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Copagri: «La Regione sia al fianco delle aziende»

MUZZANA DEL TURGNANO. «La Regione sta affondando le aziende agricole». A dirlo è Copagri Fvg che riunisce oltre 500 imprese del Medio e Basso Friuli. Ci si riferisce alla farraginosa gestione delle...

di Francesca Artico
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MUZZANA DEL TURGNANO. «La Regione sta affondando le aziende agricole». A dirlo è Copagri Fvg che riunisce oltre 500 imprese del Medio e Basso Friuli. Ci si riferisce alla farraginosa gestione delle misure a superficie di cui più volte hanno parlato varie organizzazioni di categoria e aziende agricole, esasperate dall’assenza dei pagamenti che sono parte determinante nel bilancio agricolo. «I ritardi e i conseguenti affastellamenti di obblighi per le aziende agricole, vedi almeno 40 ore all’anno di corso per ciascuna misura del Programma di sviluppo rurale l’azienda abbia richiesto, – spiega il presidente Valentino Targato – non sono solo frutto della mala politica, ma anche di una confusa gestione del personale istruttore lasciato a se stesso e senza coordinamento: infatti l’esito delle pratiche è più dovuto alla fortuna che al merito. Ma anche l’estrema burocratizzazione delle procedure, senza tener conto delle carenze informatiche di molte aziende agricole, e l’esasperata ricerca di appigli per cassare punti alle varie domande: spesso l’agricoltore è costretto a difendersi da atteggiamenti di alcuni istruttori che pensano che l’agricoltore voglia buggerare la Regione». «L’assessorato all’Agricoltura – continua – dovrebbe essere a fianco degli agricoltori e non contro di questi, e i suoi uomini dovrebbero rendersi conto che nulla è più come qualche anno fa, in cui c’era ancora un contatto diretto tra tecnico regionale e agricoltore, che si capivano e si rispettavano. Se non si ripristina questo modo di fare, ci sarà sempre più scollamento tra aziende ed Enti pubblici, e queste non avranno più il tempo per aspettare i prossimi flussi di contributi, perché per quella volta avranno già chiuso». Copagri Fvg sottolinea che «latte, cereali, zootecnia da carne sono al lumicino, e tutti guardano dall’altra parte, vedendo solo il piccolo faro della viticoltura. Ora che abbiamo fermato anche quella, che cosa resterà al povero Friuli? A Bruxelles e Roma i funzionari portano poco a casa, anche di fronte a evidenti errori interpretativi dei vari passacarte europei, non hanno la forza per imporre le vere necessità della nostra agricoltura. Di questo si deve occupare la politica, di strategie economiche, altrimenti ci sarà ben poco da governare».



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