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Referendum, Lauco ferma la fusione con Villa Santina e Raveo

Il responso delle urne per decidere sul “matrimonio” fra i tre Comuni: 277 i no, 112 i sì. Passa fra Ligosullo e Treppo Carnico

di Tanja Ariis e Gino Grillo
4 minuti di lettura

VILLA SANTINA. Il secondo Comune più grande della Carnia non sarà Villa Lauco Raveo: i cittadini di Lauco hanno infatti bocciato la fusione con 277 no e 112 sì. I tre Comuni avevano stabilito che solo la prevalenza di sì in tutte e tre le comunità avrebbe originato il nuovo Comune unico.

Non basta dunque che a Raveo abbia vinto il sì, per 150 voti contro 79 no, e così pure Villa Santina, con 420 sì contro 184 no. Lauco era del resto il Comune in cui fin dall’inizio si erano intravisti i maggiori dubbi tra gli abitanti, a nulla sono valse rassicurazioni, incontri, iniziative.

AFFLUENZA E RISULTATI, FUSIONE LAUCO, RAVEO E VILLA SANTINA

AFFLUENZA E RISULTATI, FUSIONE LIGOSULLO E TREPPO CARNICO

Scetticismo e perplessità a Lauco. Nel viaggio che abbiamo fatto tra cittadini favorevoli e contrari sulla fusione tra i Comuni di Villa Santina, Lauco e Raveo i più scettici, ma anche i maggiori votanti in proporzione agli abitanti del Comune, erano risultati proprio a Lauco, quelli più favorevoli a Raveo e la maglia nera per partecipazione al voto è andata ai cittadini di Villa Santina, il centro più popoloso.

Al referendum sulla fusione tra i tre Comuni su 3.343 elettori hanno votato in 1.240, dei quali 621 a Villa Santina (su 2082 elettori), 390 a Lauco (su 798 elettori) e 229 a Raveo (su 463). A Lauco dagli intervistati è emersa una contrarietà marcata tra i cittadini. Diversi hanno dimostrato di considerare troppo diverse le realtà tra i tre paesi, dicendo sì ai servizi fatti assieme, ma no al Comune unico.

C’è chi ha ammesso di temere che la fusione potesse rendere Lauco ancora più periferico, che non si fidava delle promesse, e ha dichiarato di volere garanzie certe su scuola e servizi pretendendo piuttosto a monte un discorso diverso sulla montagna in genere, per darle una vera chance: giù le tasse in quelle zone.

A Lauco alcune donne hanno ammesso di non credere che la fusione possa essere una soluzione i problemi locali, perché, hanno obiettato, persino nel maggiore Comune carnico, Tolmezzo, portano via i servizi.

Lamentele anche sull’ospedale per le analisi e per visite con liste di attesa eccessive che obbligano a ripiegare su altri ospedali, con seri disagi di trasporto. Molti recandosi ai seggi, parlavano di Carnia dimenticata rivendicando il diritto di viverci con i servizi, quelli che hanno altri territori.

Qui Villa Santina. A Villa Santina la musica era diversa: bassa affluenza, ma tra coppie e famiglie all’uscita dei seggi, la maggioranza degli intervistati si è detta pro fusione, pur non mancando i contrari. I favorevoli non vedevano altre strade contro l’impoverimento e la disgregazioni dei paesi e per dare risposte reali ai problemi di queste comunità e un futuro alla montagna.

«Non è più tempo di coltivare solo il proprio orticello – hanno osservato – la fusione aiuterebbe di più proprio i piccoli paesi, altrimenti dimenticati, e diventare il secondo Comune della Carnia creerebbe opportunità».
C’è chi ha votato sperando in un maggiore lavoro di squadra, più servizi per gli anziani, meno burocrazia e tasse.

I contrari hanno invocato l’identità territoriale: «Con la fusione non migliorerebbe nulla, anzi sarebbe uno svantaggio per i Comuni piccoli» hanno osservato.

Qui Raveo. A Raveo gli intervistati – diversi i giovani – si sono detti favorevoli alla fusione, considerandola un’opportunità per i piccoli paesi, osservando che «da soli ormai non si può più andare avanti, con limiti ormai evidenti».

