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Lucrava sulla droga, carabiniere a processo

Il brigadiere Silvestro Giamblanco, in servizio a Tolmezzo, si difenderà dalle accuse di spaccio, peculato e concussione a dibattimento

Sono trascorsi sette anni dalla bufera giudiziaria che, a Tolmezzo, portò all’arresto di tre carabinieri tra i più attivi sul fronte delle operazioni antidroga, ma la portata delle accuse non ha perso di valenza e tornerà, anzi, a imporsi all’attenzione pubblica nel processo al via dal prossimo 6 novembre, davanti al tribunale collegiale di Udine.

Rimasto solo dopo la pena a 4 anni di reclusione e 18 mila euro di multa patteggiata dall’allora comandante del Norm del capoluogo carnico, Demetrio Condello, toccherà ora a Silvestro Giamblanco, 50 anni, residente a Buja - all’epoca brigadiere e, ora, sospeso dalle funzioni, in attesa della definizione del procedimento penale - difendersi dalle ipotesi di reato che gli sono state contestate in concorso con l’ex collega. E cioè il peculato, la concussione e la detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, per un totale di una decina di episodi, tra l’ottobre 2008 e l’agosto 2011.

L’operazione che aveva tolto il velo all’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile e dal commissariato di polizia di Tolmezzo e coordinata dall’allora procuratore Giancarlo Buonocore e dal sostituto Luca Olivotto, era scattata il 2 agosto, appunto, con le manette ai polsi del luogotenente Condello. L’arresto di Giamblanco, suo stretto collaboratore, era arrivato di lì a poco, seguito in novembre dalla misura dell’obbligo di dimora a un terzo carabiniere per una nuova serie di ipotesi accusatorie (calunnia e falso) cancellate lo scorso dicembre dalla Cassazione.

A mettere in moto le indagini era stata la testimonianza di un ex confidente dei carabinieri, corroborate da riscontri investigativi e da altri elementi testimoniali che avevano consigliato a Condello di collaborare con gli inquirenti e scegliere la strada del rito alternativo. Diversa la strategia difensiva adottata da Giamblanco, che è assistito dall’avvocato Maurizio Conti e che insieme a lui ha scelto di andare a dibattimento, per dimostrare «l’assoluta mancanza di qualsiasi oggettività rispetto a tutte le contestazioni». Il decreto di rinvio a giudizio è stato emesso, ieri, dal gup del tribunale di Udine, Matteo Carlisi.

L’inchiesta ipotizza anche a carico di Giamblanco l’appropriazione di varie tipologie di sostanza stupefacente (cocaina, hascisc, marijuana), sequestrata in diverse attività antidroga, in prevalenza nell’ambito del Sunsplash Rototom, al parco del Rivellino di Osoppo, e consegnata proprio al loro informatore, affinchè la vendesse per conto suo - così come di Condello -, ricavandone un secondo stipendio. In cambio, l’informatore avrebbe avuto la possibilità di continuare a lavorare per loro, ma al prezzo – in tesi accusatoria – di sollecitazioni continue e di duri rimproveri per i ritardi.

Per il recapito della droga e il ritiro del denaro, sarebbero stati usati anche veicoli in dotazione al Norm di Tolmezzo. La sera dell’arresto, Condello era stato pizzicato con 4.800 euro che il confidente gli aveva consegnato. «Se fai uno scherzo – gli aveva detto –, noi ti ammazziamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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