Fatture per operazioni inesistenti: Gianpaolo Pozzo patteggia 6 mesi

Il patron dell’Udinese pagherà una multa di 45 mila euro: «Nessuna conseguenza per la società»

UDINE. Ha patteggiato sei mesi di reclusione (convertiti in 45 mila euro di multa) il patron dell’Udinese calcio, Gianpaolo Pozzo, accusato - in quanto amministratore di fatto della società - di aver emesso fatture per operazioni inesistenti e per omessa dichiarazione.

Nel mirino della Procura erano finite in particolare alcune transazioni effettuate dalla società friulana con Casals, azienda che assieme alle altre della holding Freud faceva parte della galassia gestita dalla famiglia Pozzo. La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi dal gup del Tribunale di Udine, Emanuele Lazzàro, e mette la parola fine a un procedimento penale avviato nel 2014 e scaturito dalle operazioni di verifica della Guardia di finanza sui bilanci dell’Udinese calcio.

Partita da un’ipotesi di imponibile non dichiarato tra il 2009 e il 2014 pari a circa 63 milioni di euro, tra presunte operazioni di esterovestizione, fatture per attività - in particolare di scouting - inesistenti e costi indeducibili, per un totale di 20 milioni d’imposta evasa, la trattativa con le Entrate si era conclusa con una sanzione di 11,5 milioni di euro.


A Pozzo il pm Marco Panzeri, che ha coordinato l’inchiesta, ha contestato anche il mancato assolvimento degli obblighi dichiarativi in Italia: iscritto all’Aire, era finito insieme alla moglie Giuliana Linda nel mirino delle Fiamme gialle per la presunta fittizietà delle rispettive residenze all’estero.

Come riportato più sopra, il patron delle zebrette, assistito dall’avvocato Maurizio Miculan, ha patteggiato sei mesi (convertiti in una sanzione di 45 mila euro) e ottenuto la non menzione nel casellario giudiziario. Rispetto alle contestazioni iniziali, per una serie di altre operazioni (anche con Oxford e Granada) la difesa è riuscita a dimostrare che le operazioni non erano inesistenti, ma fatturate con incongruenze.

Il commento della società friulana alla sentenza è stato affidato a un comunicato apparso in mattinata sul sito ufficiale dell’Udinese: «Ogni aspetto fiscale e penale della vicenda si è così definitivamente chiuso, senza alcuna conseguenza in capo a Udinese calcio, ai suoi amministratori e dirigenti – si legge nella nota –. Per l’Udinese e la famiglia Pozzo si tratta di una sentenza importante, che mette in rilievo come sia stata riconosciuta l’irrilevanza penale delle operazioni indagate, stante l’infondatezza dell’ipotesi di un non corretto sistema di fatturazione da parte della società».

E ancora: «Le mole di informazioni, documenti e pareri tecnici messi a disposizione degli inquirenti da parte dell’Udinese ha dimostrato l’effettività delle operazioni oggetto di fatturazione, con conseguente assenza di profili penali nell’operato della società».

Il contenuto del comunicato è stato accolto con un misto di «ilarità e indignazione» dal procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo: «Ilarità perché leggo che non ci sarebbe stato nulla di penale: il patteggiamento ha riguardato tutti i reati contestati a Pozzo, in una duplice veste: quella di amministratore di fatto dell’Udinese, negli anni in cui quei reati venivano commessi, e quella di persona fisica che ha evaso il fisco in Italia.

E indignazione, perché se quelle frasi fossero state dette davanti al giudice che ha pronunciato la sentenza, in un Paese serio, si parlerebbe di oltraggio alla corte».

«In realtà – prosegue De Nicolo – l’imputato ha definito con il fisco la sua posizione promettendo di versare quasi 13 milioni e ne ha finora versati poco meno della metà, ovvero la parte necessaria per definire con patteggiamento il processo penale. Infatti per legge non si può essere ammessi a patteggiare un reato fiscale se non è stata definita la pendenza erariale. Pozzo ha definito quella parte di pendenza erariale che riguarda le imputazioni penali e per questo ha potuto patteggiare: mi rendo conto che l’Udinese deve fare qualcosa per galvanizzare i tifosi, ma non può mistificare la realtà».
 

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