 40 gradi nell’Isontino e i 39,5 a Udine».

I consigli per affrontare il grande caldo sono sempre gli stessi: bere molti liquidi, mangiare frutta fresca, evitare gli alcolici, utilizzare con alcune precauzioni i climatizzatori (meglio utilizzare la funzione deumidificazione), non uscire nelle ore più calde della giornata (12-17 circa) e utilizzare abbigliamento leggero e comodo.

IL LIVELLO DI ACQUA NELLE FALDE

Le falde acquifere (accumulo d’acqua in uno strato permeabile del sottosuolo, limitato alla base da uno strato impermeabile) sono più basse del limite, ma la situazione al momento, secondo il Cafc, non desta preoccupazioni: l’acqua c’è, in sostanza, per gestire tutta l’estate.
 
«Effettuiamo il monitoraggio giornaliero delle più importanti sorgenti idriche per poter intervenire tempestivamente, i controlli delle falde – assicura il presidente Salvatore Benigno – sono costanti e al momento non c’è emergenza idrica».
 
Il Consorzio Friuli Acquedotto centrale, individuato come gestore unico del servizio idrico integrato, provvede a coprire quasi tutta la provincia di Udine, con l’esclusione di 11 comuni del Cividalese forniti da Poiana. Sono 172 mila gli utenti complessivi e oltre 5.900 i chilometri di rete acquedottistica. Cinque i punti di approvvigionamento. «Il più importante – indica il vicepresidente del Cafc, Eddi Gomboso – è l’impianto di Molino del Bosso ad Artegna, dove la captazione dell’acqua è sull’ordine di 900-1000 litri al secondo.
 
Questo fornisce principalmente il territorio pedemontano e quello collinare. L’impianto di Musi a Lusevera (100-150 litri al secondo) copre la valle del Torre e scende fino a Tarcento e Tricesimo; quello di Biauzzo, nel Codoipese, i comuni del Basso Friuli occidentale; quello di Fauglis a Gonars serve il Basso Friuli orientale e, infine – continua Gomboso –, rimane quello di Zompicchia (in comune di Reana del Rojale), che rappresenta il vecchio approvvigionamento di Amga per Udine (servita da Molino del Bosso». Tutte queste sedi sono collegate tra di loro. «Se una pompa dovesse andare in tilt – spiega Gomboso – la rete provvede a recuperare l’acqua da un’altra parte». I tecnici del Cafc sono nella condizione di garantire le cubature necessarie attraverso il tele-controllo: da postazione remota, 24 ore su 24, monitorano gli impianti di depurazione (via Gonars, a Udine, San Giorgio di Nogaro, Cartiera di Tolmezzo), le pompe di sollevamento fognario e la captazione dell’acqua. «Più sofisticato sarà il tele-controllo – spiegano i responsabili del Cafc – più riusciremo a risolvere in tempi brevi i disagi individuando in che punto della rete si è verificato il problema».
 
«La realtà della montagna – chiarisce Benigno – è più delicata per le caratteristiche orografiche del territorio. Ci sono acquedotti rurali alimentati da sorgenti locali, che tendono a seccarsi a causa della siccità. Nel Tarvisiano la situazione è sotto controllo, in Carnia stiamo affiancando ai prelievi dalle falde naturali in profondità quelli in superficie, che necessitano di controlli settimanali per garantire la qualità dell’acqua». Cafc, inoltre, continua a investire «per aumentare l’efficientamento, che è già buono. Nell’immissione di acqua nelle tubature, abbiamo infatti perdite del 20-30% di litri, mentre a livello nazionale è di oltre il 50%. E non bisogna dimenticare – chiude Benigno – che l’acqua è un bene non infinito e quindi non va sprecata».


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