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Un friulano su cinque ha uno stipendio inferiore al reddito di cittadinanza

Sono 218 mila i contribuenti che guadagnano meno di 9.360 euro Il rischio è frenare l’occupazione regolare a favore di quella sommersa 

Sono 218 mila i contribuenti del Fvg con redditi dichiarati sotto alla soglia massima fissata per l’accesso al Reddito di cittadinanza. Più di uno su 5, considerando un totale di 920 mila contribuenti, attestato dai dati del ministero delle Finanze sulle dichiarazioni Irpef 2017 (redditi 2016).

Questo non significa che la platea dei potenziali beneficiari ammonti a oltre 200 mila cittadini della nostra regione, dal momento che ai fini del Reddito di cittadinanza conta il reddito familiare, e non quello individuale, e che sono fissati diversi altri vincoli (non solo di tipo reddituale e patrimoniale) tesi a evitare abusi e a ridurre il perimetro degli assistiti. Se è vero che una stima realistica dei possibili richiedenti non supera gli 1,2-1,3 milioni di nuclei familiari a livello nazionale, pari a un totale di circa 3 milioni di beneficiari, della nuova misura varata dalla Finanziaria 2019 potrebbero godere tra le 20 mila e le 25 mila famiglie, per un totale non superiore ai 50 mila percettori.




Tentazione nero

I paletti non sono soltanto reddituali, ma anche patrimoniali, e la stessa soglia dei 9 mila 360 euro vale solo per chi paga un affitto: l’importo massimo del Reddito di cittadinanza, al netto della quota considerata come contributo affitto (o mutuo), scende infatti a 6 mila euro per i lavoratori e a 7 mila 560 per i pensionati. Resta però il fatto che il 17% dei lavoratori dipendenti del Fvg percepisce un reddito inferiore alla soglia massima fissata per l’accesso al reddito. Numeri che rafforzano, qui e probabilmente ancora di più nel resto del Paese, il timore che il Reddito di cittadinanza possa essere un forte disincentivo alla ricerca di una lavoro regolare e favorire invece la crescita del sommerso.



Patto per il lavoro

Perché accettare un lavoro se posso ricevere la stessa cifra stando a casa? Resta questa la questione e l’obiezione di fondo, sebbene l’accesso alla misura, come noto, sia legato alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, alla sottoscrizione di un patto per il lavoro e l’inclusione sociale (esclusi solo i richiedenti over 65), alla partecipazione ad attività formative e sia prevista la decadenza alla terza offerta “congrua” rifiutata, dove il limite economico per la congruità è fissato in 858 euro al mese, il 10% in più del valore massimo del Reddito.

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In un contesto dove crescono il lavoro sottopagato e il part-time involontario, e dove per molti – soprattutto giovani – il pedaggio minimo da pagare è un impiego non in linea con le qualifiche o il titolo di studio, arrivare a tre offerte congrue non sarà certo un fatto scontato.

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Pensione

Più agevole, sulla carta, il percorso verso la pensione di cittadinanza non essendo vincolata a obblighi formativi. Ma la platea dei beneficiari sarà largamente inferiore al numero dei pensionati, oltre 80 mila in regione, al di sotto della soglia reddituale dei 9 mila 360 euro annui. Potranno accedere al beneficio, infatti, quasi esclusivamente pensionati monoreddito e con un affitto o un mutuo da pagare. Considerando l’ulteriore paletto dei 67 anni di età per tutti i componenti e i 6 mila euro di tetto per i risparmi depositati, la porta di accesso sarà piuttosto stretta.

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