Regione, stop al taglio dei vitalizi: da gennaio assegno pieno per 216 ex consiglieri

Zanin: un’altra proroga? Non sembra la strada percorribile. Per chi ne ha diritto, contributi più pesanti anche di 500 euro

Stop al contributo di solidarietà per gli ex consiglieri regionali. Dal primo gennaio 2019 torna l’assegno pieno per 216 ex amministratori o per vedove o figli fino a 18 anni. La data da cerchiare sul calendario è il 31 dicembre, quando cioè scadrà la proroga della legge Serracchiani datata 2015.

Sebbene ci sia un emendamento dei Cinque stelle alla legge di Bilancio che punta a mantenere le riduzioni fino al prossimo giugno, il presidente del Consiglio Piero Mauro Zanin ha già chiesto un parere all’avvocatura della Regione e «quella non sembra essere una strada percorribile», ha detto Zanin. Il problema è che la misura prosegue da quasi 4 anni e il limite fissato dalla Corte Costituzionale (il contributo di solidarietà deve essere transitorio) si ferma a 3.



Assegni più pesanti dal primo gennaio

Stando così le cose, gli ex consiglieri avranno una ragione in più per festeggiare la notte di San Silvestro. Un passo indietro che arriva nonostante siano almeno due le proposte di legge in materia per rendere “definitivo” il taglio dei vitalizi. I grillini, oltre all’emendamento, hanno presentato anche una proposta di legge che «rimodula i vitalizi degli ex sulla base di quanto versato e introduce un sistema previdenziale per i consiglieri», ha spiegato il primo firmatario, Mauro Capozzella. Ma pure il presidente del Consiglio, Piero Mauro Zanin, sta mettendo a punto un proprio testo che, anche in questo caso, «fa leva sul sistema contributivo per ritoccare i vitalizi degli ex», ha precisato il presidente.



Il contributo di solidarietà

Dal primo marzo del 2015, gli ex hanno – giocoforza – dovuto aderire al contributo di solidarietà. I 13 articoli della legge spiegano che le riduzioni alla pensione pagata dalla Regione saranno in vigore fino al giugno 2018, termine della legislatura. I tagli arrivano fino al 22,5 per cento. La reversibilità resta fissata al 60 per cento e non si tocca per vedove e vedovi, ma ai figli è stata concessa fino a 18 anni (non più 26), mentre i conviventi non hanno più alcun diritto. I cali sono stati stabiliti a scaglioni. Fino a mille 500 euro mensili gli ex non sborsavano alcun “contributo di solidarietà”. Fino a 2 mila euro la riduzione era del 6 per cento; da 2 mila a 4 mila del 9; da 4 mila a 6 mila del 12 e oltre i 6 mila del 15.

I tagli salivano, in misura maggiore rispetto a quanto previsto all’inizio, per chi cumula più vitalizi. A loro l’assegno della Regione era stato tagliato del 9 per cento fino a 2 mila euro; del 13,5 da 2 mila a 4 mila; del 18 da 4 mila a 6 mila e 22,5 se supera i 6 mila. Chi invece oltre al vitalizio incassava anche lo stipendio da presidente, vicepresidente o amministratore delegato di enti e società regionali doveva scegliere quale assegno mensile incassare.



I pochi consiglieri rimasti che potevano ancora godere del vitalizio – cioè quelli in carica fino al maggio 2013, perché dalla scorsa legislatura la pensione è stata cancellata – dovranno aspettare i 65 anni, non più i 60 e, se vorranno anticipare la riscossione del vitalizio, dovranno accettare una riduzione del 2,5 per cento per ogni anno anticipato, fino al limite invalicabile di 60 anni e quindi con un taglio del 12,5 per cento.

Un riassetto all'intera materia

Il presidente del Consiglio però non intende farsi trovare impreparato. Insieme a consiglieri, ex ed uffici, sta ragionando su un testo che dia un riassetto all’intera materia.

«Pensiamo al sistema contributivo per ridurre i compensi dei consiglieri e, nel contempo, anche i vitalizi degli ex – ha spiegato Zanin –. Dalle valutazioni che stiamo facendo, ci sarebbe una riduzione dei vitalizi esistenti, perché diminuisce la parte esente su cui si applicano le riduzioni. A quel punto il taglio che è stato fatto con il contributo di solidarietà non sarebbe più provvisorio, ma diventerebbe stabile. Siamo nell’ordine di almeno il 10 per cento, se non qualche punto in più». Un’eventuale proroga al contributo di solidarietà (la richiesta dovrebbe passare questa settimana in Consiglio) “odorerebbe” di incostituzionalità.

L'emendamento del M5s per "allungare" la sforbiciata

Sembrerebbe superfluo dire che i Cinque stelle sono sensibili alla materia dei vitalizi. Ma i quattro consiglieri pentastellati che siedono sui banchi del Consiglio di piazza Oberdan a Trieste, guardandosi attorno, lamentano di essere rimasti soli. «Abbiamo già richiesto un emendamento per la proroga del contributo di solidarietà fino a giugno e l’unica proposta di legge in materia già depositata è nostra», ha precisato il primo firmatario, Mauro Capozzella. I consiglieri del M5S lavorano perciò su due fronti. «La prima prevede la presentazione, in sede di manovra di Bilancio, di un emendamento attraverso cui proroghiamo ancora una volta i tagli ai vitalizi – ha spiegato Capozzella –, esattamente come già accaduto quest’estate in sede di assestamento».

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Poi, per evitare «interventi spot», c’è la proposta di legge strutturale. Davanti alla possibilità di uno stop all’emendamento per incostituzionalità, Capozzella nicchia un po’: «È vero – ha detto –, ma era nostro dovere farlo, perché nessuno è intervenuto. Sappiamo del rischio di bocciatura dalla parte della Consulta, anche per questo abbiamo presentato il disegno di legge». Per il riassetto di vitalizi e buste paga dei consiglieri, i Cinque stelle hanno guardato a quello che succede alla Camera e più precisamente all’opera del presidente Roberto Fico.

«Abbiamo studiato la materia – sono ancora le parole di Capozzella – e abbiamo inserito le tabelle di Fico per la Camera nella nostra legge, rapportate al Consiglio regionale. In questo modo interveniamo sulla parte previdenziale e quindi contributiva sia dei consiglieri regionali in essere, sia di quelli del passato, riducendone la pensione in modo stabile e deifnitivo». Ma i Cinque stelle hanno anche un altro obiettivo, quello che loro definiscono un vero e proprio vulnus. Perché al momento un consigliere o un assessore regionale non sono obbligati a versare una parte dello stipendio a una cassa previdenziale.



«Le buste paga degli attuali consiglieri regionali a oggi prevedono il calcolo e le ritenute ai fini fiscali, l’Irpef, ma non dicono nulla riguardo alle trattenute ai fini previdenziali – ha rivelato Capozzella –. Di fatto c’è un vulnus, perché sta solo alla libera scelta del consigliere o dell’assessore versare di tasca propria o all’Inps o a una qualsiasi altro istituto previdenziale. Insomma, il consigliere oggi non è paragonabile né a un lavoratore dipendente, né a un libero professionista. E non vorrei che fra dieci o quindici anni la Regione sia chiamata a riparare economicamente a questo vuoto».


Perciò l’obiettivo è «il Consiglio regionale funga da sostituto di imposta, facendo sulla busta paga sia le trattenute fiscali, cosa che già fa, sia quelle previdenziali – ha chiosato Capozzella –. Perché ora solo i consiglieri più previdenti stanno versando una parte dello stipendio alle casse previdenziali. E nessuno è obbligato a farlo».

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