Crac CoopCa, tre anni dopo: in 72 senza lavoro e creditori a bocca asciutta

Gran parte dei dipendenti sono stati riassorbiti dai nuovi compratori. Una decina gli immobili invenduti. A maggio ultima tranche dei rimborsi ai soci

UDINE. Dopo tre anni CoopCa ha ancora 50 milioni di debiti. Denaro che con tutta probabilità non restituirà mai. Da vendere ci sono immobili per 5,9 milioni e poco più. Dei 626 dipendenti attivi nel 2014, 72 corregionali sono ancora disoccupati mentre in Veneto erano in mobilità 148 persone. Entro maggio 2018 i soci riavranno la metà dei soldi affidati alla cooperativa carnica – solo grazie alla donazione di Alleanza 3.0 –, ma per gli azionisti e i creditori non privilegiati non ci sarà nemmeno un euro. Sedici gli indagati per il crac, per loro l’udienza preliminare è fissata il 9 febbraio.

Quel che resta di Coopca in breve


Dipendenti disoccupati

- 626 totale complessivo degli addetti 
- 72 senza lavoro in Fvg
- 148 erano in mobilità in Veneto

I soci risparmiatori
- Sono 2622 i soci risparmiatori e hanno ricevuto da Alleanza 3.0 una dona zione di 12,3 milioni di euro. 
- A maggio 2018 ulteriore tranche di 1,2 milioni per arrivare al 50% del prestito sociale (13,5 milioni su 27)

Il patrimonio
- Ci sono ancora una decina di supermercati da vendere e immobili per 5,9 milioni di euro. 
- L'incasso delle vendite ammonta a 32,8 milioni

Creditori ordinari 
- Debiti insoluti per 50 milioni di euro. Soddisfatti solo i debitori privilegiati. Sono esclusi gli azionisti (8 milioni di euro)

L'inchiesta
- Sono 16 gli indagati tra gli ex amministratori di CoopCa

Coopca, parla il Comitato risparmiatori


Creditori a bocca asciutta

Il liquidatore giudiziale, Paola Cella, è riuscita a fare rientrare poco meno di 32,8 milioni. Dopo avere soddisfatto i creditori privilegiati, sono poche le speranze per tutti gli altri, compresi i soci prestatori e gli azionisti. Da vendere ci sono ancora immobili (circa una decina) per 5,9 milioni stimati, ma le aste sono sempre andate deserte. Qualche speranza arriva dal centro Chelonia di Tolmezzo che è stato frazionato per massimizzare la vendita. L’attivo è stato realizzato con la vendita di immobili della società satellite ImmobilCoopCa per 8,8 milioni (di cui 2,2 sono stati incamerati da ImmobilCoopCa), 15,2 milioni arrivano dalla vendita di negozi, 3 mila 865 euro da terreni e 684 euro dagli affitti di attività immobiliari.

L’altra grande fetta della torta è alla voce cessione di rami d’azienda e vale 6,2 milioni. Cruciale l’operazione del centro direzionale e magazzino di Amaro, assegnato al Cosilt per 10 milioni 800 mila euro. Durante l’ultima semestrale, il liquidatore giudiziale ha restituito a Mediocredito la proprietà dell’immobile di Gemona, in leasing. A Oderzo c’era un negozio di proprietà di ImmobilCoopCa in locazione per 42 mila euro l’anno alla società Sirmarket sas di Salomon Mauro, Renato e c., ma il concordato punta alla vendita e andrà all’asta. Sul mercato i negozi di Vittorio Veneto e Ponte di Piave. A Sacile, Oderzo e Codroipo ci sono quattro stabili ancora di proprietà di ImmobilCoopCa.

72 disoccupati

Fra le macerie di CoopCa restano anche 72 disoccupati. Nel 2014 sono stati 626 i licenziati, 270 hanno trovato un nuovo lavoro, 148 sono in mobilità fuori regione e 208 sono stati presi in carico dai Centri per l’impiego del Friuli Venezia Giulia. Di questi, al primo dicembre, 136 hanno trovato lavoro (quattro sono usciti dal programma): 75 hanno un contratto a tempo determinato, 47 a tempo indeterminato, tre un contratto di lavoro domestico e undici hanno avviato un’attività autonoma. «I risultati ottenuti sono davvero soddisfacenti e confermano la validità del modello di collaborazione che abbiamo costruito e portato avanti fra Agenzia regionale per il lavoro e Umana in sinergia con territorio, parti sociali e istituzioni locali – ha sottolineato l’assessore regionale al Lavoro, Loredana Panariti –. È un modello che mette tutti i soggetti attivi sul territorio nella condizione di collaborare per ottenere il massimo incontro di domanda e offerta, mentre i percorsi personalizzati e la formazione mirata hanno permesso, dove necessario, la riqualificazione delle persone. Ma puntiamo al 100 per cento».



