Dai manager agli operai, calano gli stipendi e il Fvg si aggiudica la maglia nera tra le regioni del Nord

Qui la retribuzione annua lorda è in media di 28 mila 330 euro: si salvano soltanto gli impiegati che hanno salari in linea con l’anno precedente

Obiettivamente non siamo i più poveri d’Europa, ma le retribuzioni italiane si posizionano ben al di sotto dei valori registrati nel gruppo dei Paesi di testa della Ue. In media un lavoratore italiano guadagna 10 mila 200 euro in meno di un tedesco e 8 mila 400 euro meno di un francese. Se può consolare, guadagna anche 16 mila 400 euro più di un lituano.

Il Jp Salary Outlook 2019, ovvero l’analisi del mercato retributivo italiano realizzato semestralmente da Job Pricing, in collaborazione con Spring professional, ci presenta uno scenario ormai consueto. Cambiano le cifre, ma non la sostanza. Anche per il Friuli Venezia Giulia che si conferma buona ultima tra le regioni del Nord, in quanto a salari, e in peggioramento rispetto alla rilevazione precedente, che la vedeva in nona posizione tra le 20 regioni italiani, e che quest’anno (con rilevazione delle retribuzioni relative al secondo semestre 2018) ci vede scivolare di un posto, in decima posizione.


I dati indicano che i lavoratori occupati nel Nord guadagnano di più rispetto a quelli del Centro Italia e soprattutto rispetto a quelli del Sud e delle Isole. Le motivazioni sono intuibili: a Nord c’è una maggiore concentrazione di grandi aziende multinazionali; il costo della vita decresce scendendo nella penisola e giustifica un differente livello retributivo offerto dalle aziende. Ma la differenza si spiega anche con la tipologia di imprese che si insediano al Nord piuttosto che al Sud, da qui il primato di Milano, che è la capitale finanziaria del Paese. La dimensione aziendale anch’essa è un elemento che influenza le retribuzioni: le grandi solitamente pagano di più rispetto alle piccole imprese. Da qui la posizione del Fvg con poche multinazionali, e tante Pmi, e salari più in linea con il Centro Italia che con Milano.

In regione la retribuzione annua lorda (Ral) media è di 28 mila 330 euro, in linea con i valori di Toscana e Marche, leggermente al di sotto del Veneto, ma piuttosto distante da Lombardia, Trentino ed Emilia. Rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente, la variazione è stata negativa: -0,5% medio, anche se minore rispetto alla media della macroarea Nord, -1,1%

Nel dettaglio degli inquadramenti, in regione sono risultate in flessione sia le retribuzioni dei dirigenti (media di 99 mila 478 euro, al di sotto del dato nazionale di 101,096), sia quelle del quadri, 53 mila 481, più basse della media nazionale di 54.136, sia quelle degli operai, Ral media in regione 24.331, contro 24.780 nazionale. Stabili invece le retribuzioni degli impiegati con una Ral di 30.954, 30.770 la media nazionale.

Tornando al raffronto europeo, che proponiamo anche in tabella, si vede come l’Ocse posizioni l’Italia al 9° posto nella zona euro con un salario medio di 29 mila 214 euro annui. Il Lussemburgo, che sta in vetta, ha una retribuzione che è oltre il doppio di quella italiana, ma anche la Francia, che sta in ottava posizione, ha una Ral media di 37 mila 622 euro ovvero il 25% in più di quella italiana.

La ragione? Secondo Job Pricing è vero che la dinamica salariale, considerando il valore delle retribuzioni per ora lavorata, appare una delle peggiori dell’area euro, e il basso tasso di crescita «come dimostrano i dati Ocse, è riconducibile in primo luogo al basso livello di produttività del nostro Paese

La piramide che mette a raffronto la quota di lavoratori in un determinato inquadramento e le relative retribuzioni medie, conferma che alla base ci sono gli operai, il 58,3% della forza lavoro, con una Ral di poco più di 24 mila 700 euro; gli impiegati, 36%, salgono a 30.770, i quadri, il 4,4%. arrivano a 54 mila euro, e i dirigenti, solo l’1,3%, superano i 101 euro medi. Il che significa che «un dirigente ha una Ral di oltre 4 volte quella di un operaio - esemplifica Job Pricing -, oltre 3 volte un impiegato e circa 2 volte un quadro».

A migliorare i livelli della retribuzione interviene la parte variabile, legata anche alla contrattazione di secondo livello (premi di risultato, premi legati alla produttività, una tantum ecc.). Per dirigenti e quadri è una variabile che pesa quanto una mensilità in più su base annua; per impiegati e operai si arriva ad un compenso aggiuntivo pari a due terzi dello stipendio mensile.

L’andamento delle retribuzioni non ha consentito di recuperare potere d’acquisto. «La crescita dei prezzi - spiegano da Job Pricing - è stata superiore a quella della Ral, per cui nel 2018 il potere d’acquisto dei lavoratori italiani è diminuito in maniera diffusa per tutte le qualifiche contrattuali».

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