L'invasione delle cimici in Friuli, quelle asiatiche stanno devastando i campi

Danni fino al 90% nei frutteti di ampie zone del territorio. L’allarme di Confagricoltura: la soia rischia di scomparire

Friuli, è invasione di cimici. Come combatterle

UDINE. Senza armi con cui combattere e nessun metodo che può risultare finora efficace. Una battaglia finora persa quella contro la cimice marmorata asiatica, nemico numero uno dell’agricoltura. Il 2017 rischia di essere ricordato come l’annata nera per i frutteti per molte zone della regione.

Come affrontare la cimice asiatica by messven on Scribd

Mele, pere e kiwi non sfuggono all’invasione di questi insetti. Solo nel Codroipese – come rende noto la Coldiretti – le perdite di raccolto arrivano al 90%. Meglio, si fa per dire, va nella Bassa friulana dove i danni raggiungono il 50%. Per non parlare della soia e dei seminativi.

In Friuli torna l'invasione delle cimici

Gli effetti in questo caso sono devastanti. Interi campi sono stati divorati dal passaggio da questi parassiti che non conoscono finora rivali tanto che si raggiunge anche il 100 per cento di perdita del raccolto. E preda delle cimici sono anche gli orti urbani.



L’Ersa ha messo a disposizione dei volantini per spiegare come eliminare questi insetti indesiderati. Ha anche finanziato misure di prevenzione, in particolare le reti per tutelare le produzioni.

Ma «c’è poco da fare – dichiara Michele Dazzan, responsabile del centro assistenza agricolo regionale dell’associazione dei coltivatori diretti -. Queste trappole sono solo un palliativo per limitare i danni. Non si riesce, però, a risolvere il problema alla radice».

Insetti antagonisti in grado di mangiare le uova delle cimici ed evitare quindi il loro moltiplicarsi non sono ancora stati introdotti «e pertanto non arriveremo a una soluzione prima di un paio d’anni», dice Dazzan allargando le braccia.

«Siamo seriamente preoccupati – afferma il presidente regionale di Coldiretti, Dario Ermacora -. Speravamo che con l’inverno rigido dello scorso anno e le temperature scese sotto i meno 10 gradi ci potessero essere degli effetti benevoli. Invece ci ritroviamo di nuovo al punto di partenza se non peggio. Il fenomeno è circoscritto, ma è una magra consolazione».



«Il rischio che si corre a breve termine – conclude Dazzan – è che i prodotti vengano deprezzati sul mercato» e »che – come aggiunge Giovanni Foffani, presidente di Confagricoltura Udine – ci sia un conseguente aumento delle importazioni dall’estero, con gravi ripercussioni sull’occupazione del comparto».

Foffani chiede «un intervento immediato della Regione, attraverso l’Ersa, e in collaborazione con l’università di Udine. Bisogna studiare in fretta e adottare nuove misure straordinarie. Solo la pubblica amministrazione può, e deve, attrezzarsi per limitare l’espansione di questi parassiti, attraverso un piano generale che miri al contenimento del contagio, alla cura dell’infezione e, possibilmente, all’eradicazione.

Si consideri che gli interventi di difesa condotti dai singoli privati non possono essere sufficienti, e tantomeno risolutivi. Le passate esperienze con il problema della piralide e della diabrotica sul mais – continua il presidente di Confagricoltura - insegnano, ma anche l’espandersi incontrollato della nutria, che crea grossi problemi idrogeologici per l’erosione degli argini dei corsi d’acqua e delle opere di bonifica, per non parlare dei cinghiali. Non si tratta solo di salvare in particolare i frutteti, ma di controllare un fenomeno che potrebbe, a breve, interessare tutta la regione».

L’attenzione si concentra sulla soia. «Si rischia, addirittura – conclude Foffani - che questa coltivazione scompaia dalla nostra realtà agricola: se i frutteti possono essere difesi dalla cimice asiatica con le reti, sui seminativi come la soia tale difesa non è economicamente praticabile.

Ecco perché è necessario concentrare l’attenzione sulla ricerca nell’interesse di tutta l’agricoltura e, in primis, a salvaguardia della vivibilità dei nostri paesi».
 

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