Alcuni hanno spiegato di preferire scegliere ora la fusione, coi vantaggi proposti e l'impostazione scelta dai Comuni, piuttosto che vedersela poi imporre senza alcuna voce in capitolo e tutela.

Si farà il matrimonio fra Ligosullo e Treppo Carnico. Passa il progetto di fusione fra Treppo Carnico e Ligosullo. In quest’ultimo Comune la gente si è recata alle urne in massa per il referendum sull’unione, facendo registrare un’affluenza del 71.88% anche se i “no” hanno registrato una prevalenza dei 6 voti.

Qui Treppo Carnico. Nei seggi a Treppo Carnico, dove l’affluenza complessiva è stata del 50,90% per tutta la giornata di domenica 29 ottobre si è respirata la certezza di aver raggiunto l’obiettivo e di potersi unire con il vicino Comune di Ligosullo. Complessivamente hanno votato 460 elettori su 851 aventi diritto.

Ai seggi anche una neofita del voto, ma i giovani, intesi dai 18 ai 25 anni, non si sono presentati in massa. Nessuno voleva ammetterlo apertamente, ma da più parti si è osservato che «i giovani non sentono il problema». O forse più semplicemente si sentono distanti dalla politica.

Ai seggi, però, ci sono andati anche alcuni novantenni. In entrambi i Comuni i sindaci, Luigi Cortolezzis a Treppo Carnico e Giorgio Morocutti a Ligosullo, hanno espresso la loro preferenza fra i primi, alle 7 di mattina.

«Abbiamo votato per la fusione - ha commentato una coppia – ma non riteniamo giusto che se a Ligosullo vince il “no” i due Comuni debbano ugualmente unirsi». Poi però hanno aggiunto «ma in presenza di un malato terminale, non si può lasciarlo morire così, semplicemente».

Qui Ligosullo. A Ligosullo, 128 elettori contro i 723 del vicino paese, la gente si è recata a votare con maggiore determinazione. «I giovani sono contrari all’idea del Comune unico – ha commentato una ventenne – perderemo la nostra rappresentanza in seno al nuovo ente».

Non si teme tanto di perdere l’identità, quanto di diventare «un’altra frazione di Treppo Carnico». Una donna di Tolmezzo, giunta a Ligosullo 40 anni or sono, ha dato il voto contrario.

«Così aumenteranno le spese, ma soprattutto sono contraria perché è una legge mal fatta, poco spiegata, con troppe incognite, calata dall’alto che non tiene conto di tutte le esigenze della gente di un piccolo paese lontano dalle grandi vie di comunicazione».

Si portano ad esempio le scuole. «Un tempo andavamo a scuola qui, poi le hanno spostate a Treppo Carnico e fra poco dovremo andare a Paluzza». È palpabile il disagio di vivere in un paese abbarbicato sui monti. «Vedi come ci hanno trattato con le poste, qui non resterà più nulla.

Nei Comuni del fondovalle non hanno idea delle nostre esigenze» fa notare un residente. All’uscita dei seggi incontriamo un gruppo di elettori, marito e moglie con i genitori anziani.

«Cosa pensate di queste elezioni?» chiediamo. «Ci sono alcune cose positive e altre negative». Quando elencano le loro ragioni partono dai negativi «Saremo un’altra frazione di Treppo Carnico» esordiscono. Poi glissano sull’esporre le motivazioni favorevoli alla fusione.

«Ligosullo perde, ma Treppo Carnico non vince». Ci si aspetta che anche il nuovo Comune Treppo-Ligosullo sia destinato quanto prima «a doversi accorpare con un altro più grande, Paluzza. E allora perderemo tutti».

Il sindaco Giorgio Morocutti si è speso per la fusione e ha dichiarato di aver fatto il giro delle famiglie a spiegare le ragioni della fusione, ma qualcuno ai seggi ha eccepito piccato: «Non è venuto a casa nostra. Sarà andato dove era sicuro di ricevere consensi senza avere contraddittori».

 

 

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