Asili e case di riposo sorvegliati speciali: al via il piano per le telecamere contro gli abusi

La proposta firmata Fi all’esame della commissione, budget iniziale di 2 milioni. Ma è già polemica Riccardi: così si costruiscono regole condivise. Santoro (Pd): la soluzione non è il “grande fratello”

Il moltiplicarsi dei casi di maltrattamento in asili e case di riposo che sempre più spesso occupa le colonne dei quotidiani suggerisce la necessità di correre ai ripari. Non garantendo migliori condizioni di lavoro agli operatori, come vorrebbe il Pd, ma con l’installazione di telecamere in asili nido, scuole dell’infanzia e strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio.

Ipotesi condensata dalla consigliera regionale Mara Piccin (Fi) nella proposta di legge numero 14 che ieri ha iniziato il suo iter in III commissione. Le condizioni perché stavolta vada in porto (nella scorsa legislatura una proposta analoga, sempre a firma Piccin, era stata bocciata dalla maggioranza di centrosinistra) ci sono tutte.

A partire dall’appoggio dell’assessore alla sanità, Riccardo Riccardi, che sposa la proposta: «Va nella direzione di costruire un universo di regole condivise a tutela dei soggetti coinvolti, siano minori nei nidi, nelle scuole dell’infanzia o persone ospitate da strutture socio-assistenziali per anziani».

Contrario all’idea di «un grande fratello che garantisce tutto» è invece il Pd che bocca la proposta per bocca della consigliera Mariagrazia Santoro. Fosse licenziata, la norma sulla videosorveglianza farebbe del Consiglio regionale Fvg «l’apripista a livello nazionale in una tematica tanto delicata», rivendica dal canto suo Piccin confidando «in una sensibilità diversa da parte del Consiglio regionale, sulla scorta del convincimento secondo cui l’installazione di sistemi di video-sorveglianza interni alle strutture ospitanti soggetti deboli, quali sono gli anziani e gli infanti, rappresenterebbe un elemento di maggiore tranquillità per le famiglie della nostra regione».

Tempi

A norma approvata, andranno definite le modalità operative di attuazione, non banali considerata la vastità della platea di strutture interessate. In potenziale tutti gli asili, le scuole dell’infanzia e le strutture socio-assistenziali operative sul territorio regionale, pubbliche e private, per un totale che sfiora i mille edifici. La proposta normativa per ora si limita a fissare la cornice prevedendo al secondo e terzo articolo che entro 24 mesi dall’entrata in vigore tali strutture si dotino di sistemi di sorveglianza a circuito chiuso, con immagini cifrate.

Costi e installazione

Il quarto articolo definisce invece il sistema di contributi (a titolo di aiuto de minimis) per l’acquisto e l’installazione dei sistemi di video-sorveglianza. L’amministrazione regionale concederà contributi fino al 75 per cento della spesa ammissibile e a copertura di tale intervento ha previsto uno stanziamento complessivo di 2 milioni di euro tra 2019 e 2020.

Le telecamere saranno installate previo accordo con le rappresentanze sindacali e con il coinvolgimento delle famiglie. La norma vieta l’utilizzo di webcam, impone l’adeguata segnalazione della presenza dei sistemi video e consente l’accesso alle registrazioni (altrimenti vietato) solo in caso di notizie di reato e secondo quanto previsto dal codice di procedura penale.

Operatori nel mirino

Per l’assessore Riccardi «siamo davanti a un problema sentito in modo trasversale». Un problema che si ripercuote sugli utenti, ma anche sugli operatori, che a sentire il forzista saranno a loro volta tutelati. «Vedo lo sviluppo dell’iniziativa anche come un ulteriore supporto alla tutela della professionalità di chi lavora in questi ambiti, il cui impegno – afferma Riccardi – non può essere vanificato da episodi che, al contrario, vanno subito individuati e circoscritti quando si verificano».

Di tutt’altro avviso il centrosinistra che boccia l’iniziativa per bocca della consigliera Mariagrazia Santoro. «Il contrasto a possibili episodi di violenza che possono verificarsi all’interno di strutture educative, assistenziali o sociosanitarie va attuato – secondo l’esponente democratica – garantendo situazioni di lavoro dignitoso che non mettano in condizione di stress gli stessi operatori». Santoro è per garantirgli invece «formazione continua» e per consentire «la partecipazione ai servizi dei famigliari e degli utenti, attraverso reti di comunità», chiude la dem.

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