Effetto bufale in rete: sono i genitori più colti a non vaccinare i figli

In passato invece erano le mamme immigrate ad astenersi. Su 145 mila bimbi nati dal ’95 al 2010, il 10% è senza copertura. Il professor Galli: negative le false notizie sul legame tra farmaci e autismo. Quest’anno in Italia oltre 4.000 malati e 3 morti

UDINE. Le madri friulane con un grado scolastico elevato non credono alle vaccinazioni. A dirlo è una ricerca dal titolo “Socioeconomic factors influencing childhood vaccination in two northern Italian region” svolta dall’niversità di Padova in collaborazione con l’istituto di Igiene ed Epidemiologia Clinica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine.

«E’ la conseguenza – commenta Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive all’università di Milano e vice presidente della Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali, che ha presentato i dati alla vigilia del primo Meeting salute che si svolgerà a Rimini dal 20 al 26 agosto – dell’effetto “bufale” sul web e sui social che ha portato molte mamme istruite a mettere in relazione, in maniera che si è rivelata del tutto infondata, i vaccini con l’autismo».

Tutto il caso della finte vaccinazioni


In particolare l’anti morbillo è diventato il bersaglio preferito degli antivaccinatori e degli indecisi. Negli ultimi dieci anni, come dimostra anche il report 2016 della Regione, la percentuale della copertura vaccinale è diminuita del 9% passando dal 92 all’83% con un crollo verticale a partire dal 2013. Il recente articolo pubblicato dalle due università ha considerato i dati di oltre 220 mila bambini tra Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Nella nostra regione lo studio ha riguardato complessivamente 145.571 bimbi nati dal 1995 al 2010.

Di questi 2.682 sono risultati privi di qualsiasi vaccinazione (l’1,84%), mentre 15.342 non hanno ricevuto una copertura dal morbillo (il 10,54%). Il numero di neonati senza un’adeguata profilassi è risultato aumentare nel tempo.

A maggior rischio di non essere vaccinati sono risultati i figli di donne con più di 35 o meno di 25 anni, non sposate, con una istruzione superiore e cittadine di paesi economicamente sviluppati (prevalentemente italiane). Ma c’è di più. Negli anni la cultura ha condizionato la scelta dei vaccini.

Si è notato infatti che i nati tra il 1995 e il 2000 correvano un maggior rischio di non essere vaccinati se erano figli di madri straniere e con bassa scolarità, mentre la situazione si è invertita per i nati tra il 2006 e il 2010, anni in cui ad essere più a rischio di mancata immunizzazione erano i figli di italiane con alti livelli di educazione formale.

«La certezza di questi dati – spiega Francesca Valent, responsabile facente funzione Soc dell’Istituto di igiene ed epidemiologia clinica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine – è stata resa possibile dalla banca dati in possesso in Friuli Venezia Giulia, che rende la nostra regione all’avanguardia dal punto di vista sanitario e informatico. Siamo in grado, infatti, di sapere, grazie a un numero che viene assegnato a madri e figli e garantisce la privacy, il loro percorso ospedaliero dall’assistenza al parto al momento in cui si presentano nelle aziende sanitarie per effettuare le vaccinazioni».

Il professor Galli ha ritenuto la ricerca friulana «interessante. Una prima base di partenza che sottolinea fortemente la necessità di campagne di educazione sanitaria e di informazione che favoriscano la comprensione dell’importanza dei vaccini e della loro corretta assunzione.

L’emergenza, conseguente alla progressiva riduzione della percentuale dei vaccinati, richiede interventi importanti, il primo dei quali è stato il recente decreto che reintroduce l’obbligatorietà della vaccinazione per morbillo, parotite e rosolia. È possibile, tuttavia che ci voglia anche dell’altro».

La conferma arriva da altri dati. Con le 86 nuove segnalazioni della prima settimana d’agosto i casi di morbillo dall’inizio dell’anno hanno raggiunto quota 4 mila 87 in tutto il Paese. Tre i morti. L’89% dei casi si è verificato in persone non vaccinate, un altro 6% aveva ricevuto una sola dose di vaccino. L’età media dei colpiti dalla malattia è di 27 anni. Ben 277 i casi sono stati segnalati fra gli operatori sanitari.

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