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L’osteria in mezzo ai boschi appesa a un cavo: "Siamo isolati da mesi, ci hanno dimenticati"

Da ottobre “Al camoscio” di Ligosullo non c’è più un collegamento telefonico stabile e non è possibile disporre di un servizio Pos efficiente

2 minuti di lettura

LIGOSULLO. Ci sono boschi, immense distese di prati e una terrazza panoramica che si affaccia sulla val Pontaiba intorno all’osteria “Al camoscio” di Ligosullo, dove Pierino Morocutti e la figlia Vally testardamente presidiano quel lembo di montagna nel nome della tradizione culinaria friulana. C’è il buon cibo, c’è il vino e c’è la voglia di lavorare, quello che manca sono i servizi. Tutti o quasi. Da ultimo quello telefonico, affidato ormai a un cavo volante che le auto continuano a tranciare al loro passaggio lungo la ex strada provinciale.

«Va avanti così da ottobre, da quando l’ondata di maltempo ci ha lasciati isolati per un paio di mesi, purtroppo però non è la prima volta che succede, ma adesso quando si rompe qualcosa si dimenticano di noi e nessuno viene a ripararla» ammette tristemente Pierino, che quel locale lo ha tirato su un mattone dopo l’altro 45 anni fa, sognando di farne un piccolo compendio della Carnia dove il pane appena sfornato si sposasse con i funghi raccolti nei boschi e il frico fragrante con la polenta arrivasse in tavola assieme ai cjarsons ripieni di erbe, richiamando gli antichi sapori.

Anno dopo anno, bikers e motociclisti, turisti stranieri – e non – hanno imparato ad apprezzare l’osteria della famiglia Morocutti: prenotavano pranzi e cene per allegre comitive che, nel tempo, hanno permesso al locale di tirare avanti, «non senza grandi sacrifici» chiosa Pierino, che a 75 anni ha ancora tanta voglia di fare.

«Oggi è più difficile lavorare qui ammette – d’inverno i clienti scarseggiano e teniamo aperto nei fine settimana, lavoriamo soprattutto su prenotazione, ma i negozi dei dintorni hanno chiuso, così qualsiasi cosa serva bisogna andarla a comprare a Sutrio».

Non bastassero le quotidiane difficoltà, a ottobre è arrivata l’alluvione che ha colpito l’intera zona. E da allora le cose sono andate anche peggio.

«Alcuni abeti sono caduti sulla linea telefonica e l’hanno interrotta – è il racconto del titolare – abbiamo subito segnalato il guasto alla Telecom e ci hanno detto che sarebbero intervenuti quanto prima per ripristinare il servizio. Il problema non era da poco perché eravamo rimasti isolati telefonicamente, ma chi chiamava non lo capiva visto che la linea sembrava libera.

Hanno pensato che non ci fossimo o che avessimo chiuso il locale, così di clienti se ne sono presentati ben pochi. E nonostante i solleciti, i mesi sono passati senza che un tecnico si facesse vedere. E dire – osserva Pierino Morocutti – che quella linea me la sono pagata tutta io all’inizio degli anni Ottanta quando chiesi il collegamento alla Sip. Eravamo distanti da tutto e mi dissero volevano ben trecento metri di linea da tirare: lo feci a mie spese anche se, con il tempo, arrivarono altri allacciamenti».

Comunque stavolta ci sono voluti due mesi prima che un tecnico si facesse vedere all’osteria Al Camoscio.

«Sono arrivati pochi giorni prima di Natale e hanno predisposto un allacciamento provvisorio – aggiorna Morocutti – ma si tratta di un cavo volante che è stato appoggiato su un muro e che ad ogni folata di vento, cadendo finisce sulla strada. Così finisce per essere tranciato dalle automobili che percorrono la ex provinciale in direzione di Paularo».

Inutile dire che – complice il blackout telefonico che disabilita anche i servizi di Pos per il pagamento da parte della clientela – tutto questo non giova agli affari. Così Pierino Morocutti ha fatto partire una nuova campagna di segnalazioni. Inutilmente, perché all’osteria Al Camoscio sono ancora in attesa che l’allacciamento provvisorio diventi definitivo.

Pierino ci ha messo del suo e, armatosi di santa pazienza, ha riallacciato il cavo alla bell’e meglio per garantire un minimo di servizio. Ma con il Pos ancora non si paga, e la linea va e viene. «I clienti, quando vengono, fanno una colletta per pagare, ma non so per quanto possiamo andare avanti così» ammette.



 

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