La nuova Giunta regionale e i rebus della destra: deleghe e quote rosa

Definire il pacchetto completo delle deleghe (con le relative Direzioni generali). Trovare le tre donne (minimo) da inserire in giunta e, in secondo luogo, accontentare le esigenze del territorio. Massimiliano Fedriga e i partiti a suo sostegno cercano la quadratura del cerchio per completare l’assetto di governo regionale

UDINE. Definire il pacchetto completo delle deleghe (con le relative Direzioni generali). Trovare le tre donne (minimo) da inserire in giunta e, in secondo luogo, accontentare le esigenze del territorio. Massimiliano Fedriga e i partiti a suo sostegno cercano la quadratura del cerchio per completare l’assetto di governo regionale che nelle intenzioni del neo presidente dovrebbe essere presentato qualche giorno prima della seduta inaugurale del nuovo Consiglio, in programma teoricamente martedì 22 maggio.

Ieri pomeriggio, attorno al tavolo presieduto da Fedriga, si sono ritrovati Riccardo Riccardi – vicepresidente in pectore e rappresentante di Forza Italia –, Barbara Zilli per la Lega, Sergio Bini, Marco Pottino ed Emanuele Zanon per ProgettoFvg, Luca Ciriani e Fabio Scoccimarro per Fratelli d’Italia oltre a Giulia Manzan e Giorgio Ret in quota Autonomia responsabile. Una riunione – definita da molti come interlocutoria – servita essenzialmente per raccogliere le idee, o meglio i desiderata, dei partiti sulla composizione delle deleghe. C’è chi, ad esempio, vorrebbe affiancare le attività produttive al turismo e chi, invece, punta a mantenere il collegamento “classico” di quest’ultima materia con la cultura.


Fedriga ha preso nota e, probabilmente, entro la prossima settimana, deciderà come impostare tecnicamente il proprio esecutivo. Sarà a quel punto che si entrerà nel vivo delle discussioni – per quanto già intavolate da tempo – sulla composizione della giunta. Il nocciolo principale, come accennato, riguarda le tre donne obbligatorie per legge. Una, salvo sorprese, sarà la leghista Zilli mentre la seconda dovrebbe arrivare dal “cilindro” di Forza Italia pescando probabilmente dal Pordenonese – ma non sarà Mara Piccin – la prescelta. Ne resta da trovare una terza che potrebbe andare in quota Lega e, forse, arrivare sempre dalla Destra Tagliamento.

A proposito di Pordenone, poi, spera in una possibile chiamata in giunta anche il segretario provinciale del Carroccio (partito cui dovrebbero spettare cinque assessori) Stefano Zannier così come, ma qui passiamo in casa di Fratelli d’Italia, Alessandro Ciriani preme per una “chiamata” di Alessandro Basso per quanto quest’ultimo, alla fine, potrebbe accontentarsi di una presidenza di Commissione.

Anche perché, e non è un particolare banale, lo slot dei meloniani dovrebbe essere occupato da Fabio Scoccimarro (probabilmente con la deleghe allo Sport e forse alla Cultura), triestino al pari del leghista Pierpaolo Roberti, fedelissimo di Fedriga fin dai tempi dalla scuola, mentre per l’Isontino si fa il nome dell’ex sindaco del Carroccio di Fogliano Antonio Calligaris..

Un assessorato, quindi, andrà a ProgettoFvg e, in questo caso, in pole position c’è il leader della civica Sergio Bini che non avrebbe problemi a dimettersi – facendo in questo modo entrare in Consiglio l’ex presidente dell’Associazione Udinese club Edy Morandini – e punta, decisamente, a ottenere le Attività Produttive. Salvo capovolgimenti, quindi, l’ultimo posto in esecutivo dovrebbe essere assegnato in quota Autonomia responsabile, ma nel movimento di Renzo Tondo sono in tanti, numericamente troppi, a sperarci.

Il primo da “premiare” sarebbe Giuseppe Sibau, ma pare avere le porte sbarrate vista la volontà di non dimettersi da consigliere. Logica e politica vorrebbero, quindi, che il posto andasse a uno tra Paride Cargnelutti e Alessandro Colautti – che tra l’altro stanno facendo pesare l’apporto da “raccoglitori d’acqua” garantito al movimento che ha eletto un solo consigliere –, ma sottotraccia lavora anche Valter Santarossa e più di qualcuno sostiene che, alla fine, Tondo, specialmente se la conditio sine quanon per ottenere un assessore dovesse essere quella di riempire un posto in quota femminile, potrebbe “lanciare” la segretaria Manzan.

Tutte variabili, queste, da tenere in considerazione assieme ad un’altra. Perché se davvero il Paese venisse chiamato nuovamente alle urne in estate, all’elenco dei papabili si potrebbero aggiungere altri volti visto che il 4 marzo ha cambiato i rapporti di forza (e le strategie) a destra e più di qualcuno sarebbe destinato a perdere il seggio appena conquistato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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