Chemioterapia solo a Udine l’odissea dei malati oncologici

A Tolmezzo e negli ospedali di rete non si possono somministrare tutti gli antitumorali I pazienti si lamentano: troppi disagi, costretti a spostarsi in taxi. Oggi vertice a Trieste

UDINE. Dalla Carnia, dalla Val Canale e dal Canal del Ferro. Se sei un malato oncologico poco importa dove risiedi perché se devi sottoporti alla terza fase di chemioterapia, obbligatoriamente, sei costretti a recarti a Udine.

Inevitabili i disagi per i malati oncologici residenti a Sauris piuttosto che a Forni di Sopra, ma anche a Moggio o a Tarvisio, costretti a percorrere, più giorni a settimana, centinaia di chilometri per arrivare all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Va subito chiarito che, questa volta, la riforma sanitaria non c’entra. A impedire la somministrazione di alcuni farmaci chemioterapici negli ospedale di rete è l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Il problema sarà affrontato oggi, a Trieste, dai responsabili di oncologia delle varie aziende sanitarie.

Il problema non è da poco perché molte persone, per rispettare le tempistiche, devono spostarsi in taxi o farsi accompagnare a Udine da un amico o parente, sostenendo costi non indifferenti. È davvero un paradosso: dopo aver aperto i reparti di oncologia sul territorio, i pazienti devono comunque recarsi nel centro più grosso. Sono costretti a sottoporsi alle cure chemioterapiche nell’ospedale ad alta specializzazione che da anni punta sulle prestazioni di area vasta.

A fissare i criteri sulla somministrazione dei nuovi farmaci, compresi quelli chemioterapici, è l’Aifa. Evidentemente, in questo momento nessun ospedale di rete vanta i requisiti per poterlo fare. Non a caso, oggi, nell’incontro organizzato in regione, i responsabili di oncologia chiederanno di ridiscutere i criteri. L’obiettivo è arrivare a utilizzare entro la fine dell’anno, tutti i farmaci chemioterapici anche negli ospedali di rete.

Oggi, insomma, i primari di oncologia si preparano a ridiscutere i criteri proprio per andare incontro ai pazienti. Difficile dire come andrà a finire. «I criteri vanno ridiscussi», ripetono nei reparti di oncologia, entro la fine dell’anno dobbiamo iniziare a somministrare tutti i farmaci chemioterapici». L’auspicio dei pazienti e dei loro parenti è che la situazione si sblocchi se non altro per evitare altri disagi legati agli spostamenti e ai costi che devono affrontare. Senza contare che, in questi casi, tra paziente e personale sanitario si crea un rapporto di vicinanza e fiducia al quale i paziente devono rinunciare.

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