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Si è laureato in carcere l’assassino di Silvia Gobbato: «Per lei nessuna parola»

Silvia Gobbato, la giovane di 28 anni uccisa nel settembre del 2013 mentre faceva jogging; a destra, Nicola Garbino

Udine, Nicola Garbino ha concluso la triennale in Ingegneria meccanica. L’amarezza dell’avvocato Ortis nel cui studio lavorava la vittima 

UDINE. Di giorno al lavoro nel call center, di sera sui libri. Dopo averne drammaticamente rapinata una, ha continuato la sua vita. L’assassino di Silvia Gobbato ha imboccato una nuova strada dentro il carcere.

A distanza di quattro anni dalla sentenza di condanna a 18 anni di reclusione per l’omicidio della 28enne originaria di San Michele al Tagliamento, Nicola Garbino – 42enne di Zugliano – ha conseguito giovedì la laurea triennale in Ingegneria meccanica nel carcere Due Palazzi di Padova.

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L’omicidio risale a poco meno di sei anni fa. Era avvenuto nel primo pomeriggio del 17 settembre 2013, lungo l’ippovia del Cormôr, in località Plaino, dove la giovane donna, praticante legale nello studio udinese degli avvocati Ortis e Biancareddu, si era recata nella pausa per praticare dello jogging.

Nelle intenzioni di Garbino c’era il rapimento di una ragazza, magari minuta, per poi chiederne il riscatto. Nascosto tra le radure, aveva cercato di afferrare Silvia: ma lei si era messa a urlare, così lui l’aveva colpita per 16 volte.

Dopo la fuga, il caso si era risolto due giorni più tardi: tornato al parco per recuperare le prove, era stato notato e fermato dai carabinieri, a cui aveva immediatamente confessato il delitto.



Garbino, all’epoca dell’omicidio studente fuoricorso, si è laureato con 103/110. «Ho potuto ricominciare a studiare solo quanto sono arrivato a Padova – ha detto Garbino, come riportato dal Corriere del Veneto –. Mi mancavano 4 esami per laurearmi: elettrotecnica, inglese e due esami di misurazioni meccaniche. Ci ho messo un anno e mezzo per arrivare al traguardo».

La laurea è stata una sorpresa anche per i parenti dell’uomo: i genitori sono venuti a sapere che il momento tanto atteso era arrivato solo al colloquio di sabato scorso.

«L’ho fatto per loro, per renderli orgogliosi di me: studiare è importante, ti aiuta a restare in contatto con il mondo esterno», ha riferito ancora l’uomo, a cui restano ancora 12 anni di carcere da scontare.

Un pensiero alle persone a lui vicine, ma non alla ragazza che ha brutalmente ucciso. Quanto affermato dal 42enne non ha lasciato indifferente l’avvocato Gianni Ortis, titolare dello studio dove Silvia ai tempi lavorava come praticante.

«Da genitore, e non da avvocato, trovo agghiacciante leggere le parole di Garbino – afferma –. Un uomo che ha assassinato con un numero enorme di coltellate una donna, che è stato condannato a una pena mitissima per un omicidio premeditato, dice di voler rendere orgogliosi i propri genitori, ma non spende una parola su quanto ha commesso. È inaccettabile. Nessun genitore può essere orgoglioso di un figlio così». —


 

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