In Fvg gli stipendi più bassi del Nord: “salvi” i dirigenti, giù impiegati e operai

I dati di Job pricing a novembre: la retribuzione annua lorda è di 28 mila 500 euro. Al top la Lombardia con 31 mila 700



L’Italia resta divisa in tre: nord, centro, e sud. Una separazione che viene rilevata continuamente, e che si rintraccia anche nel trend di salari e stipendi. Un’altra conferma è la posizione da fanalino di coda del Friuli Venezia Giulia che, sempre per salari e stipendi, si piazza all’ultimo posto tra le regioni del Nord.

I dati nazionali

La fotografia è di Job pricing, con il Jp salary outlook aggiornato a novembre 2018 e relativo all’andamento delle retribuzioni nei primi sei mesi dell’anno. La Ral media (retribuzione annua lorda) vede al primo posto la Lombardia con 31 mila 692 euro (e meglio ancora Milano con oltre 34 mila), a seguire il Trentino Alto Adige con 30.786, quindi l’Emilia Romagna con 30.455, il Piemonte segue con 30.046, la Liguria è sesta con 29.823, la Valle d’Aosta è settima con 29 mila 454 euro annui, il Veneto si piazza all’ottavo posto con 29.447, chiude la classifica delle regioni del Nord il Fvg con 28.567.




Un importo che è più o meno in linea con quello di Toscana e Marche, terza e quarta regione della macro area Centro, dove in vetta c’è il Lazio con 29.832 (e più su c’è Roma con 30.453), mentre sotto la Toscana si posizionano Marche e Umbria con, rispettivamente, 28.169 e 26.075 euro.

Nell’ultimo aggregato, Sud e Isole, l’Abruzzo è la regione con le Ral medie più elevate, pari a 26 mila 852 euro, segue la Campania con 26.576, chiude la classifica la Calabria con 24.622 euro.

La differenza regione per regione

Se si rapportano le retribuzioni medie del 2018 con quelle dell’anno prevedente, l’aggregato Nord chiude con saldo zero, ma nelle regioni alcune variazioni, anche se modeste, ci sono state. Ad esempio si registrano variazioni tendenziali positive per Valle d’Aosta (+0,5%), Piemonte e Fvg (+0,3%); in flessione invece in Lombardia e Veneto, -0,1%, Emilia Romagna, -0,2%; Trentino Alto Adige, -0,4%) e Liguria, addirittura -1%.

In termini percentuali la differenza tra la Ral media delle regioni del Nord e quella del Centro, è del 7,2%, ovvero a Nord gli stipendi sono mediamente più alti del 7,2%, Se il raffronto lo si fa con le retribuzioni medie del Sud e delle Isole, la percentuale svetta al 18%. La differenza, invece, tra le Ral del Centro e quelle del Sud scende al 10&.

Diversi gli aspetti che vanno considerati per “leggere” la dinamica. Uno riguarda la presenza di grandi aziende e di multinazionali, maggiore al Nord piuttosto che in altre aree (con l’eccezione di Roma), «che esercitano una maggiore attrattività per profili con elevate competenze e figure di responsabilità manageriale», spiegano da Job Pricing. Altro fattore è il costo della vita, che decresce scendendo nella penisola e giustifica un differente livello retributivi offerto dalle aziende, maggiore nelle regioni del Nord Italia.

In Fvg mediamente i dirigenti hanno una retribuzione superiore alla media nazionale: 101 mila 717 euro, contro 100.866; per i quadri invece i 53.443 annui sono al di sotto dei 54.023 nazionale. Sotto media anche le retribuzioni di impiegati (30.540 contro 30.791) e operai (24.655 contro 24.871).

Il Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia è il fanalino di coda delle regioni del Nord, per quel che riguarda le retribuzioni, l’Italia lo è rispetto ai Paesi che trainano l’economia europea. Si trova infatti al nono posto nella zona euro con un salario medio di 29 mila 214 euro.



Poveri d'Europa. Il che significa che un lavoratore italiano guadagna in media oltre il 25% in meno rispetto ad un lavoratore francese o tedesco. Al vertice della graduatoria c’è il Lussemburgo con oltre 63 mila euro annui; quindi l’Irlanda con 47.117, i Paesi Bassi con 46.755, il Belgio con 43.840, l’Austria con 42.852, la Finlandia con 41.492, la Germania con 39.446, la Francia con 37.622. Quindi viene l’Italia che precede Spagna, poco oltre i 28 mila euro, Slovenia, 23.697, Grecia, 17.336, e via a scendere fino alla Lituania con 12.587.

Chi guadagna meglio

Secondo l’indagine sulle forze di Lavoro dell’Istat, rielaborata da Job pricing, l’1,3% dei lavoratori dipendenti di aziende private in Italia è dirigente, il 4,4% è quadro, il 36% impiegato e il 58,3% operaio. Un dirigente ha una Ral di oltre 4 volte quella di un operaio, oltre 3 volte quella di un impiegato e circa 2 volte quella di un quadro. La distribuzione del reddito da lavoro dipendente mostra che il 56% dei lavoratori di aziende private si colloca in una fascia retributiva tra i 23 mila e i 31 mila euro; solo il 6,4% guadagna una cifra superiore ai 40 mila euro, e solo lo 0,9% dei dipendenti ha una Rga, Retribuzione globale annua superiore a 100 mila euro.

Il trend. Nel primo semestre di quest’anno la tendenza rilevata è quella di una stagnazione delle retribuzioni con un calo rilevante solo fra i dirigenti. «Analizzando le quattro qualifiche contrattuali si possono notare variazioni poco significative in termini di trend - spiegano da Job pricing -: calano leggermente le retribuzione fisse degli impiegati, -0,1%, mentre non subiscono mutamenti le retribuzioni di quadri e operai. Quelle dei dirigenti invece tornano a calare dopo un anno di trend positivo.



Salario variabile

Se contrattualmente gli incrementi salariali non ci sono stati, per coloro che beneficiano della retribuzione variabile (legata a premi di risultato, produttività, obiettivi), la quota è costantemente salita dal 2015 in poi. Mediamente per dirigenti e quadri il variabile vale almeno una mensilità in più su base annua. Ma anche per impiegati e operai si arriva ad un compenso aggiuntivo pari a due terzi dello stipendio mensile. Quindi si può dire che il salario variabile ha consentito negli ultimi 4 anni di compensare in modo significativo la scarsa o nulla crescita della retribuzione fissa.

Potendo scegliere, in quale settore è preferibile lavorare per avere lo stipendio più elevato? I servizi finanziari restano in cima all’elenco, visto che hanno una Ral media di 40 mila 660 euro. Al secondo posto, ma con 8 mila euro medi annui di differenza in meno, ci sono le utilities, 32.125. Quindi l’industria di processo, 31.356, l’industria manifatturiera, 30.625, il commercio, 28.913, i servizi, 27.800, l’edilizia, 27.243, e chiude l’elenco l’agricoltura con 23.653 euro. Tra il settore che sta sul podio e quello che evidenzia i salari più bassi, ci sono oltre 18 mila euro di differenza. Ovviamente la quantità di personale nei vari inquadramenti è profondamente diversa: la finanza ha diversi dirigenti e molti quadri ma non operai mentre in agricoltura ed edilizia gli operai sono numericamente dominanti.