Il futuro della ciclabile Alpe Adria? «Finiamo la Moggio-Carnia e miglioriamo il nostro inglese»

Eddy Macor, contitolare della Lussari Sport di Tarvisio: «Io credo che 150mila transiti per la Dobbiaco-Lienz siano un calcolo sottostimato, così come i 55mila per la Alpe Adria, mentre ritengo attendibile un rapporto di 3 a 1 tra le due ciclabili. È un distacco che possiamo progressivamente colmare»

TARVISIO. «Quando il tratto Moggio-Carnia sarà terminato, i numeri della Dobbiaco-Lienz non saranno più un miraggio». Ne è convinto Eddy Macor, contitolare della Lussari Sport di Tarvisio, uno dei principali operatori locali che garantiscono i servizi di noleggio e assistenza sull’Alpe Adria.

E se i passaggi effettivi fossero i 124mila conteggiati a Camporosso a inizio ottobre (più del doppio dei 55mila registrati a sud dai contatori della Uti Valcanale e Canale del Ferro), la differenza già oggi non sarebbe poi così marcata, visto che da Lienz si parla di 150mila passaggi complessivi da aprile a fine settembre: il triplo rispetto ai conti dell’Uti, ma “solo” il 20% in più se il confronto è con i numeri di Camporosso.

Non moltissimo, se si considera che quella della Drava è il punto di riferimento obbligato per le ciclabili, e non solo a livello di nord Italia e Austria, ma a livello mondiale.

«Io credo – dichiara ancora Macor – che 150mila transiti per la Dobbiaco-Lienz siano un calcolo sottostimato, così come i 55mila per la Alpe Adria, mentre ritengo attendibile un rapporto di 3 a 1 tra le due ciclabili. È un distacco che possiamo progressivamente colmare, soprattutto se completiamo in fretta il percorso fino a Carnia, che sarebbe la stazione ideale come punto di appoggio da e verso Tarvisio».

«A quel punto – prosegue – avremo una grande varietà di pacchetti ciclistici giornalieri da offrire: la Alpe Adria verso Carnia e magari anche verso Tolmezzo, verso nord fino a Villaco e la ciclabile che da Tarvisio porta alla Slovenia. Queste ultime due restano tratte molto trafficate: fino a 2-3 anni fa, prima del boom della Alpe Adria, lo erano anche più del percorso verso Udine e Grado».

Un turismo meno ricco di quello invernale, basato sullo sci? «In parte è vero – replica Macor – , ma ha margini di crescita molto più ampi, una stagionalità più lunga e un po’ meno condizionata dal meteo. E poi non è solo turismo povero. Noi collaboriamo da tre anni con Vtb, uno dei maggiori tour operator mondiali nel campo del turismo ciclistico: si appoggiano a noi per l’assistenza e in estate portano due gruppi di 20 persone a settimana.

Alcuni sono addirittura tornati, cosa molto rara per questo tipo di turismo, teso a cercare ogni anno nuovi percorsi. È un’ulteriore conferma di quali siano le potenzialità. In cosa dobbiamo migliorare? Parlare meglio l’inglese sarebbe già un bel passo avanti».

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