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Tricesimo, ritrovata dopo vent’anni l’antica fonte miracolosa

Tanto sono durate le ricerche di un cittadino: l’ha scoperta a Leonacco. Se ne erano perse le tracce nel ’900, le analisi confermano i suoi poteri curativi

di Luciana Idelfonso

TRICESIMO. «Ho problemi di salute e sto cercando un’antica fonte di cui ho trovato traccia in alcuni documenti rinvenuti a Cividale, mi saprebbe aiutare?».

Domanda a dir poco insolita quella rivolta ormai quasi vent’anni fa a un residente di Tricesimo e, più precisamente, della frazione di Leonacco, da una donna che cercava affannosamente uno zampillo d’acqua: a suo parere un’acqua miracolosa, ma di cui si erano perse le tracce con il passare degli anni, tra un passaggio di proprietà e l’altr ...

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TRICESIMO. «Ho problemi di salute e sto cercando un’antica fonte di cui ho trovato traccia in alcuni documenti rinvenuti a Cividale, mi saprebbe aiutare?».

Domanda a dir poco insolita quella rivolta ormai quasi vent’anni fa a un residente di Tricesimo e, più precisamente, della frazione di Leonacco, da una donna che cercava affannosamente uno zampillo d’acqua: a suo parere un’acqua miracolosa, ma di cui si erano perse le tracce con il passare degli anni, tra un passaggio di proprietà e l’altro.

La donna mostrò un’antica pergamena, scritta in latino, dove si parlava dell’esistenza di una fonte d’acqua curativa, proprio in quel piccolo borgo della Tricesimo di un tempo. Un interrogativo a cui quel giovane tricesimano di allora, che preferisce restare nell’anonimato, è riuscito a dare risposta dopo anni di ricerche e indagini, riportando alla luce la Temesade, sorgente che sgorga ai piedi della collina di Luseriacco, a Leonacco appunto, in via Solforino.

In passato era utilizzata da gente del posto, ma anche dagli abitanti di Udine che venivano fino a Tricesimo per cogliere quell’acqua preziosa e radioattiva (composta cioè da elementi come radio, radon, torio), con carri e anfore.

Una fonte, il cui primo utilizzo si perde nella notte dei tempi, di cui si ricordavano a malapena gli anziani e che era andata completamente “persa” a metà del Novecento, anche a causa della cattiva manutenzione dell’area.

Vent’anni dopo quel quesito che creò interesse in quel giovane, oggi adulto, la sorgente è stata ritrovata e presto sarà nuovamente fruibile grazie a un intervento di risanamento finanziato proprio da quell’uomo che ha deciso di devolvere parte del suo Tfr a quell’interrogativo che lo ha tormentato e affascinato per vent’anni e ai proprietari del terreno, che hanno consentito la realizzazione della fontana.

Incredibilmente la sorgente ha mantenuto inalterate le sue proprietà, arricchendosi anche di magnesio. E risultando potabile.

«Recenti analisi biochimiche non solo hanno confermato la purezza delle sue acque, ma anche le proprietà benefiche e terapeutiche - fa sapere lo storico Mario Martinis e ora, grazie anche alla sensibilità degli attuali proprietari del fondo, la sorgente ritroverà nuovo splendore attraverso il recupero dell’intero ambito naturale della forra da cui nasce e che, pur recintato per sicurezza, sarà a disposizione di tutti coloro che vorranno fermarsi e dissetarsi con le acque purissime dell’antica fonte benefica, come hanno fatto i nostri antenati».

Un sentiero in ciottolato e una fontana dal design antico accoglierà tricesimani e passanti, anche grazie alla futura realizzazione di un tratto di pista ciclabile che collegherà Tavagnacco a Tricesimo.