Quanto ai soci prestatori, la donazione di Alleanza 3.0, che si è fatta carico di molti negozi con dipendenti annessi, ha già restituito 12,3 milioni a 2 mila 622 persone. Prevista entro maggio 2018 una terza e ultima tranche di 1,2 milioni, fino al rimborso complessivo di 13,5 milioni, che corrispondono al 50 per cento del prestito sociale dei soci della cooperativa friulana in concordato preventivo. Alleanza 3.0 lo scorso anno ha risposto all’appello dei soci prestatori di CoopCa: su 3 mila 226, 2 mila 622 hanno aderito all’iniziativa (604 creditori hanno scelto di non ricevere il contributo). Di queste 2 mila 622 persone, mille 430 vantavano crediti di importi superiori ai 2 mila 500 euro, mille 192 avevano invece un prestito inferiore a questa cifra e sono stati interamente liquidati nel 2016.

Il processo

Sul fronte giudiziario, è stata fissata la data per l’udienza preliminare: il 9 febbraio i 16 indagati dovranno presentarsi davanti al gup del tribunale di Udine, Daniele Faleschini Barnaba, e il Movimento difesa del cittadino Fvg ha già fatto sapere che si costituirà parte civile. Sarà quello l’avvio del processo a carico delle sedici persone – tra gli allora vertici e i componenti del Cda – coinvolte nella maxi inchiesta della Procura friulana sul crac di CoopCa. Per tutti, l’accusa è di bancarotta, modulata tra semplice e fraudolenta a seconda del ruolo ricoperto all’interno della storica cooperativa carnica. Nella ricostruzione proposta dal pm Elisa Calligaris, a una parte degli imputati si contesta anche l’abusiva attività di raccolta del risparmio. Nei confronti degli ex presidenti Giacomo Cortiula ed Ermanno Collinassi, inoltre, è stata formulata l’ipotesi della truffa.

"Dopo il crollo mi sono reinventato imprenditore"

Non c’è tempo per tirare il fiato. Il lavoro ha la priorità, l’ha sempre avuta per Massimiliano Zilli, classe 1971 di Socchieve. Anche ai tempi della CoopCa, di cui è stato dipendente per 20 anni. Poi l’incubo della crisi e il licenziamento. Ma Zilli ha saputo fare di necessità virtù ed è rinato imprenditore, ovviamente nella sua Carnia. Da poco più di un anno a Villa Santina Zilli gestisce il negozio Atre, un tutto fare della Carnia. Dall’originale impostazione di realtà dedita alla vendita e alla riparazione di elettrodomestici, commercio di ricambi originali, cellulari e prodotti high tech, Zilli ha ampliato la gamma comprendendo anche detersivi ecologici e pellet. «Dopo 20 anni di esperienza nel mondo del commercio, sono diventato imprenditore – ha spiegato Zilli –. Quando si chiude una porta, si apre un portone». Sono ormai trascorsi tre anni da quelle giornate terribili in cui il crac della cooperativa carnica ha richiamato l’attenzione di un Paese intero. «Da CoopCa ho avuto tutto quello che mi era dovuto – ha detto – e oggi posso dire di essere contento del percorso fatto, perché è stata tutta esperienza da mettere in cascina».

Da esubero CoopCa, pur di rimanere nella sua Carnia, Zilli si è trasformato in imprenditore: è subentrato a Rinaldo Beorchia nel ramo di azienda per le riparazioni di Atre, che in Carnia è una realtà piuttosto conosciuta. Come accennato Zilli, oltre all’assistenza tecnica per elettrodomestici, punta anche sulla telefonia, per dare un servizio in più alla Val Degano e alla Val Tagliamento. Zilli aveva lavorato fin dal 1994 nel settore tecnologico ed era stato responsabile dell’area no food (settori di informatica, telefonia, elettrodomestici e articoli vari) fino al 19 dicembre 2015 all’IperCoopCa di Amaro. Travolto come tanti dal tracollo di CoopCa, Zilli, dopo il comprensibile sconcerto iniziale, non è rimasto con le mani in tasca. E oggi la pensa così: «Si chiude una porta, si apre un portone. Sono diventato imprenditore perché mi sono sempre piaciuti l’elettronica e stare a contatto con la gente. E poi volevo rimanere in Carnia».
 
