Aperture festive, maggioranza divisa: Progetto Fvg si smarca da Lega e Fi

Saro e Di Bert: abbassare le serrande è un danno economico e sociale. Bordin: servono regole per tutelare le famiglie

Udine. Lo stop alle aperture domenicali dei negozi spacca la maggioranza Fedriga. Uno strappo netto, determinato dal “no” alla chiusura del nuovo partito Progetto Fvg per una Regione Speciale. Abbassare le serrande nei festivi per il coordinatore Ferruccio Saro e il capogruppo in Consiglio regionale Mauro Di Bert non è affatto una buona idea. Quell’idea che invece vede come sostenitori in Regione gli alleati Lega Nord e Forza Italia, i primi a presentare, a metà luglio, una mozione per impegnare la giunta a farsi promotrice con il Governo, di una modifica della liberalizzazione degli orari voluta dal governo Monti.

In mezzo c’è l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bini leader di Progetto Fvg, che prima si era detto contrario all’obbligo delle serrande abbassate per poi dichiararsi «d’accordo con una regolamentazione». E ora il suo partito tuona contro le chiusure. «Finirà di cambiare idea l’assessore...» si lascia sfuggire il capogruppo del Carroccio in regione Mauro Bordin che conferma la sua posizione: «Le aperture indiscriminate sono lesive dei diritti delle famiglie e dei lavoratori e danneggiano le piccole attività commerciali».


La prospettiva da cui guardano Saro e Di Bert è diversa. Considerando i centri commerciali «come luoghi di aggregazione e di incontro ,“vissuti” come piazze, ai quali va riconosciuto un ruolo sociale sostituendosi ai centri storici». Di conseguenza «chiudere le loro serrande non ridarà in automatico questo ruolo alle piazze, soprattutto per le scelte fatte negli anni nella gestione dei centri storici e non risolverà il problema del piccolo commercio a favore del quale andrebbe definito un pacchetto di interventi per incentivare le piccole attività e i negozi di vicinato, la cui scomparsa ha creato un disservizio sociale, soprattutto per le persone anziane».

Da qui, per Saro e Di Bert, la necessità di «aprire sulla questione delle aperture domenicali un’ampia riflessione che parta dal ruolo sociale per arrivare a una valutazione di opportunità. Soprattutto per una regione di confine come il Fvg dove la decisione di imporre la chiusura domenicale delle attività commerciali sarebbe solo un beneficio per i grandi centri della Slovenia. Anche per questo motivo la Regione potrebbe chiedere al Governo il riconoscimento di una certa autonomia per i territori di confine».

Il rischio, con le chiusure, sarebbe quello di determinare «un grave danno economico a carico di chi ha effettuato degli investimenti tenendo conto delle aperture domenicali: i dati regionali sulle vendite attestano che nella giornata di domenica si registrano punte del 20% solo un paio di punti percentuali di differenza dalla giornata del sabato che registra il picco massimo. L’applicazione della norma nazionale, se non verrà cambiata, provocherà una flessione nei consumi e diventerà un regalo per lo shopping online. Senza contare le ripercussioni sull’occupazione».

C’è la questione economica, quindi. E quella “sociale”: «Per molte persone è un’abitudine frequentare i centri commerciali nei week end. Fruitori che si troveranno senza alternative credibili, sia per il loro tempo libero che per le loro esigenze commerciali. Tenere aperto non è un obbligo, ma diventerebbe un paradosso entrare in un centro commerciale per fruire del cinema e dei ristoranti e trovare la piattaforma commerciale chiusa. Senza considerare poi il divario fra una città come Trieste, turistica, con i grandi centri aperti sempre e gli altri capoluoghi, Udine, Gorizia e Pordenone, dove le attività dovrebbe restare chiuse». Saro e Di Bert, dunque, plaudono all’azione dell’assessore Bini, tesa a proporre sulla questione una riflessione ampia, che analizzi i diversi aspetti e tenga conto delle ripercussioni.

Bordin non arretra di un passo. «Le aperture domenicali indiscriminate – riferisce – non sono la soluzione da percorrere. Siamo consapevoli che vada cercato un equilibrio tra aperture e chiusure attraverso un confronto con tutti i soggetti interessati e con un’analisi di tutti gli interessi in gioco. Mi piacerebbe che venisse riconosciuto alla Regione un margine di autonomia di scelta all’interno di questo contesto considerato che siamo una regione di confine». «Certamente la posizione di Progetto Fvg per una Regione speciale è differente dalla nostra – dice –. Non c’è stato ancora un confronto all’interno della maggioranza, è un argomento che lascia spazio a molti approfondimenti e valutazioni e poi dipenderà tutto da che cosa sarà deciso a livello nazionale». L’immagine del centro commerciale come una “piazza” Bordin proprio non la condivide: «Mi rendo conto che le famiglie sono abituate ad andarci ma bisogna riacquistare la vecchia abitudine di visitare i centri storici e artisti del Fvg, i luoghi all’aria aperta, insomma i veri luoghi di socializzazione». 

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