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Morìa di api, svolta per gli agricoltori: il giudice del riesame smonta la maxi inchiesta

Accolte le ragioni di una quarantina di coltivatori. Ma l’Ersa pubblica le linee guida sull’impiego dei fitofarmaci: multe a chi sgarra

2 minuti di lettura

C’è la bocciatura dell’indagine giudiziaria, definita «lacunosa» sotto il profilo probatorio e anche investigativo, e c’è il biasimo per la sfilza di sequestri preventivi di fondi sparsi tra Martignacco, San Daniele, Moruzzo e Flaibano chiesti e ottenuti dalla Procura lo scorso marzo, in quanto «gravemente lesivi del diritto alla libera e piena disponibilità dei propri beni».

L’ordinanza con cui il tribunale del riesame di Udine ha annullato i provedimenti impugnati da una quarantina degli oltre 400 agricoltori accusati d’inquinamento ambientale, nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morìa di api, ha impiegato un attimo a fare il giro della provincia. Sbandierata da indagati e difesa, ancor più delle precedenti - emesse da differenti composizioni collegiali e pure favorevoli alle loro istanze -, come l’ennesima mina all’impianto accusatorio.

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Curiosamente, nelle stesse ore l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale pubblicava sul proprio sito web le linee guida del “Corretto impiego dei prodotti fitosanitari”. Iniziativa forse tardiva e suggerita proprio dal corso (nefasto) degli eventi, ma funzionale a risollevare il livello di attenzione e ricordare al comparto agricolo le regole del gioco. E cioè che «il mancato rispetto di prescrizioni e indicazioni», salvo che il fatto non costituisca già reato, comporta una sanzione amministrativa compresa tra i 35 mila e i 100 mila euro.

LE TAPPE DELLA VICENDA

e la sostanza in questione e, infine, dei tempi e modi di utilizzo delle sementi conciate con Mesurol, come descritte dall’accusa».

Scontata la conclusione: sequestro «illegittimo, in quanto estraneo agli strumenti tipici di cautela previsti dalla legge». Un po’ meno il commento a chiosa dell’ordinanza. «In questo procedimento – osserva il giudice – tutti i soggetti a vario titolo coinvolti vivono nell’“ambiente” e di “ambiente”. Considerato l’elevato numero di indagati e dei relativi appezzamenti di terreno, il pm Viviana Del Tedesco, titolare del fascicolo, aveva suddiviso le istanze per gruppi. Poi, in tribunale, a esaminarle separatamente e concedere disco verde erano stati tutti i cinque gip.

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Accertamenti lacunosi. A differenza della collega Angelica Di Silvestre, che, nell’annullare una prima tranche di provvedimenti, aveva tuttavia ravvisato l’«abusività della condotta» nei casi in cui gli agricoltori non rispettino le prescrizioni delle schede tecniche dei prodotti fitosanitari, il presidente Vernì ha evidenziato «perplessità» anche rispetto alla fattispecie contestata agli indagati. E cioè il fatto di avere, «in qualità di esecutori di semina di mais conciato con il Mesurol, contenente principio attivo Methiocarb, abusivamente cagionato una grave compromissione dell’ecosistema, utilizzando il fitofarmaco in modo non conforme alle prescrizioni di sicurezza indicate dal produttore».

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Anche qui, un problema di incompletezza delle indagini, secondo il Riesame. «Sarebbe stato necessario accertare, anche sommariamente, quale sia stato il prodotto conciato effettivamente utilizzato sul singolo fondo – si legge nell’ordinanza –, osservarne le condizioni di commercializzazione, trarne le conseguenze. L’accusa, invece, è fondata sulla violazione delle indicazioni riportate su scheda ed etichetta del Mesurol, non utilizzato direttamente dagli indagati».

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Basta «sfogliare i verbali delle ispezioni – si legge ancora – per rilevare che nella maggior parte dei casi non veniva neppure individuato il prodotto adoperato». Altrettanto criticata l’assenza di accertamenti «su terreni, piante, insetti, animali diversi dalle api allevate». Da qui, i dubbi sull’accusa che «ciascun imputato abbia determinato un’alterazione significativa e misurabile dell’ecosistema e della biodiversità».

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Il monito dell’Ersa. Ma se l’ordinanza a firma di Vernì sostiene, tra l’altro, che le prescrizioni delle etichette sono mere «precauzioni d’uso», è l’Ersa, nel documento in distribuzione pure da ieri, a ricordare come la mancata osservanza dell’etichetta è sanzionata dall’articolo 3 del decreto legislativo 69/14 e che, quindi, i trasgressori rischiano sanzioni particolarmente salate. E che il corretto impiego dei fitofarmaci impone anche l’applicazione dei principi della «difesa integrata obbligatoria»: l’integrazione, cioè, di tutti i mezzi volti a combattere le avversità, oltre a quelli chimici.

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