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Moria di api per il veleno nei campi di mais, patteggiano 21 agricoltori

Assistiti dai loro avvocati di fiducia, gli agricoltori hanno concordato una pena a 7 mesi e 16 giorni di reclusione e 3.800 euro di multa a testa, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Udine ha concesso a tutti gli imputati il beneficio della sospensione condizionale della pena, ordinando il dissequestro dei terreni, la confisca e la distruzione delle sementi e dei vegetali contaminati

UDINE. Si è chiusa con una raffica di patteggiamenti l’inchiesta della Procura della Repubblica di Udine che ipotizzata il reato di inquinamento ambientale nei confronti di 21 agricoltori friulani in seguito alla moria di api riscontrata fra marzo e giugno 2016 legata all’utilizzo di prodotti fitosanitari contenenti principi attivi ritenuti dannosi per gli insetti.

Da anni il fenomeno si ripeteva fra l’inizio di marzo e la fine di maggio nelle aree limitrofe alle coltivazioni di mais per le quali venivano impiegate insetticidi. Le denunce di un gruppo di apicoltori sullo spopolamento degli alveari si ripetevano da tempo senza esito.

Fino a quando un’indagine della Procura di Udine ha documentato una connessione fra lo spopolamento delle arnie e l’impiego di sostanze antiparassitarie denominate neonicotinoidi e ha portato 21 agricoltori davanti al gip Emanuele Lazzaro. Tutti i coltivatori hanno patteggiato.

Dal giudice

A finire sotto inchiesta, e a scegliere la via del patteggiamento, sono stati coltivatori e conduttori di piccoli appezzamenti. Si tratta di Bruno Mattelloni 72 anni di Pavia di Udine, Giorgio Eletto, 52 anni di Mereto di Tomba, Ettore Silvestri, 62 anni di Reana del Rojale, Alessio Repezza 38 anni di Lestizza, Angelina Peretto 80 anni di Campoformido, Renato Geatti, 53 anni di Campoformido, Milena De Narda 52 anni di Fagagna, Ivano Rosso 66 anni di Fagagna, Faustino Ribis 71 anni di Reana del Rojale, Sandro Ribis 42 anni di Tricesimo, Emilio Lizzi 68 anni di Fagagna, Silvio Lizzi 58 anni di San Vito di Fagagna, Elis Girardi 54 anni e Lorenzo Piva 48 anni entrambi di Terzo di Aquileia, Dino Castenetti 51 anni di Mereto di Tomba, Claudio Panigutti 29 anni di San Vito al Tagliamento, Angelo Tosone, 61 anni e Moris Tosone 52 anni entrambi residenti a Lestizza, Mauro Mondini 57 anni di e Graziano Mondini di 55 anni di Castions di Strada, e Franco Fanton di 70 anni di Pocenia.


I patteggiamenti

La pena concordata è di 7 mesi e 16 giorni di reclusione, più 3.800 euro di multa per ciascuno degli imputati. Il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena e ha disposto il dissequestro dei terreni, la confisca e la distruzione delle sementi e dei vegetali contaminati.

Gli agricoltori hanno inoltre corrisposto al Consorzio degli apicoltori 31.500 euro che verranno impiegati per il sostegno dell’apicoltura e il ripopolamento degli alveari gravemente compromessi negli anni a causa dell’impiego delle sostanze.

La genesi

Una ventina gli appezzamenti finiti al centro dell’inchiesta avviata nel 2016 dal pm Viviana Del Tedesco che ha visto il Corpo Forestale regionale all’opera con verifiche fra Pavia di Udine, Reana del Rojale, Fagagna, Tricesimo, Travesio, Treppo Grande, Terzo d’Aquileia, Basiliano e Campoformido.

Le analisi condotte con la consulenza dell’istituto zooprofilattico di Padova hanno tradotto i sospetti in realtà e sono scattati sequestri. È stata documentata la presenza di neonicotinoidi e del Mesurol (un prodotto della Bayer con il principio attivo mathiocarb) nelle sementi conciate.

In altre parole, è stata la semina di mais conciato con principi attivi neonicotinoidi in violazione a specifiche norme a compromettere l’ecosistema. Il regolamento europeo 485/2013 ha infatti messo al bando tali sostanze su parere tecnico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare).

Ed è anche nella semina del mais conciato industrialmente con il concentrato fluido denominato Mesurol, in modo non conforme alle prescrizioni che gli inquirenti hanno individuato la causa della compromissione degli apiari.

La difesa

«La collaborazione dei nostri assistiti è stata totale e immediata, avendo preso atto dell’utilizzo non corretto di prodotti che avevano lecitamente acquistato – ha spiegato l’avvocato Stefano Comand a nome di tutti i difensori –. Quanto accaduto è stata la conseguenza di una carenza di informazioni.

La disponibilità dimostrata dagli agricoltori si è tradotta anche in una collaborazione con il Consorzio apicoltori cui sono stati consegnati 31.500 euro».

Il procuratore

Un successo per la Procura di Udine «determinata – ha osservato il procuratore capo Antonio De Nicolo – a tutelare l’ambiente, un bene di tutti. È nostro interesse che si contemperino le esigenze di tutti coloro che lavorano nel mondo agricolo senza antagonismo fra agricoltori e apicoltori» ha aggiunto.

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