Dichiarata fallita la società Idb che vendeva i diamanti in Friuli

Centinaia di persone finite nella rete hanno tempo fino all’8 marzo per l’ammissione al passivo

UDINE. Caso diamanti da investimento, si aprono nuove prospettive per centinaia di risparmiatori friulani finiti nella rete. Il tribunale di Milano, con la sentenza 40/19, ha infatti dichiarato il fallimento della Idb, la società che vendeva i diamanti attraverso Banco Bpm e Montepaschi Siena.

Diverse persone, clienti di Banco Bpm (se ne segnalano molte soprattutto nella zona di Spilimbergo e di Latisana) e che attraverso questo istituto avevano acquistato i diamanti, si trovano ancora oggi a rivendicare le loro ragioni.

La banca al massimo in via stragiudiziale era giunta a riconoscere tra il 20 e il 40% di quanto pagato per l’acquisto dei preziosi. Ma con il fallimento della Idb cambia in parte lo scenario per chi vuole una risposta ai propri diritti lesi, e cioè, rivuole i suoi soldi.

Infatti sarà sempre possibile agire nei confronti della banca, mentre invece dovrà essere proposta istanza di ammissione al passivo fallimentare entro l’8 marzo per poter tentare di recuperare, un giorno, qualcosa dal fallimento Idb. Importante è evidenziare che chi ha in deposito presso la Idb i propri diamanti dovrá rivendicarne la proprietà sempre entro tale termine.

«La truffa dei diamanti da investimento - dice la presidente dell’associazione Consumatori Attivi Barbara Puschiasis - è stata purtroppo la rovina di molti in Friuli Venezia Giulia. Ricordiamo come l’Antitrust con due pronunce gemelle sia giunta nel 2017 a sanzionare la Idb (Intermarket diamond business) e la Dpi (Diamond private investment) nonché gli istituti di credito che si erano prestati alla vendita di tali diamanti (Unicredit, Intesa, Mps, Bpm) per pratiche commerciali scorrette.

In estrema sintesi le multe comminate ammontavano a 12,45 milioni di euro nei confronti delle 4 banche e 3 milioni di euro nei confronti delle due società perché quello che veniva presentato come un bene rifugio dal valore costante nel tempo veniva venduto a prezzi stellari e fuori mercato, tacendo le reali caratteristiche del bene nonché le commissioni applicate, tanto poi da comprendere i risparmiatori dopo diversi anni come quelle pietre, i diamanti per l’appunto, valessero il più delle volte appena un terzo del prezzo pagato.

Un vero e proprio “bidone” che ha mandato in fumo i risparmi di molti ignari cittadini i quali, sfiduciati dagli strumenti finanziari da investimento caratterizzati dalla volatilità, cercavano un bene rifugio sul quale depositare i propri soldi senza correre il rischio di trovarsi a perdere i propri denari in investimenti speculativi.

Consumatori Attivi ha definito diverse posizioni di risparmiatori che avevano investito anche parecchie decine, se non centinaia di migliaia, di euro facendo loro riottenere tutto quanto all’epoca versato per acquistare i diamanti».

In particolare c’è il caso della signora Milena (nome di fantasia), che aveva acquistato 6 diamanti per circa 66 mila euro. La donna, residente in un paesino della Pedemontana udinese, giunta all’età di 65 anni e abituata a risparmiare e a vivere di quello che la terra le offriva, veniva avvicinata dalla sua storica banca e da quel consulente che da sempre era stato il suo riferimento.

Le veniva rappresentato nel 2011 come fosse possibile riporre i propri risparmi nei diamanti da investimento, bene rifugio per eccellenza. La signora, abituata per educazione e per natura a fidarsi delle cose materiali e che si vedono, assolutamente ignara della materia bancaria e finanziaria, si determinava a seguire i consigli del suo fidato consulente bancario e acquistava i predetti diamanti, per altro mai consegnati a lei, ma tuttora nella disponibilità di Idb.

Oggi scopre che in realtà quei diamanti sono carbone, non valgono nulla e hanno mandato in fumo anni di sacrifici e di duro lavoro nelle campagne. —




 

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