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Camere di commercio, Mareschi Danieli contro Agrusti: "Sta mentendo"

Duro botta e risposta tra i presidenti di Confindustria Udine e Unindustria Pordenone: in ballo non c’è solo l’ente unico

UDINE. Si legge riforma delle Camere di commercio. Significa scontro di potere, per affrancarsi nei palazzi che contano, per non perdere terreno dove in anni si è guadagnato.

Indossano le armature Anna Mareschi Danieli – giovane e promettente leader di Confindustria Udine – e Michelangelo Agrusti – navigato e smaliziato presidente di Unindustria Pordenone.

Attacca Agrusti, che non può permettersi di cedere terreno, di lasciare che Pordenone (ancora una volta) sia sottomessa a Udine.

Tanto che, in un’intervista pubblicata mercoledì 20 giugno, ha bacchettato gli industriali udinesi, per non aver cercato un’intesa con Pordenone, per aver giocato una partita fatta di scambi di potere. Risponde Mareschi Danieli consapevole che anche sull’esito di quel match sarà misurata.

Lei che, sotto osservazione più d’altri, deve mostrare di sapersi emancipare, anche da uno dei suoi sostenitori nella conquista dello scranno più alto di palazzo Torriani.

Eccola allora la reazione. Agrusti mente, «manipola la realtà» e «la pazienza ha un limite». Le parole scorrono in una nota di Confindustria Udine. Basta per capire cosa c’è in ballo.



Gli industriali udinesi replicano a quattro «cose non vere». Primo, Confindustria Udine ha cercato l’apparentamento con Unindustria Pordenone e può dimostrare che «Agrusti è stato contattato e ha risposto “picche”».

Secondo, Pordenone avrà più dei quattro seggi (su 33) che Agrusti porta a segno di sottomissione. Ne avrà più del doppio, ma oggi non è dato sapere quanti, lo deciderà la Regione.

Terzo, «non è vero che ci sia stato uno “scambio di potere tra il vertice della Camera di commercio di Udine e la governance di Confindustria Udine”, come riferito da Agrusti. C’è stato soltanto – è scritto nella nota – un rigoroso rispetto delle regole vigenti.

Se poi, tra le righe, si vuole fare intendere che ci sia chissà quale accordo legato a chissà quali poltrone, si dica chiaramente di che si tratta. Siamo pronti a smontare pezzo per pezzo ogni illazione».

Quarto, Unindustria Pordenone non ha chiesto ai cugini di Udine di sostenere l’approdo a un’unica Camera di commercio. «Ipotesi che, al momento – prosegue la nota –, non è nemmeno sul tavolo, stando alle norme vigenti».

Già, le regole in vigore. Perché in Friuli Venezia Giulia è fallito il passo verso un unico ente camerale. La partita è stata giocata dal Pd, la manina è stata quella di Ettore Rosato che nell’agosto scorso, potente capogruppo dem, con un blitz riuscì a far infilare la retromarcia al Governo che la mattina disse sì a un ente unico in Fvg e il pomeriggio tornò a due, Trieste e Gorizia da una parte, Udine e Pordenone dall’altra.

Vinsero i campanili, in una regione di un milione e 200 mila abitanti, che ancora non regge nemmeno l’idea che Udine e Trieste possano fare qualcosa assieme. Figurarsi Udine e Pordenone. Oggi siamo al bis. Da un lato le rivendicazioni – di territorio e di potere – di Agrusti e di un’area che si vede “spogliata” di baluardi, dal Tribunale alla Provincia.

Dall’altro le mire udinesi, comprese quelle del pluri-nominato Giovanni Da Pozzo. Il governatore Massimiliano Fedriga ha promesso ad Agrusti una soluzione, cioè chiedere la competenza allo Stato per gestire direttamente gli enti camerali.

La otterrà? Difficile. E anche fosse, chissà quando. Ma l’aggregazione degli enti dev’essere cosa fatta entro l’anno. Il traguardo coincide con un altro.

Quello della Confindustria unica regionale. A gennaio Mareschi Danieli candidò Agrusti alla guida del nuovo sodalizio. Oggi? Gli allievi a volte superano i maestri.

@annabuttazzoni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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