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Rischio alluvioni e frane nell’84,7% dei Comuni della regione e per una famiglia su 5

La fotografia dell’Ispra nel rapporto 2018 sul dissesto idrogeologico. Necessari interventi strutturali per la difesa del suolo e di mitigazione

Elena Del Giudice
3 minuti di lettura

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UDINE. Una regione fragile il Friuli Venezia Giulia, come del resto l’intero Paese. Fragile sotto l’aspetto idrogeologico, con una vasta area soggetta a rischio idraulico, da elevato a modesto, e zone soggette a rischio frane, anche qui da molto elevato a moderato. Complessivamente l’84,7% dei 216 Comuni Fvg, ovvero 183, presenta aree a pericolosità da frana o idraulica. E forse è una delle incidenze maggiori d’Italia.

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È la fotografia del rapporto 2018 sul Dissesto idrogeologico in Italia dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, realizzato in collaborazione con le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, tra cui quella del Friuli Venezia Giulia.

Il rischio più marcato, quello che interessa il numero maggiore di Comuni e chilometri quadrati di territorio della nostra regione, è quello idraulico, legato a fiumi e torrenti. In termini di territorio, con oltre 1.100 chilometri quadrati identificati a pericolosità idraulica, è la provincia di Udine quella più esposta. Segue Pordenone, con circa 120 kmq, quindi Gorizia e Trieste.

Per quel che riguarda le frane, anche qui è l’udinese l’area più interessata, segue Pordenone, quindi Gorizia e infine Trieste.

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Su 216 Comuni, 49 presentano un rischio da frana con pericolosità elevata e molto elevata, pari al 22,7%. Ben 80 sono caratterizzati da pericolosità idraulica media, corrispondenti al 37%. Sono 54 i Comuni che presentano entrambi i rischi, sia da frana che idraulica, il 25% del totale. In tutto, come detto, sono 183, pari all’84,7%.

Il numero dei Comuni è elevato ma la popolazione interessata varia dall’1% circa per il rischio frane al 10% circa per il rischio idraulico. La ragione è intuibile: i movimenti franosi interessano l’area montana che non è densamente popolata. Discorso diverso per il rischio idraulico che solitamente interessa maggiormente le zone di pianura, più densamente popolare.


In dettaglio la popolazione del Friuli Venezia Giulia che risiede in aree a rischio frane è circa l’1% di 1,2 milioni di abitanti, circa 12 mila persone. L’Ispra indica in 2.127 famiglie quelle residenti in aree a rischio molto elevato, e calcola 3.744 nuclei come numero totale di famiglie che convivono con vari gradi di pericolosità.

Stimato anche il numero di edifici interessati. Su circa 353 mila edifici presenti, 10 mila 231 sono situati in aree a pericolosità da frana, pari all’1,3%.

Non manca la fotografia prettamente economica: su 95.940 imprese censite in regione, circa 900 unità locali sono situate in aree a rischio frana.
 

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Venendo al rischio idraulico, il 2% della popolazione, 23 mila 363 persone, vive in zone a rischio elevato; 89 mila 254, pari al 7,3%, in zone a rischio medio; 116 mila 367 in aree a rischio basso.

Su 547 mila 760 nuclei familiari in Fvg, 10 mila 638, l’1,9%, vivono in aree ad elevato rischio idraulico: 38 mila 174, pari al 7%, in zone a rischio medio; 50 mila 331, 9,2%, in zone a rischio basso.

Per quel che riguarda gli edifici, su 353 mila edifici, 7 mila 24, pari al 2%, sono insediati in zone a rischio elevato; 27 mila 779, 7,9% in aree a rischio medio; 35 mila 189, 10%, in aree a rischio basso. Concludendo con le imprese, 2 mila 278, 2,4%, sono insediate in zone a rischio idraulico elevato; 7 mila 541, 7,9%, a rischio medio; 10 mila 408, 10,8%, in zone a rischio basso.

Scopo del Rapporto dell’Ispra è «informare i cittadini sui rischi che interessano il proprio territorio, non solo è un nostro dovere ma ha un importante risvolto sociale ed economico contribuendo alla riduzione dei danni e dei costi, e favorendo una maggiore consapevolezza e decisioni informate su dove acquistare la propria casa o ubicare nuove attività economiche.

I dati forniti dal Rapporto sono un importante contributo alla conoscenza del territorio e dei fenomeni di dissesto idrogeologico, in termini di distribuzione e di pericolosità, rappresentando il punto di partenza per pianificare e programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio nel Paese. Rappresentano un utile strumento per la programmazione degli interventi strutturali di difesa del suolo e per la pianificazione di protezione civile».

 

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