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Risparmio tradito, verso l'accusa di bancarotta. i giudici: «BpVi era insolvente»

Lo ha deciso il tribunale dopo la perizia che ha accertato un deficit di 3,5 miliardi. Così si apre un secondo filone di indagine. La difesa di Zonin annuncia ricorso

VICENZA. La Procura di Vicenza non perde tempo e annuncia che, in seguito alla dichiarazione dello stato di insolvenza della Popolare da parte del tribunale fallimentare, aprirà un fascicolo per bancarotta fraudolenta. Una svolta che, se da un lato non coglie di sorpresa il professor Enrico Ambrosetti (legale di Gianni Zonin), viene invece accolta con soddisfazione dai risparmiatori, alcuni dei quali rappresentati dall’avvocato Luigi Fadalti: «La dichiarazione dello stato di insolvenza consente la contestazione dei reati fallimentari con termini di prescrizione tali da far ragionevolmente ritenere che si possano avere sentenze di condanna concretamente eseguibili».
 

IL CRAC DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA

La decisione del giudice Giuseppe Limitone è destinata a imporre una svolta alle indagini per il dissesto che ha causato la perdita dei risparmi per decine di migliaia di azionisti della Popolare, il cui ex presidente Gianni Zonin è attualmente sotto processo assieme ad alcuni amministratori. Il professor Ambrosetti ha già annunciato la volontà di ricorrere in Corte d’Appello contro la decisione del tribunale fallimentare di Vicenza. «Una decisione che ci aspettavamo», ha spiegato l’avvocato di Zonin, «ma che riteniamo non sia corretta».

 

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Il giudice Limitone ha basato la propria sentenza sulla relazione dei consulenti, il professor Bruno Inzitari e il professor Luciano Matteo Quattrocchio secondo i quali, quando il 25 giugno 2017 il ministero dell’Economia aveva disposto la liquidazione coatta amministrativa di Popolare di Vicenza, i conti presentavano uno «sbilanciamento notevolissimo», tale da poter definire «la condizione di deficit di liquidità (endogena), attuale e prospettica, di natura irreversibile». In quel momento l’istituto di credito vicentino non era più in possesso delle «necessarie condizioni di liquidità e di credito per l’esercizio dell’attività bancaria», considerando che la Bce due giorni prima aveva definito Popolare Vicenza «prossima al dissesto».



I sostituti procuratori vicentini Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi, titolari dell’inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla Vigilanza a carico di sei imputati tra cui Zonin, sono pronti ora a far virare le indagini verso la bancarotta fraudolenta, reato più grave del semplice aggiotaggio. E in questo senso si allungherebbero anche i termini della prescrizione per il processo che ha già visto la celebrazione di due udienze (a Vicenza, la terza si terrà nell’aula-bunker di Mestre). «In nessuno dei provvedimenti si era mai parlato di “stato di insolvenza», ha spiegato l’avvocato Fadalti che aveva presentato al tribunale, in rappresentanza di 52 risparmiatori, l’istanza per la dichiarazione dello stato di insolvenza.

LA RABBIA DEI RISPARMIATORI


Come è accaduto a Treviso per quanto riguarda Veneto Banca, la dichiarazione del tribunale fallimentare è dunque l’anticamera dell’apertura di un’inchiesta per bancarotta e salvare il processo sul dissesto dell’istituto berico dal rischio prescrizione.

La scelta della perizia aveva rappresentato una svolta e aveva costituito un precedente in una fase in cui anche i giudici trevigiani stavano per decidere su Veneto Banca.

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