A tre anni dal tracollo di CoopCa e a poco più di un anno dall’inaugurazione della sua impresa, Zilli non ha un momento libero, «per fortuna», ha aggiunto. «Prima di parlare con lei – ci ha detto – ho perso almeno due telefonate. Mi spiace davvero molto, ma in questi giorni non ho tempo per nulla, anche le chiamate mancate sono un problema, perché si dà una cattiva impressione al cliente, sembra che in negozio non ci sia nessuno. Invece sono qui, sempre presente, perché questa è la mia scommessa. Adesso arriva il periodo più importante dell’anno, il lavoro chiama e io non voglio farlo attendere. Arrivederci». 

 
Sono molto contenti della scelta fatta Mauro Fadi e Virna D'Aronco, ex dipendenti CoopCa che hanno rilevato uno dei negozi della cooperativa carnica dal concordato. Ora “La buteghe di Ma&Vi” di piazza Dante a Pontebba è la loro seconda casa. Ma il loro resta un caso isolato. Gli altri punti vendita sono stati rilevati da società. A distanza di pochi mesi dall’udienza preliminare per i 16 indagati (fissata il 9 febbraio), Fadi ha una speranza: «Che la giustizia faccia il suo corso – ha auspicato –, perché il danno è grande e va al di là della perdita di cent’anni di storia e del lavoro. Penso a famiglie e persone anziane che, in qualità di risparmiatori e di sottoscrittori di quote azionarie, hanno perso tutto. Il pensiero mio e della mia socia va anche a loro che purtroppo si trovano in questa situazione molto difficile. Speriamo sempre che arrivi qualcuno dai livelli più alti a dare una mano, ma sono passati tre anni e ormai le speranze sono vane».

Coopca di Codroipo, parla una dipendente storica


 
Fadi e D’Aronco - 56 anni lui, 55 lei - nel 2014, dopo più di vent’anni in CoopCa, assistono al tracollo del baluardo della cooperazione in Carnia. Ma non si perdono d’animo: «Non potevamo restare lì ad aspettare che qualcosa ci cadesse in testa. E allora ci siamo rimboccati le maniche – ha detto Fadi –. E dobbiamo ringraziare i pontebbani e tutti i clienti».

Fadi entra in CoopCa il primo dicembre 1990 come supervisore dei freschi per tutta la rete di vendita, D’Aronco qualche anno più tardi, nel 1998. «Ci trovavamo bene – ha ricordato Fadi –. Nulla lasciava presagire quello che poi è capitato». Nel novembre del 2014 i libri contabili vengono portati in tribunale. Ma nessuno informa i dipendenti. «Io mi sono accorto che qualcosa non andava perché una settimana più tardi, in qualità di socio, volevo fare un prelievo dal mio libretto, ma era bloccato – sono ancora le parole di Fadi –. In contemporanea è iniziato anche qualche problema con le forniture, mancava qualche prodotto, ma nulla di drammatico». Fadi e D’Aronco non si perdono d’animo: «Abbiamo subito pensato al nostro futuro. Un po’ per la nostra età, un po’ per la situazione occupazionale in Friuli, abbiamo deciso di rilevare un punto vendita. Abitiamo a Venzone e Gemona, perciò abbiamo subito rivolto la nostra attenzione a Pontebba, anche perché è sempre stato un negozio interessante e alla portata di due persone come noi. Ci siamo dimessi da CoopCa all’inizio di novembre 2015 e abbiamo chiesto di rilevare l’attività alla fine di quello stesso mese. E il 2 gennaio dell’anno successivo abbiamo riaperto. Non sono stati giorni semplici: dal 2014 all’aggiudicazione del bando sono passati mesi di sofferenze». Fadi e D’Aronco hanno assunto tre persone, due di queste erano colleghi in CoopCa.