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Una romana di 78 anni è la proprietaria della nuova Sèleco

Maria Mancini unica azionista dell’immobiliare Sargas. La società con sede a Roma ha un capitale di 10 mila euro

2 minuti di lettura

PORDENONE. Un nome che è storia, di un territorio, della sua economia, simbolo di crescita e, purtroppo, anche di declino: Sèleco.

Un’azienda e un marchio che, come la fenice, sembrano rinascere dalle proprie ceneri. Accade per una società, la Twenty spa di Milano che, circa un anno fa, bussa alla porta di Unindustria Pordenone con un progetto entusiasmante: far ripartire, nella sede di Vallenoncello, la produzione di televisori.

In quattro e quattr’otto i manager della spa milanese, capitanati da Maurizio Pannella, presidente della società (Daniele Bartoccioni Menconi è l’amministratore delegato, Aurelio Latella consigliere) avviano e chiudono la trattativa con la famiglia Asquini per l’acquisto del marchio Sèleco e sottoscrivono un contratto per capannone e linee di montaggio. Annunciano anche assunzioni, una cinquantina, possibilmente gli esuberi Electrolux (magari perché i lavoratori di Porcia hanno una “dote” istituita col piano sociale della multinazionale che premia le aziende che ricollocano i dipendenti in uscita).

Nella primavera scorsa cambia la denominazione sociale: Twenty diventa Sèleco spa. La società per azioni ha un capitale di 3,5 milioni di euro, costituite da 3,5 milioni di azioni del valore di 1 euro ciascuna, dopo un’operazione di aumento portata a compimento sempre la scorsa primavera.

Ma chi controlla la società? Per 105 mila euro la proprietà è di Sèleco spa; l'azionista di maggioranza è invece una piccola srl romana, la Sargas srl, che ha come attività prevalente la gestione di immobili e la locazione immobiliare di beni propri. È stata costituita nel giugno 2014, ha come amministratore unico Claudio Iori, e un capitale sociale di 10 mila euro. Il socio unico, ovvero il proprietario del capitale, è una signora, Maria Mancini, classe ’39.

Nel dicembre 2016 Twenty ha portato a termine la fusione per incorporazione di Cr Costruzioni residenziali srl, società milanese interamente partecipata, attiva nel settore delle costruzioni. «La manovra è il segno tangibile che la compagine sociale intende procedere sulla strada da tempo intrapresa, dotando la società dei mezzi operativi necessari e adeguati al progetto industriale definito nel Business Plan», aveva dichiarato all’epoca Pannella.

Venendo ai conti, Twenty - oggi Sèleco - ha chiuso il bilancio 2016 con un utile di 475 mila euro a fronte di un valore della produzione di 12,5 milioni di euro (erano 3,1 l’anno precedente), e costi per 11,9 milioni (erano 2,8 nel bilancio 2015); il patrimonio netto è stabile a 3,53 milioni.

Che cosa fa Sèleco? Progetta, produce e commercializza prodotti elettronici, recita lo statuto. Specificatamente Tv, ha spiegato il presidente Pannella, con il brand Magnadyne, NorMende e Saba, e anche con il marchio Séleco, ciascuno destinato a presidiare una specifica fascia di mercato. «Quelli in commercio in questo momento sono realizzati in Cina», aveva detto Pannella a maggio. Ma l’obiettivo è portare l’assemblaggio in Italia. Dove? Avrebbe dovuto essere Pordenone, location scartata in favore di un più appetibile porto... franco... triestino.

Tv cinesi, brand italiano, mercato domestico. Clienti di Sèleco sono la Gdo, la Grande distribuzione organizzata, e la Gds, Grande distribuzione specializzata. Sèleco spa si occupa anche di altro, ovvero della distribuzione dei piccoli elettrodomestici di Necchi, utilizzando gli stessi canali commerciali. Gli obiettivi dichiarati sono ambiziosi: 50 dipendenti entro il 2017 (oggi sono 20), e la proiezione di fatturato anticipata parla di 50 milioni a fine anno, 100 milioni di giro d’affari nel 2018.

Intanto i Tv Sèleco sono comparsi in qualche volantino pubblicitario di una grande catena italiana. In compenso il marchio campeggia sulle maglie di importanti squadre di calcio e non solo: la Lazio, il Napoli basket, la Nuoto Catania, la Salernitana, il Pordenone calcio e prossimamente anche la Triestina. Ed è nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia che Sèleco comunica di voler trasferire, da Milano, la sede legale, gli uffici, i magazzini e le attività di stoccaggio, assemblaggio e spedizione. Quando? Al momento non è dato sapere. Nelle ambizioni di Pannella ci sarebbe l’acquisto di un altro marchio storico, Brionvega, ma non risulta sia in vendita.

Dicevamo all’inizio di un nome che, per Pordenone, è stato storia, simbolo di crescita e di declino. È il destino di Sèleco per Pordenone. Ancora una volta. Ma potrebbe non essere, nel caso, un brutto destino.

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