Non hanno fatto le vaccinazioni: in Fvg esclusi dall’asilo 300 bambini

In 7 mila tra 0 e 16 anni senza profilassi, 2.500 da 0 a 6. Da lunedì resteranno fuori i piccoli cui manca la protezione

UDINE. Sono circa 300 in Friuli Venezia Giulia i bambini che da lunedì 11 marzo saranno esclusi da asili nido e scuole dell’infanzia.

Nonostante i balletti romani – con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha scritto all’omologa alla Salute, Giulia Grillo, per chiedere lo stop alle esclusioni –, in regione si è deciso di «applicare la legge», come dice Paolo Pischiutti, dirigente dell’Area promozione salute e prevenzione della Regione, ribadendo le parole che il vicepresidente con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, ha rilasciato ieri al Messaggero Veneto. E, nel frattempo, le multe non decollano.



Le regole

«Dal 10 marzo chi non è in regola resta fuori da nidi e asili – prosegue Pischiutti –, ma non parliamo di moltissimi bambini. Perché sono tante le famiglie che in questi due anni hanno deciso di mettersi in regola con il calendario vaccinale».

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I numeri

Secondo i calcoli della Regione, in Friuli Venezia Giulia sono circa 7 mila i bambini e i ragazzi fra 0 e 16 anni non vaccinati. Di questi, 2 mila 500 hanno un’età compresa fra 0 e 6 anni. Durante il lasso di tempo concesso dalla legge per adeguarsi alle dieci vaccinazioni obbligatorie, alcune famiglie si sono riorganizzate, scegliendo o di non mandare affatto i figli all’asilo, oppure propendendo per strutture particolari, i cosiddetti asili casalinghi.

«Ma la nostra è un’indicazione, la scelta definitiva compete alle scuole», avverte Pischiutti. I presidi, con la propria associazione nazionale, l’Anp, sono compatti per l’esclusione.


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Le sanzioni

Se le esclusioni diventeranno effettive a breve, a latitare sono le multe. Da sempre la Regione ha detto di voler procedere in modo unitario, sia al proprio interno (cioè fra le Aziende sanitarie), sia all’esterno (con le altre amministrazioni). Un’indicazione ribadita qualche giorno fa anche in sede di Coordinamento Salute (l’assise che riunisce tutte le Regioni).

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Il problema ora è che a tentennare è il ministero. «Al termine della riunione nazionale della scorsa settimana abbiamo inviato l’ennesima stimolazione al ministero e ora siamo in attesa di una risposta», fa sapere Pischiutti. È tutto pronto per fare scattare le sanzioni, ma manca il via libera centrale. E così l’intera macchina si è arenata.

Il costo dell’ammenda

C’è la volontà di tenere basso il totale, fissato a 167 euro. «È la cifra più bassa che potevamo deliberare – assicura Pischiutti –. Il range oscilla fra 100 e 500 euro e la Regione ha optato per il minimo. In questa fase gli uffici sono pronti, ma in attesa. La modulistica è pronta».

L’iter sanzionatorio

Una volta ricevuta la busta verde con la notifica dell’ammenda, i genitori potranno presentare una memoria difensiva, dopodiché, se la multa sarà confermata, pagheranno su un conto corrente intestato all’Asl, che poi provvederà a girare la quota della sanzione al ministero della Salute, mentre conserverà per sé la parte di denaro corrispondente alle spese di spedizione della missiva.

Lo scontro politico

Come accennato a (ri) aprire le danze è stato il ministro dell’Interno Salvini, con la lettera all’omologa Grillo in cui chiede di tenere in classe i figli dei no vax (a discapito degli immunodepressi).

I Cinque stelle

Idea, quella del leghista, sposata anche dal capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Ussai. Il pentastellato ha chiesto un intervento della giunta per «tutelare i bambini a rischio di esclusione sociale. Spero che la giunta intervenga al più presto per consentire ai bambini in età prescolare e scolare di completare l'anno senza che ci siano esclusioni.

Si rischiano enormi problemi applicativi – ha assicurato Ussai –: l’aspetto più delicato riguarda l’allontanamento scolastico dei bambini non vaccinati nelle scuole dell’infanzia, cui si somma un comportamento delle istituzioni scolastiche che, su questo aspetto, continua a essere ondivago e a volte anche contrario alla normativa nazionale».

L’assessore alla Salute

Opinione opposta quella del vicepresidente Riccardi: «Da amministratore sono da sempre a favore dell’applicazione delle leggi – ha sottolineato il vicegovernatore –. E le norme, a ora, dicono che quei ragazzi che Salvini vorrebbe fare entrare a scuola, devono restare fuori dagli istituti.

Poi se dovesse cambiare la legge, noi come Regione, non potremmo fare altro che adeguarci. Capisco il problema dei bambini che non possono entrare a scuola, ma dobbiamo prenderci cura anche dei ragazzi immunodepressi».

Il Pd

Il segretario regionale del partito, Cristiano Shaurli, chiede che il campo sia sgombrato da ipocrisie. «Sulla salute dei nostri bambini non sono ammesse ambiguità o opportunismi politici – ha dichiarato –, e chi guida il Friuli Venezia Giulia deve parlare chiaro e dire da che parte sta. L'assessore alla Salute è su una linea di buon senso che il Partito democratico ha già espresso quando governava, ma è clamoroso il silenzio del presidente della Regione e del più grande partito della maggioranza. Chiediamo che tutte le forze politiche responsabili si schierino senza esitazione con la scienza». —


 

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