La ciclabile Alpe Adria funziona: più ciclisti e turismo, ma grazie agli stranieri

Tarvisio, nel 2018 i contatori hanno registrato un aumento di transiti del 14 per cento. Quasi nulla, però, la crescita degli italiani: «La causa? Le lacune del percorso»

Più 14 per cento di transiti sulla ciclabile Alpe Adria. A certificarlo è l’Uti Canal del Ferrro e Valcanale, grazie al responso dei contatori in funzione a Ponte di Muro, a sud di Pietratagliata, e a Moggio, capolinea finale del primo tratto italiano, in attesa dei lavori che dovranno consentire di completare il percorso nel tratto Moggio-Venzone.


Cifre discordanti


Il dato certo è la crescita, discordanti invece i numeri. Da Camporosso, infatti, si parla di 124mila transiti al 5 ottobre sotto l’arco situato all’altezza dello spartiacque, nel punto più alto del tratto italiano, mentre i due contatori cui fa riferimento l’Uti segnano oltre 55mila passaggi tra aprile e metà settembre.
 

La pista ciclabile dell'Alpe Adria: i numeri

  1. ll percorso. La ciclovia dell'Alpe Adria conduce i ciclisti da Salisburgo a Grado, per un totale di 425
  2. Lunghezza in territorio italiano: 174 km dal confine
  3. Tipologia di percorso. Pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
  4. Fondo stradale prevalente: asfalto
  5. Bicicletta: trekking, Mtb, bici da corsa





Se la presenza di un maggiore traffico locale nel comprensorio del Tarvisiano, quello a maggiore vocazione turistica, può contribuire solo in parte a spiegare la differenza, sul traffico in crescita concordano un po’ tutti. A partire da chi vive di cicloturismo, come i soci della cooperativa “La Chiusa”, che gestisce il bicigrill di Chiusaforte.



 

«Non fosse stato per il maltempo a luglio – dichiara il presidente Fabio Paolini – credo che la crescita sarebbe stata ancora più marcata del 14 per cento. In primavera, infatti, abbiamo riscontrato quasi un raddoppio del traffico rispetto al 2017. E anche agosto e settembre, dopo il maltempo di luglio, sono andati bene».




Italiani in calo


Arrivati a fine stagione, il bilancio è quindi positivo, anche se non mancano le note dolenti. «A trainare la crescita – dichiara ancora Paolini – sono i cicloturisti stranieri. I transiti di italiani e di corregionali, invece, sono stagnanti. A confermarlo, a quanto ci risulta, anche i passeggeri del Micotra, il treno che garantisce il servizio di trasporto delle bici verso e da Tarvisio, che hanno fatto segnare un incremento minimo rispetto al 2017».




 

Le lacune


Quali i fattori di questa mancata crescita? «Credo che la causa principale – risponde Paolini – vada ricercata nelle lacune del percorso, in particolare il mancato completamento del tratto Moggio-Carnia. Sono mancanze che non scoraggiano gli appassionati stranieri, ma rendono molto meno attrattivo il percorso per chi lo deve fare in giornata».
 




Lavori e manutenzione


Lo stanziamento di 3,5 milioni per il completamento del tratto Moggio-Carnia-Venzone, dove si ferma la tratta realizzata sul sedime della vecchia ferrovia Pontebbana, risale al 2016, mentre è recentissima la notizia del nuovo finanziamento di 2,2 per la messa in sicurezza della tratta Coccau-Moggio, in particolare nel tratto a sud di Pontebba, dove si registrano le maggiori criticità.





Novità importante – annunciata dall’assessore alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti – l’affidamento dei lavori di messa in sicurezza a Fvg strade, che ha stimato in 4,5 milioni l’ammontare degli investimenti necessari su questo versante. Tra i progetti in cantiere anche la bretella (costo 3 milioni) che consentirebbe, da Carnia, il collegamento della Alpe-Adria con Tolmezzo.