Funzionario dell’Ue friulano: "Il programma Erasmus? Così ho convinto Mitterrand"

Domenico Lenarduzzi trent'anni anni fa fondò il progetto. «L’Europa si cambia se in molti accedono agli scambi culturali»

UDINE. Oggi per uno studente fare un’esperienza all’estero con il programma Erasmus è una prassi nel percorso di studi. Ma se Domenico Lenarduzzi non si fosse impuntato l’Erasmus non avrebbe visto la luce trent’anni fa.

Questo europeista convinto e anche, diciamocelo, un po’ “visionario”, figlio di un minatore friulano emigrato in Belgio, fu preso sotto l’ala protettrice di un prete operaio che, riconoscendo le sue potenzialità, gli diede la possibilità di frequentare un collegio di eccellenza.

Domenico Lenarduzzi, friulano: "Così è nato il programma Erasmus"

Non potendo pagarsi gli studi Domenico faceva piccoli lavoretti nel collegio, dalla cucina alle pulizie. Un’esperienza che stravolse la sua vita.

«La possibilità di aver accesso a un’istruzione di qualità – spiega Lenarduzzi – ha segnato in modo indelebile il mio percorso professionale e quando sono diventato funzionario della Commissione Europea ho pensato che tutti gli studenti avrebbero dovuto avere accesso a uno studio di eccellenza, a prescindere dalla loro razza, religione e situazione economica, esattamente com’era successo a me. La mobilità degli insegnanti e degli studenti avrebbe fornito questa possibilità».

Lenarduzzi ricorda bene la sua difficile infanzia quando, a 11 anni, raggiunse i genitori a Charleroi (madre originaria di Pocialis e padre di Ovoledo, ndr) e gli altri sette fratelli.

«Sono arrivato in questa nazione nuova con un’estrema nostalgia della mia terra. Più passava il tempo e più la mancanza del Friuli si faceva sentire. Il sentimento di lontananza era un dolore lancinante. A questo stato d’animo si aggiungeva il forte razzismo nei confronti degli italiani che, a scuola, venivano messi in ultimo banco e non esisteva il minimo aiuto da parte degli insegnanti.

Il fatto di non sapere la lingua rendeva, inoltre, tutto più difficoltoso». Fu allora che decise che avrebbe cercato di cambiare le cose e vinse la sua battaglia.

All’inizio furono in pochi a sostenerlo ma la sua tenacia ebbe la meglio e con l’appoggio di un altro europeista convinto, Franck Biancheri, riuscì a dar vita a Erasmus un programma di studio che, a distanza di trent’anni esatti, ha visto muoversi nei vari stati dell’Unione Europea milioni di studenti.

Ci vollero circa dieci anni da quando Domenico Lenarduzzi ebbe l’idea a quando Erasmus vide la luce nel 1987. Condivise questa missione con Franck che era il presidente dell’Aegee, l’Associazione degli Stati generali degli studenti dell’Europa, meglio conosciuta come “Forum degli studenti Europei”, la prima associazione studentesca nata in Europa. Due “utopisti” che credevano nel cambiamento partendo da un’istruzione “mobile ed europea”.

Il caparbio Lenarduzzi cominciò la sua battaglia contro tutto e tutti. L’istruzione non era considerato un ambito dove la Commissione Europea aveva possibilità di azione.

«Ma io rilessi meticolosamente il Trattato di Roma – racconta il friulano – dove un articolo specificava che in Europa doveva essere assicurata la libera circolazione dei beni e delle “persone”. Franck mi appoggiò e durante un pranzo spiegò il progetto Erasmus al presidente François Mitterrand il quale, alla fine, si convinse della validità dell’idea e ne parlò al ministro dell’istruzione francese.

La Danimarca, che si opponeva fermamente, portò la questione alla Corte di Giustizia Europea. I giuristi mi diedero ragione e riconobbero l’istruzione come un settore legato alla sfera comunitaria. Fu creata La Task Force Education che si trasformò, col tempo, nella Direzione Generale Europea dell’Istruzione».

La battaglia però era appena cominciata, le porte dello scetticismo da abbattere erano tantissime. L’idea di far viaggiare per studio non solo i docenti ma anche gli studenti era considerata folle e inaccettabile. Così, durante i primi passi di Erasmus, i soldi venivano elargiti direttamente agli studenti intenzionati a fare un’esperienza di studio all’estero.

«Dopo un po’ gli Atenei più antichi e blasonati appartenenti alla rete Coimbra – continua Lenarduzzi – cominciarono a chiedersi come mai questi studenti avevano accesso ai fondi. Alcuni rettori vennero nel mio ufficio così potei illustrare dettagliatamente il progetto Erasmus e si convinsero delle opportunità.

Tutte le altre università europee li seguirono a ruota. La mobilità degli studenti era il mio obiettivo e, contro ogni aspettativa, sono riuscito a raggiungerlo. L’Europa si cambia solo se un grande numero di persone accede agli scambi culturali».

Il programma Erasmus, deve il suo nome a Erasmo da Rotterdam, filosofo medievale appartenente a un’élite di intellettuali che aveva accesso alla conoscenza presso i maggiori centri di cultura europei. Uno studioso “senza confini” era diventato il simbolo del nuovo programma di mobilità e formazione tanto desiderato dal suo padre fondatore Domenico Lenarduzzi.

Un “uomo d’Europa” che non ha dimenticato la marilenghe e parlando con affetto del Friuli si ricorda, quando ormai adulto, rimise piede nella piccola patria: «Appena sceso dall’aereo ho baciato il suolo. Una grandissima gioia mi ha pervaso, mi sentivo finalmente a casa. È un orgoglio per me essere friulano».

La sua “friulanità” Domenico l’ha dimostrata e vissuta anche con gli innumerevoli anni di presidenza del Fogolâr Furlan di Bruxelles, sodalizio appartenente alla rete globale dell’Ente Friuli nel Mondo.

L’ultimo pensiero è per i giovani: «Consiglio ai ragazzi di essere consci e orgogliosi di appartenere al Friuli. Una regione che dà un imprinting speciale di forza e ricchezza. Fate conoscere il Friuli al mondo e voi friulani andate a conoscere il mondo. Non perdete mai la vostra identità geografica e linguistica, apritevi a nuove esperienze e imparate altre lingue».

Domenico Lenarduzzi ha creduto nelle sue idee in modo così dirompente da dedicare la sua vita a una missione e riuscendo a smuovere le menti di un intero continente.

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