Droga dello stupro, l’esperta: tutti possono esserne vittime

Ne ha parlato in redazione Scuola a Pordenone Sabrina Magris, psicologa investigativa, responsabile dell'Ecole Universitaire Internationale di Firenze e Roma  

PORDENONE. “Tutti ne possono essere vittime, nessuno escluso” questa è la caratteristica peculiare delle vittime da droga dello stupro, molto studiata all’estero ma ancora poco in Italia. Ne ha parlato in redazione Sabrina Magris psicologa investigativa di rilevanza internazionale, Responsabile dell'Ecole Universitaire Internationale di Firenze e Roma, e specializzata nello studio della Droga dello stupro di cui è una delle massime esperte nel nostro Paese.

Di base incolore, insapore ed inodore, queste sostanze possono essere reperite in stato liquido o in polvere e sono facili da somministrare attraverso bevande alcoliche e non. Senso di nausea, giramenti di testa e fame d’aria sono i sintomi immediati provocati da queste sostanze al momento dell’assunzione involontaria.


Ti stai godendo un buon drink e poi il buio; ti risvegli una quarantina di minuti dopo che non hai idea di cosa sia successo. Hai questo vuoto temporale nella tua mente, sei stordita e l’ansia prende il sopravvento. Vuoi ricordare, ma non ci riesci, la tua mente ha totalmente cancellato l’evento, quasi come se non ci fosse mai stato. Ma tu lo senti il dolore, prima o poi, senti che qualcosa non va, che qualcosa è successo. È la violenza senza memoria. Una brutalità resa possibile da queste droghe subdole che in questi ultimi anni si stanno diffondendo sempre di più, in ogni parte del mondo.

L’aspetto forse peggiore è il caos nel quale versano le vittime, le quali proprio per il fatto di non riuscire a ricostruire i fatti o ad avere difficoltà di ottenere prove della violenza subita si ritrovano nella difficile posizione di non essere credute da amici e familiari.

Tutto questo nella maggior parte dei casi porta le vittime al suicido: l’80 % di queste lo sceglie come unica alternativa al “caos”.

È dimostrato un’ampio impiego di queste sostanze anche nel campo della pedopornografia. Nel caso dei minori la situazione è ancora più complicata e difficile da portare alla luce. Questi infatti, non hanno nemmeno idea di cosa sia una violenza di questo tipo, non sono ancora maturi sotto questo punto di vista e tutto ciò può portare a gravi danni psicofisici nel loro percorso di crescita.

È difficile delineare un ambiente specifico per la circolazione di queste droghe visto che non ne hanno uno prediletto; girano un po’ dappertutto e vi sono pure casi dove queste sostanze sono state usate all’interno della sfera familiare, ambiente che dovrebbe simbolizzare la massima sicurezza, ma che sfortunatamente non sempre lo è.

Il problema che si presenta in Italia è il non avere dati certi sul numero delle vittime non essendoci un centro di riferimento specifico a cui fare capo per le analisi: molte lo vengono a sapere solo dopo, tramite materiali multimediali condivisi dall’aggressore, da cui sfortunatamente è impossibile stabilire se la vittima fosse consenziente o meno, salvo il contributo di esperti specializzati. Nonostante le capacità di reazione siano inibite, il corpo della persona “risponde” al rapporto, anche se involontariamente.

Molte volte per risalire all’aggressore si cercano indizi che potrebbe aver lasciato, oggetti identificabili ed eventuali filmati o immagini dove si fa riconoscere. Ovviamente non sempre è cosi semplice senza approfondite indagini e in particolare nel campo della pedopornografia gli aggressori sono molto attenti ai dettagli. Proprio per questo c’è il bisogno di fare di più partendo da una maggiore coscienza sociale, per le diverse migliaia di vittime che sono state e per quelle che sfortunatamente potrebbero essere.
 

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