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Sanità, in Fvg domina il pubblico. Riccardi: il privato può essere d’aiuto

In regione percentuali di accreditamento tra le più basse d’Italia. L’assessore: «Non è un tabù pensare di ampliare l’offerta»

2 minuti di lettura
(ansa)

UDINE. Gli attacchi della Cgil, così come quelli di Pd e Mdp non fanno innestare la retromarcia a Riccardo Riccardi. No, l’assessore alla Salute continua a ritenere che, al momento della definizione della programmazione sanitaria, non possa essere «un tabù» valutare l’ampliamento dell’accreditamento dei privati in sanità «per migliorare il servizio offerto ai cittadini».

Un’analisi dei costi-benefici che Riccardi intende portare avanti sia da un punto di vista tecnico sia politico. Specialmente dopo aver letto i dati relativi all’andamento delle spese per le prestazioni da privato nelle Regioni. Una particolarissima classifica in cui il Fvg si trova nelle ultime posizioni d’Italia e si gioca la palma di territorio con maggior ricorso al pubblico in sanità assieme alla Valle d’Aosta e alla Provincia di Bolzano.

Basandoci sui dati contenuti all’interno del Conto economico degli enti locali e prendendo come riferimento i numeri dal 2006 al 2016 (ultimo anno disponibile) scopriamo che la tendenza in regione è stata, spesso, quella di un aumento delle uscite in valori assoluti, ma sempre con una percentuale molto bassa se paragonata al totale della spesa sanitaria corrente del Fvg.

Nel 2006, ad esempio, la Regione ha coperto un ammontare pari a 192,7 milioni di euro equivalente al 9,7% del budget complessivo del sistema-salute. Attenzione, perché questa percentuale assorbe l’intero paniere delle prestazioni erogate dai privati – quindi, pescando a campione, pure i costi sostenuti per le case di riposo, gli impianti termali o la disabilità – e non soltanto quella per i ricoveri e la specialistica ambulatoriale che si aggira costantemente tra il 3,8% e il 4%.

Dieci anni dopo, quindi, l’esborso per le casse della Regione è salito a 245,5 milioni, cioè al 10,4% del totale. In mezzo ci sono stati anni di continui aumenti – dal 2007 con 213,2 milioni fino al 2012 e un ammontare pari a 274,2 milioni – seguiti da un triennio (2013-2015) di diminuzioni, per quanto nel 2014 la percentuale sulla spesa generale sia salita fino all’11.1%.

Valutando i dati dell’ultimo anno, e tenendo in considerazione come il trend si ripeta più o meno nelle stesse dimensioni anche nelle annate precedenti, si scopre che, appunto, in Fvg, per quanto riguarda la sanità, domina il settore pubblico. Il 10,4% di privato, infatti, equivale esattamente alla percentuale registrata nella Provincia di Bolzano dove nel 2016 si sono spesi 126,4 milioni di euro, di fatto la stessa proporzione del Fvg se teniamo in considerazione la differenza di popolazione (528 mila in Alto Adige, 1,2 milioni da noi).

Le due entità Autonome, inoltre, sono state battute, due anni fa, soltanto da un’altra Speciale e cioè quella Valle d’Aosta che non è andata oltre l’8,4% e una spesa di 21,5 milioni da diluire, tuttavia, su appena 125 mila abitanti. Capovolgendo la classifica, quindi, al primo posto c’è la Lombardia dove la fetta di privato accreditato equivale al 29,9% (pari a 5,64 miliardi) seguita dal Lazio con il 27,8% (2,99 miliardi). Non banale, infine, pure la percentuale del Veneto con il 18,4% e un costo complessivo di 1,66 miliardi.

Sceglie difesa e contrattacco, Riccardi, per commentare le cifre e soprattutto gli atti d’accusa di Cgil e Pd. Difesa quando sostiene come sia «ridicolo sostenere che noi non riteniamo la sanità pubblica un elemento intoccabile per i cittadini» come dimostra «il concorso in atto per l’assunzione di 460 infermieri e quello futuro che organizzeremo a favore di altre decine di professionisti, tutti per il pubblico», attacco quando parla del privato.

«Nel momento in cui osservo alcuni dati – spiega Riccardi –, come quelli della percentuale di privato accreditato e controllato in Lombardia e Veneto considerate, dagli stessi cittadini, come regioni con i sistemi sanitari tra i migliori d’Italia, non posso evitare di pormi alcune domande.

Credo sia lecito chiedersi cosa pensano anche gli abitanti del Fvg, valutare il costo industriale complessivo del sistema sanitario e trovare un equilibrio generale che tenga sempre al centro la salute delle persone». Il tutto senza dimenticare la sfida «dell’innovazione tecnologica facendo correre i dati e non i pazienti» e soprattutto un approccio «laico alla materia» perché «nulla può essere considerato un tabù nella misura in cui è in grado di essere utile a migliorare i servizi per il cittadino e rappresentare una risposta, certamente parziale ma comunque importante, al complesso pacchetto di esigenze che dovremo soddisfare una volta definita la governance del sistema».

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