«Paga, abbiamo un ostaggio» Condannato per estorsione

Inflitti 4 anni e 6 mesi a un giostraio: riuscì a farsi consegnare 15 mila euro La vittima, titolare di un bar, aveva ceduto alle richieste di prestito di un ragazzino

CODROIPO

All’inizio erano poche decine di euro: a chiederglieli in prestito era un ragazzino che, a furia di frequentare il suo bar, aveva finito per diventargli amico. Poi, però, la situazione era improvvisamente mutata e quei favori erano diventati la premessa di un’estorsione per complessivi 15 mila euro, alimentata dalle minacce dello zio del minorenne, un giostraio del posto piombato sulla scena con le peggiori intenzioni, e dalla paura costante di ritorsioni nei confronti dell’esercente e della sua famiglia. Un incubo che solo una denuncia ai carabinieri era riuscita a interrompere e che ieri ha trovato un primo epilogo nella condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione di uno dei responsabili.


La pena è stata inflitta a Cley Argentini, 34 anni, nomade con residenza a Codroipo, per il quale il pm Claudia Danelon, titolare del fascicolo in cui gli si contestava anche la recidiva reiterata infraquinquennale, aveva chiesto 4 anni e 8 mesi. La sentenza è stata emessa dal gup Andrea Comez, che lo ha condannato anche a risarcire la vittima, un 37enne costituitosi parte civile con l’avvocato Mara Del Bianco, rinviando ad altra sede la quantificazione del danno, ma stabilendo in 10 mila euro la provvisionale. L’imputato è stato processato con rito abbreviato su richiesta del difensore, avvocato Massimo Cescutti, che aveva concluso per il minimo della pena, con concessione delle generiche (attenuante che il giudice ha considerato in equivalenza con la recidiva).

Affronteranno invece il dibattimento il 65enne Gianfranco Cari, di Codroipo, e il 45enne Devis Mayer, di Talmassons, che l’attività investigativa, condotta con l’ausilio di telecamere e intercettazioni, aveva dimostrato avere partecipato al piano finalizzato a convincere l’esercente a consegnare il denaro chiesto per ottenere la liberazione di Argentini da una presunta banda di albanesi. Era stata proprio questa una delle storie raccontate all’uomo, dopo che aveva cominciato a pretendere dal ragazzino la restituzione dei soldi prestati. Lo zio si era presentato nel locale, accusandolo di avere con le sue pretese spinto il nipote a rivolgersi a «persone pericolose» per il recupero delle somme dovute. Gente che poi non avrebbe esitato a «massacrare il ragazzino di botte» e a prendere lo stesso zio «in ostaggio».

«Con il lavoro che faceva, sapevano sempre dove trovarlo – ha osservato l’avvocato Del Bianco –. È un uomo dalla personalità fragile e questa situazione gli aveva provocato un profondo turbamento». Era stata la madre, al suo fianco nel locale, ad accorgersi delle difficoltà e incoraggiarlo a sporgere denuncia. Tutt’altro l’affresco proposto dall’avvocato Cescutti, che, lungi dal descrivere l’esercente come un «moderno San Francesco», ha parlato piuttosto di «una persona discutibile, non foss’altro per il fatto di avere avuto rapporti con certi personaggi», e che «se ha finito per cedere l’attività del locale, non è soltanto per queste vicende, ma anche per le perdite al gioco». —

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