Gli stipendi dei medici, bufera su visite e tariffe: se ne occuperà l'Ordine


L’Ordine dei Medici di Udine affronterà nel corso di un consiglio direttivo l’argomento della libera professione dei dirigenti ospedalieri. In particolare farà luce sulla questione delle tariffe e dei compensi apparsi per la prima volta, lunedì 22 gennaio, sul Messaggero Veneto.


Le polemiche



Un’inchiesta, quella iniziata sulle nostre pagine, che ha destato interesse e non poche polemiche. I fari sono puntati sulla cosiddetta “intramoenia”, ovvero la prestazione erogata al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche del nosocomio a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa.

 




Nelle tabelle vengono riportati i guadagni, che, alle volte, raggiungono cifre molto elevate, anche superiori agli stipendi ottenuti nel ruolo da dipendenti pubblici, da parte dei dirigenti medici dell’Azienda di assistenza sanitaria 5 (“Friuli Occidentale) e dell’Aas 3 (Alto Friuli, Collinare, Medio Friuli).


Intramoenia e liste d’attesa



A intervenire per primo nella discussione che si è creata all’indomani della pubblicazione dei dati è il presidente dell’Ordine dei medici di Udine, Maurizio Rocco, che mette in guardia «dal far confusione mescolando il tema delle liste d’attesa con quello dell’intramoenia».


«Si tratta di due argomenti da trattare in maniera indipendente, visto che le lista d’attesa hanno motivazioni di ben altra natura. È da escludere che l’intramoenia le abbia create.


La colpa dell’inaccettabile allungamento delle code e file in ospedale per ottenere le prestazioni, soprattutto per quanto attiene alcune specialità, non è da attribuire di certo alla libera professione dei medici – mette in chiaro il presidente Rocco –, bensì ai reali limiti di spesa imposti, dato che si prevede una riduzione del rapporto spesa sanitaria/Pil al 6,4 per cento, soglia d’allarme per l’abbassamento delle qualità delle prestazioni, alle carenze strutturali, alla ridotta offerta sanitaria pubblica, alla carenza di personale medico e ai limiti di funzionamento dell’apparato sanitario.


Pensiamo per esempio all’orario d’uso ridotto delle attrezzature. Alla luce di queste motivazioni affermare che i medici creano le liste d’attesa per agevolare la loro libera professione è del tutto falso!».


«Anzi – precisa Rocco – la libera professione, in questo quadro, rappresenta molto spesso l’unica via di salvezza e l’unica garanzia di tutela del diritto del paziente a scegliersi il medico e in molti casi l’intramoenia contribuisce a ridurre le liste d’attesa».


Quanto poi alla questione delle tariffe della libera professione, la valutazione viene rinviata successivamente al consiglio direttivo che si terrà questa settimana. «In linea generale – conclude il presidente – si può asserire che, per alcune tipologie di esami, le tariffe sono equiparabili o, alle volte, addirittura di poco inferiori al ticket, a quelle in vigore secondo il regime di convenzione».


I compensi


In questa seconda parte dell’inchiesta, oltre a riportare altri dati dell’Aas 5, abbiamo fatto luce sui compensi nell’Azienda sanitaria 3 (Alto Friuli, Collinare, Medio Friuli). Qui la percentuale della libera professione si abbassa al di sotto del 50 per cento. Su 73 medici dirigenti, 33 hanno ricevuto guadagno dall’intramoenia nel 2016.



Al primo posto si piazza Fabrizio Bassini, direttore Soc di ortopedia e traumatologia di Tolmezzo che, a fronte di uno stipendio lordo di circa 130 mila euro, ha guadagnato dalla libera professione 149.797 euro.


A seguirlo Lucio Mos, responsabile della prevenzione cardiologica e cardiologia territoriale con 128.509 euro mentre in terza posizione si trova un altro direttore di ortopedia e traumatologia, questa volta di San Daniele, Andrea Covolato, con 110. 875 euro.

 

Le critiche

 

«Quei compensi fanno una certa impressione guardandoli. Noi restiamo dell’idea che chi svolge un ruolo pubblico deve attenersi a quel tipo di mansione all’interno dell’ospedale e non dedicarsi anche alla libera professione altrimenti si rischia di creare commistioni facilmente interpretabili e discutibili».


Alberto Peratoner, presidente regionale dell’Aaroi Emac, l’associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani - emergenza area critica, assume una posizione netta sulla libera professione “intramoenia” dei medici dirigenti. Lo fa dopo aver letto attentamente il primo articolo dell’inchiesta apparsa sul nostro giornale.


«Ho appreso degli stipendi guardando il quotidiano – dichiara – e quei numeri fanno specie, soprattutto per chi come noi del settore e dipartimento di rianimazione e anestesia non pratica la libera professione se non in equipe e quindi i compensi, quei pochi che ci sono, vengono spalmati tra tutti gli specialisti che intervengono nel privato».


«La nostra è una specializzazione – spiega – prettamente pubblica ospedaliera. Al pari nostro ci sono gli operatori del pronto soccorso e chi lavora nella medicina d’urgenza. Siamo quindi un’attività istituzionale che per scelta difficilmente entra nell’ambito delle prestazioni private».


L’apertura alla libera professione decisa per legge per abbattere le liste d’attesa, secondo Peratoner «ha creato differenze tra gli stessi medici». «Ora non voglio fare i conti in tasca ai miei colleghi – dice – ma vi siete chiesti perché all’ultimo sciopero dei medici a dicembre deciso per il blocco dei contratti l’80% dei medici che vi hanno aderito proviene dal dipartimento di rianimazione e anestesia? Sono quelli che hanno un contratto in larga parte pubblico e non praticano la libera professione».


«Come Aaroi Emac – precisa il presidente regionale dell’associazione – siamo per la separazione tra attività pubblica e privata, a patto che ci sia l’adeguamento contrattuale dovuto e l’aumento dei fondi al sistema pubblico, incentivando e premiando chi sceglie quest’ultimo settore.


Altrimenti di rischia di favorire la fuga dei professionisti nel privato». Ma la libera professione intramoenia ha realmente favorito l’abbattimento delle liste d’attesa? «Non ne sono convinto – conclude Peratoner – . Poteva essere un buon strumento ma così finora non è stato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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