Crac Vidoni: spuntano una mega villa, compensi stellari ai manager e terreni a peso d'oro

Chiesto il rinvio a giudizio per gli ex amministratori. Passati al setaccio i libri contabili della storica impresa di Tavagnacco dichiarata fallita con sentenza del 17 ottobre 2016

UDINE. Cosa c’entrano una lussuosa villa a Cortina d’Ampezzo e la sua manutenzione con gli interessi di una società di costruzioni con quartier generale in Friuli? E quale utilità spinge quella stessa azienda ad acquistare terreni a Tavagnacco a un prezzo enormemente superiore a quello di mercato?

E ancora, perché i suoi amministratori continuano ad attribuirsi compensi stellari nei due anni che precedono l’ingloriosa chiusura di ogni attività?


Sono alcune delle domande che la Guardia di finanza di Udine si è posta, passando al setaccio i libri contabili della “Vidoni spa”, la storica impresa di Tavagnacco dichiarata fallita con sentenza del 17 ottobre 2016.

Interrogativi che hanno convinto la Procura a formulare nei confronti dei fratelli Marco e Giuliano Vidoni, nelle rispettive funzioni di allora presidente e amministratore di fatto, di Franco Soldati, ex consigliere di gestione (tutti dal 2015), e di Luciana De Barba, moglie di Giuliano e allora amministratore unico (dal 2000 al 2015), le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta distrattiva e per false comunicazioni sociali.

Chiusa l’inchiesta, il pm Paola De Franceschi ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti. L’udienza preliminare sarà celebrata davanti al gup Andrea Comez a partire dal prossimo 5 febbraio.

C’è dunque anche la casa che la famiglia Vidoni adoperava per le vacanze in montagna, un immobile comprato nel 2007 per 4,8 milioni di euro (e nel frattempo venduto dalla procedura fallimentare, a meno di 2,5 milioni, insieme a tutti gli altri beni), nella conta delle operazioni ritenute dagli inquirenti veicolo di distrazione o dissipazione del patrimonio aziendale.

Quel costo, così come i 634.589 euro sostenuti per apportare migliorie alla villa e i 450 mila euro corrisposti a titolo di caparre confirmatorie nel 2008, sono stati indicati «privi di logica d’impresa».

Sfiora il milione di euro, invece, la somma versata dai fratelli Vidoni per acquistare 7.500 metri quadrati di terreni a Tavagnacco nel 2008: un prezzo «esorbitante», a parere del pm, se confrontato con la valutazione di 25 mila euro, in sede concordataria, e con la stima fallimentare di 214 mila.

Nel mirino, anche quello che è stato ritenuto un «pagamento preferenziale» alla Vimpro spa, poco prima del default e la presunta sproporzione dei compensi e dei rimborsi percepiti dagli amministratori tra il 2014 e il 2015: 226.193 euro (netti) a Marco Vidoni, 82.512 a Soldati, 207.195 a Giuliano, cui se ne aggiunsero altri 168.690 per spese e rimborsi, e 197.493 a De Barba.

Un’ulteriore imputazione riconduce l’ipotesi della bancarotta alle «false comunicazioni sociali» che sarebbero state riscontrate fra le righe del bilancio chiuso a fine 2014. Dove, tra omissioni e alterazione della realtà, sarebbe stato inferto il colpo di grazia al dissesto della società.

«Le rettifiche effettuate dalla procedura fallimentare – osserva il pm – ammontano a 16.276.274 euro e comportano la perdita integrale del patrimonio netto risultante dal bilancio al 31 dicembre 2014 di 13.622.102 euro». Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Maurizio Conti (Marco Vidoni e Soldati), Luca Ponti (Giuliano Vidoni) e Alessandra Pascolo (De Barba).
 

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