Il ciclismo slow di Gianluca e la conquista delle vette del Giro

Il friulano Spessot, 48 anni, bancario, ha la passione delle due ruote. Giornalista sportivo, vive in Germania, e racconta le sue salite più dure 

UDINE. «Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti». Tra il serio e il faceto, Gianluca Spessot spiega così quella che, parole sue, sarebbe eccessivo definire un’impresa. Modestia a parte, sciropparsi una buona dozzina di storiche salite del Giro d’Italia in una settimana è perlomeno qualcosa che ti lascia dentro un po’ di orgoglio.

Tanto è vero che quelle ascese – come Falzarego, Fedaia, Gardena, Sella, Pordoi – pur percorse a un passo da cicloturista, Gianluca le ha raccontate giorno dopo giorno sulle pagine del sito di Fox Sport Italia. Quella del giornalismo sportivo, del resto, è una passione che Gianluca, bancario di professione, coltiva con soddisfazione da molti anni.

Friulano di Farra d’Isonzo, dal 1994 vive in Baviera, da dove racconta le vicende della Bundesliga per Guerin e Gazzetta. Se il calcio è una passione divenuta anche mestiere, prima del tour sulle vette del Giro Gianluca non aveva mai avuto modo di scrivere di ciclismo.

Un vuoto che ha colmato sul sito di Fox Sport, anche se l’approccio con cui ha affrontato le Alpi è stato tutto fuorché agonistico: «Le tante uscite che ho fatto in bicicletta mi hanno insegnato che non bisogna diventare schiavi del tachimetro o del cronometro», spiega.

Un approccio slow, «perché gli anni sono 48, i chili da portare 77, oltre a 15 di bici e 10 di bagaglio, e lo specchio, come sempre impietoso, mi suggerisce che sui fianchi ci sono delle riserve da limare». Ma nella memoria ci sono tante tappe seguite in tv, fin da bambino, e nomi di vette epiche, capaci di evocare le due ruote anche a chi confonde Nibali con Annibale o Froome con un famoso psicanalista tedesco.

«Sono le salite a dare il sale alle giornate trascorse in sella», si legge nel blog di Giancluca, e anche sotto ai 10 all’ora puoi sentirti un guerriero quando ti arrampichi sul tornanti del Fedaia. E se le soddisfazioni non arrivano dal cronometro, i panorami sono la ricompensa più bella: «Paesaggi come il lago di Fedaia e il ghiacciaio della Marmolada sono un quadro di una bellezza indefinibile».

E a Cortina Gianluca, dopo le fatiche del Fedaia, ha fatto nottata parlando con un albergatore friulano di Grado dove Gianluca faceva il bagno da bambino e dove torna ogni estate quando la nostalgia lo richiama dalla Baviera in riva all’Adriatico. «Se me la sono mai fatta in bici? Certo, ma passando per il Glossglockner: più è dura la salita, più gusto c’è».
 

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