Francesco e il sogno delle Paralimpiadi con il team di Zanardi

L’atleta punta a essere uno dei candidati per i giochi di Tokyo. «Grazie al progetto Obiettivo 3 voglio superare i miei limiti»

SAN DANIELE. Coinvolgere ragazzi disabili per avviarli allo sport. E tra di loro cercare i potenziali candidati per le Paralimpiadi di Tokyo del 2020. È questo lo scopo di Obiettivo3, il progetto avviato da Alex Zanardi che in Friuli ha già selezionato alcuni atleti tra i quali Laura Bassi, Federico Mestroni e il sandanielese Federico Fabbro che ha aderito a Obiettivo3 ad agosto scorso.

«Ho incontrato il team di Zanardi – racconta Fabbro – in occasione dei mondiali di paraciclismo disputati a Maniago. In quell’occasione ha conosciuto l’ex pilota: è come lo si vede in tv, una persona incredibile».

Francesco Fabbro, classe 1980, è originario di Villanova. Affetto da una malformazione congenita alle mani, ha sempre praticato attività sportiva, non lasciandosi mai frenare da questa disabilità. Lavora come grafico in una tipografia e nel 2014 si è avvicinato allo sport paralimpico iniziando a praticare triathlon, prima di concentrarsi maggiormente sul nuoto e sul ciclismo.

Ed è proprio con il ciclismo che Fabbro punta a Tokyo. «Grazie a Obiettivo3 – spiega l’atleta – voglio mettermi alla prova, sfruttando lo sport come mezzo per capire i miei limiti, superarli e cercare di raggiungere nuovi traguardi».

Negli ultimi anni si è concentrato sul nuoto: nel 2017, grazie a un accordo sottoscritto tra Fin (Federazione italiana nuoto) e Finp (Federazione italiana nuoto paralimpico), per la prima volta, ha gareggiato, unico nella categoria maschile, nel torneo di Vicenza categoria master dove ha ottenuto risultati migliori di molti “normodotati. Oggi dunque l’atleta sandanielese guarda al Giappone assieme a una ventina di atleti che finora in tutta Italia, hanno aderito al progetto.

Un progetto che però non vuole coinvolgere solo le persone con disabilità che già praticano uno sport ma anche coloro i quali vorrebbero farlo ma ancora non hanno potuto. «Ogni normodotato che avvicina lo sport – spiegano dal team O3 – segue un percorso noto, ma un disabile per farlo deve dotarsi di un ausilio la cui tecnicità è strettamente legata alle capacità residue della persona». Ci sono dunque diversi step, supportati da esperti, per chi decide di aderire al progetto, che aiuteranno i ragazzi a capire a quale disciplina avvicinarsi sognando, perché no, le Paralimpiadi di Tokyo.

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