Il “West Nile” è stato portato dagli uccelli migratori in Italia

Ogni anno nel mese di febbraio i veterinari posizionano delle trappole destinate  agli insetti con l’obiettivo  di studiarli attentamente  

Il West Nile Virus è arrivato in Italia attorno alla fine degli anni Novanta, portato dagli uccelli migratori che sono gli “ospiti” abituali del virus, che può contagiare però anche altri animali, come ad esempio gli equini.

Agli esseri umani, invece, esso arriva attraverso le zanzare, e non è poi possibile la trasmissione da umano ad umano. Allo stesso modo, nemmeno un uccello infetto dal virus può contagiare un uomo. Ormai da tempo esiste una strategia precisa e capillare per monitorare la presenza del virus nei diversi territori.


«Più o meno dal mese di febbraio i veterinari posizionano delle trappole per le zanzare – spiega la dottoressa Vivianna Totis -, per poi studiarle e verificare se sono portatrici o meno del West Nile Virus -. Allo stesso modo verifiche puntuali vengono effettuate sugli equini e sugli uccelli che vengono rinvenuti privi di vita». A quel punto, se da una delle trappole per le zanzare o dalle analisi sui cavalli o sugli uccelli morti emerge la presenza del virus, scattano tutti i test del caso sulle sacche di sangue raccolte dai centri trasfusionali del territorio di riferimento, tenendo presente che il virus permane nel sangue solo per pochi giorni al massimo. «Questo per ribadire che gli eventuali casi di West Nile Virus segnalati non trovano il sistema sanitario impreparato – conclude Vivianna Totis -, e che puntualmente vengono effettuate verifiche per tenere la situazione sotto controllo. Ad esempio quando si registra un caso di meningite si procede anche al test sul virus del Nilo».



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