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Morìa di api in Friuli per il veleno nei campi di mais: raffica di indagati e sequestri

Nuova indagine della Procura di Udine: nei guai decine di agricoltori friulani accusati di inquinamento ambientale

Luana de Francisco
2 minuti di lettura

Alla voce “indicazioni di pericolo”, accanto al simbolo della morte, le raccomandazioni si sprecano. E in cima alle “prescrizioni supplementari” svetta l’avvertimento «non seminare quando le api sono in attività». Eppure, dopo l’inchiesta giudiziaria della Procura di Udine sull’anomalo spopolamento delle arnie in Friuli - procedimento chiuso lo scorso 9 ottobre con il patteggiamento delle pene da parte di tutti i 21 agricoltori accusati di inquinamento ambientale -, in molti ritennero di poter bypassare l’ostacolo sostituendo i neonicotinoidi, e cioè gli insetticidi e antiparassitari all’origine della morìa delle api (non a caso, si tratta di prodotti fitosanitari vietati nella concia delle sementi), con il Methiocarb, principio attivo contenuto nel Mesurol 500 Fs a sua volta caratterizzato, appunto, da elevati livelli di tossicità per le api.

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E così, i guai, per i contadini della pianura friulana, sono ricominciati dal punto in cui parevano essere terminati. Anche perchè, nel frattempo, la strage degli insetti impollinatori è impietosamente proseguita.

«Risulta scientificamente accertato l’effetto gravemente neurotossico della sostanza chimica Methiocarb (e di sostanze similari) sulle api bottinatrici», scrive il gip del tribunale di Udine, Daniele Faleschini Barnaba, in uno dei tre decreti di sequestro preventivo (due a sua firma e il terzo del collega Emanuele Lazzàro) che una decina di pattuglie del Corpo forestale regionale ha cominciato a eseguire ieri mattina in diversi terreni delle zone di Flaibano, Martignacco e Fagagna.

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Ai provvedimenti si è accompagnata la notifica dei relativi avvisi di garanzia a quanti - una ventina, a conclusione della giornata di ieri -, in qualità chi di conduttore dei fondi, chi di esecutore materiale delle semine e chi di beneficiario di contributo Pac, sono stati iscritti sul registro degli indagati nell’ambito del nuovo fascicolo aperto sul caso.

Identica l’imputazione contestata dal pm Viviana Del Tedesco: inquinamento ambientale, come conseguenza dell’utilizzo nella semina del mais di un fitofarmaco - in questo caso, appunto, il Mesurol - consentito dalla legge, ma impiegato in maniera difforme dalle prescrizioni di sicurezza.

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Da qui, considerato il pericolo di reiterazione del reato, la richiesta (accolta in toto) di sequestro degli appezzamenti finiti sotto la lente degli investigatori, onde «inibire per il 2019 la coltivazione di mais conciato con qualsiasi principio attivo tossico per le api, nonchè qualunque altra coltivazione che richieda la concia del seme o il trattamento della pianta con insetticidi tossici per le api e l’ambiente». Per evitare, insomma, di continuare ad assistere allo sterminio.

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Tra marzo e maggio, la popolazione si era ridotta da circa 60 mila api per arnia a nuclei di appena 10-20 mila esemplari. Così poche – aveva evidenziato il pm – da riuscire a malapena a produrre alimento sufficiente per il proprio mantenimento, con inevitabile azzeramento della produzione del miele e trasferimento degli apiari in aree montane e pedemontane (dove il fenomeno non è stato rilevato).

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Era stata una serie di nuovi esposti presentati alla Procura da singoli apicoltori e dal Consorzio apicoltori di Udine, lo scorso aprile, a rimettere in moto la macchina investigativa. L’inchiesta bis era decollata in un battibaleno, scommettendo su accertamenti rapidi e rigorosi ed estendendo il raggio d’azione a una porzione più ampia di territorio. E le conferme all’ipotesi di un nesso causale tra la morìa di api e la violazione delle prescrizioni d’uso, riportate sull’etichetta dei sacchi di mais e nella scheda tecnica del Methiocarb, non avevano tardato ad arrivare. A dare esito positivo rispetto alla presenza del principio attivo erano state dapprima le analisi eseguite dall’Arpa Fvg sui campioni di sementi prelevati durante l’attività ispettiva in centinaia di aziende e, poi, quelle condotte sulle api dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Di più: in alcuni casi, le analisi avevano rivelato «dosi elevate» di Mathiocarb anche nella cera e nel miele, oltre alla presenza «di altri insetticidi altamente tossici per le api».

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Una deregulation totale, o quasi, alle prescrizioni di sicurezza: questo avrebbero accertato i forestali reclutati dalla Procura per “fotografare” le modalità operative degli agricoltori. Sorpresi, in particolare – questa la tesi accusatoria – a seminare mentre le api erano in piena attività e a utilizzare macchinari inidonei a garantire l’incorporamento completo del seme nel terreno e a prevenire la dispersione nell’ambiente delle polveri contenenti il Methiocarb. Così «cagionando una grave compromissione dell’ecosistema».

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