Il georadar scopre la Palmanova “nascosta”

Una convenzione tra Comune e Università di Trieste per avviare le indagini sul sottosuolo

PALMANOVA. Georadar e altri strumenti di ultima generazione per indagare il sottosuolo della città stellata. È un’ipotesi più che concreta al vaglio del Comune di Palmanova che sta studiando una convenzione con l’Università di Trieste proprio per approfondire alcune tematiche ancora aperte sulla conformazione della fortezza.

Nei giorni scorsi si sono effettuati dei primi sondaggi gratuiti per verificare le potenzialità di queste strumentazioni e capire quali siano le più adatte per i punti che il Comune intende indagare. A svolgere queste indagini è una spin-off dell’Università che può disporre di strumentazioni all’avanguardia.

Spiega l’assessore alla Valorizzazione del parco dei bastioni, Luca Piani: «Abbiamo effettuato misurazioni in due punti. Il georadar è entrato in azione nella zona della spianata napoleonica di fronte alla stazione dei treni dove sappiamo che esiste una galleria a forma di freccia sovrapposta ai passaggi scavati dai francesi. È l’unico caso in fortezza ed è tutto da approfondire… L’altro punto indagato è stata la zona di porta Cividale per studiare una galleria di falsabraga (ma qui lo strumento utilizzato non ha dato i risultati sperati in quanto ha caratteristiche di grande dettaglio, ma si spinge poco in profondità) e il passaggio sotto la regionale che mette in collegamento un terzo di mura con l’altro, rimanendo quasi a livello del fossato. E qui i risultati, per quanto ancora da elaborare, sono stati già molto soddisfacenti. Quel passaggio esiste – prosegue Piani – e sembra avere una struttura muraria ancora solida, con il culmine che si colloca a 1. 08 m sotto la sede stradale. L’imbocco del sottopassaggio è naturalmente bloccato dal terreno, ma la parte centrale è vuota, con acqua sul fondo. Uno studio importante propedeutico ad una possibile riapertura».

Il Comune intende quindi ora attendere i risultati di queste prime indagini per analizzare l’utilità di queste strumentazioni e anche di un’altra che fornisce una scansione del terreno dall’alto grazie a un dispositivo montato su un drone. L’intenzione è quella di stipulare una convenzione con la spin-off dell’Università il cui costo non dovrebbe superare qualche migliaio di euro.

I punti che si vorrebbero indagare sono diversi. «Vorremmo – conclude Piani – puntare l’attenzione sul sistema di gallerie per capire, laddove sono interrotte, se proseguono aldilà del muro o della frana o se si tratta di rami di galleria soltanto abbozzati e non ultimati. Un’indagine infine vorremmo riservarla all’area di piazza Grande, attorno allo stendardo, per capire se la diceria popolare che vuole si dipartano da lì passaggi sotterranei verso l’esterno sia o meno una leggenda».

Video del giorno

Faccia a faccia tra il direttore Massimo Giannini e Carlo Petrini sul futuro del cibo e la sostenibilità

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi