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In Fvg su 100 medici 89 dicono no al vaccino

Solo l’11% degli operatori sanitari risulta immunizzato. Saranno avviati corsi di formazione in ospedali e Aziende

Questo è un articolo del 2018: lo precisiamo perché, nel pieno dell'avvio della campagna vaccinale anti-Covid del dicembre 2020, sta circolando sui social, impropriamente collegato all'emergenza pandemica.


UDINE. Gli operatori sanitari che lo scorso inverno si sono vaccinati contro l’influenza in regione rappresentano una minoranza. La percentuale, infatti, è dell’11%. Troppo bassa per l’amministrazione regionale e per la direzione centrale della Salute. Che l’hanno bollata come «un fatto culturale».



Perché se è vero che non c’è alcun obbligo di vaccinarsi contro l’influenza, è altrettanto vero che «si raccomanda a tutti coloro che hanno un’attività professionale a contatto con il pubblico di fare questa vaccinazione ed è un invito che rivolgiamo soprattutto agli operatori sanitari» riferisce l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi.

«L’obbligatorietà, non solo di questo ma anche di altri vaccini – precisa – , non è una disposizione che rientra nelle competenze regionali, ma spetterà al ministero deciderlo. Ripeto, stiamo parlando di un vaccino antinfluenzale non obbligatorio su cui la Regione ha deciso di investire in termini di cultura e di prevenzione. Poi starà alla sensibilità del cittadino raccogliere questa raccomandazione che noi diamo sulla base di dati precisi».

«Insistiamo molto – ha aggiunto poi il vicedirettore centrale della direzione regionale Salute Fabio Samani – nello spiegare agli operatori sanitari l’importanza di vaccinarsi per proteggerli dall’influenza ed evitare così che fungano da fonte di contagio per i pazienti.

Devono comprendere che vaccinarsi significa prima di tutto tutelare gli utenti del servizio sanitario. C’è ancora tanto da lavorare su questo aspetto culturale attraverso campagne di sensibilizzazione e di informazione che continueremo a portare avanti in tutte le aziende».

Un forte appello, dunque, quello che è stato rivolto ieri, in primis agli operatori sanitari. «Dobbiamo migliorare – conclude poi l’assessore Riccardi – l’adesione alla vaccinazione influenzale di medici e infermieri e in questo senso sono già stati messi in atto degli interventi di promozione che potenzieremo».

La bassa percentuale di vaccinazioni nel personale delle aziende sanitarie in Friuli Venezia Giulia è emersa, infatti, con forza nel recente focolaio di morbillo verificatosi a Trieste. Dei sette casi accertati (al momento non si registrano altri), tra i quali c’è stato anche un decesso, quattro riguardavano degli operatori sanitari.

Occorre, dunque, puntare sulla formazione. Ma forse non basta. Servirebbe una azione più “forte”. Il modello da seguire potrebbe essere quello dell’Emilia-Romagna da dove è partita la proposta - che ha trovato consensi anche nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte - di spostare nei reparti ritenuti non ad alto rischio (e mantenendo funzioni equivalenti e lo stesso stipendio) tutti gli operatori che decidono di non vaccinarsi.

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