Il Reddito di cittadinanza non sfonda in Fvg: richieste dal 17,5% degli aventi diritto

In regione la platea dei potenziali beneficiari è di 46 mila persone: in un mese superata di poco quota 8 mila moduli

Non sfonda il reddito di cittadinanza in Fvg. A marzo, primo mese utile per la presentazione della domanda di accesso alla misura di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà, le richieste inviate all’Inps dai Centri di assistenza fiscale (Caf), dagli uffici di Poste italiane o ancora caricate direttamente online sul sito dedicato sono state poco più di 8 mila, meno dell’1% di quelle presentate complessivamente a livello nazionale che hanno toccato le 853 mila 521 unità, pari al 68% della platea di aventi diritto. In Fvg a far domanda nel mese di avvio della misura è stato invece appena il 17,5% dei 46 mila potenziali beneficiari che, in base all’attestazione Isee 2016, si stima possano ambire alla misura.



Niente boom

Visti i numeri non c’è stato e alla luce degli appuntamenti già fissati nelle agende dei Caf non dovrebbe esserci nemmeno ad aprile. L’impegno per i prossimi giorni ammonta infatti ad appena alcune centinaia di nuovi appuntamenti. Seicento circa ai Caf Cisl, 300 a quelli Cgil, chiamati ora a fare uno sforzo in più alla luce delle ultime novità normative. In sede di conversione, il reddito di cittadinanza è stato infatti rivisto con tutta una serie di nuovi paletti, novità che hanno richiesto l’aggiornamento del modello di domanda. La revisione, in corso proprio in queste ore, ha richiesto la contestuale sospensione del servizio online di caricamento dei dati.

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Stop temporaneo

Nell’attesa che l’aggiornamento si concluda, la possibilità di presentare istanze online – ha fatto sapere il ministero del Lavoro – è dunque al momento sospesa. Questione di qualche giorno che tuttavia rappresenta una bella seccatura per utenti e Caf: alla vigilia della conversione del decreto legge, i Centri avevano infatti già preso numerosi appuntamenti ai quali ora intendendo tener fede. Non sarà possibile firmare il modulo? Poco male. «Approfitteremo per raccogliere tutta la documentazione necessaria» ha fatto sapere ieri la responsabile fiscale dei Caf Cisl Union Teleo di Udine, Mariannina Rocco, rilevando l’aumentata complessità della pratica a seguito della conversione.



Aggiornato il modulo, con il 6 aprile tutto tornerà nella norma: le domande potranno essere regolarmente caricate e ambire ad ottenere il pagamento del primo assegno con il mese di maggio. Diversamente, l’attesa è invece ormai agli sgoccioli per gli 8 mila che la domanda l’hanno già presentata: entro metà aprile sapranno se la richiesta è stata accolta e in caso positivo potranno recarsi in Posta a ritirare la CartaRdc (prepagata sulla quale mensilmente verrà accreditato il beneficio economico) per utilizzarla poi a partire dal mese di maggio.

Udine al primo posto

Sulle circa 4 mila domande presentate nel mese di avvio ai Caf del sindacato sono circa mille e 645 quelle avanzate in provincia di Udine, raccolte rispettivamente da Cisl (mille e 434), Cgil (150) e Uil (61). Il doppio rispetto a Pordenone e Trieste, che seguono a ruota rispettivamente con 800 domande circa ciascuna, poche in più che a Gorizia dove le domande a marzo si sono fermate a 700. Come detto, questi numeri sono destinati ad aumentare viste le agende già impegnate dei Caf che per evitare lunghe attese stanno tutti lavorando per appuntamento. «Per una pratica senza complessità ci vuole circa un quarto d’ora – fa sapere ancora Rocco –. Se poi bisogna fare aggiornamenti del reddito o sono richieste integrazioni particolari allora si può andare anche abbondantemente oltre».



Requisiti

Ricordiamo brevemente i requisiti necessari per beneficiare della misura di contrasto alla povertà. Bisogna essere cittadini italiani o di uno stato Ue o ancora stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno. Aver risieduto in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in maniera continuativa, avere un Isee inferiore a 9 mila 360 euro. Quanto al patrimonio: quello immobiliare (esclusa la prima casa ma inclusi i patrimoni detenuti all’estero) non deve superare i 30 mila euro, quello mobiliare deve essere inferiore a 6 mila, innalzato di 2 mila per ogni componente del nucleo famigliare oltre il richiedente (fino a 10 mila) con un incremento di mille euro per ogni figlio successivo al secondo e di 5 mila se nel nucleo famigliare è presente un disabile. Il reddito famigliare infine non deve superare i 6 mila euro, soglia aumentata a 9 mila 360 se la famiglia è in affitto.



Stretta contro i furbetti

Reddito di cittadinanza reloaded. Così come definita nella legge di conversione varata dal Parlamento la misura di sostegno al reddito di arricchisce di diverse novità. Se da un lato semplifica la procedura per l’accesso al sussidio da parte delle famiglie con disabili, che potranno contare su un aumento del tetto sul patrimonio mobiliare, passato da 5 mila a 7 mila 500 euro, dall’altro invece stringe le maglie per stranieri ed ex coppie richiedendo, onde evitare casi di furbetti, tutta una serie di documenti aggiuntivi.

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Rifugiati politici a parte, tutti gli stranieri dovranno presentare apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare così da comprovare la composizione del nucleo familiare e dei beni. Gli stranieri richiedenti sussidio non dovranno infatti superare i 30 mila euro d’immobili di proprietà (posseduti sia in Italia che all’estero) diversi dalla prima casa di abitazione. Una novità, questa della certificazione, che promette un carico di lavoro ulteriore a carico di Inps e Caf che dovranno richiamare gli interessati affinché integrino le richieste presentate con la nuova documentazione. Così prevede la legge che tuttavia, al fine di salvare le domande inoltrate il mese scorso, ha fissato il termine ultimo per l’aggiornamento entro i prossimi sei mesi.



L’altra stretta riguarda come detto separati e divorziati con l’obiettivo di evitare escamotage per l’accesso al sussidio. Nei casi in cui la separazione o il divorzio siano intervenuti dopo il 1º settembre 2018 (in aria dunque di Reddito di cittadinanza) il richiedente sarà tenuto a produrre un verbale di polizia municipale che attesti il cambio di residenza. Oltre a queste, i Caf dovranno tenere conto di tutta una serie di altre novità procedurali, dall’attestazione dei redditi presunti, se la situazione lavorativa è cambiata rispetto a quella certificata dall’Isee. Passaggio tutt’altro che banale, perché la gestione in sede di domanda cambia (con rischio di errore e dunque di rigetto della domanda) a ogni istituto contrattuale. I voucher non vanno dichiarati, il lavoro intermittente sì.