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Vini e formaggi, il business dell'agroalimentare a rischio se Trump scatela la guerra dei dazi

L’export della regione vale 108 milioni. Dal caffè al prosciutto, dalla carne ai prodotti da forno: ecco le merci in pericolo

Nella lista nera di prodotti sui quali l’amministrazione americana di Donald Trump intende imporre i dazi è finita una consistente fetta del paniere agroalimentare nazionale. Dai formaggi al vino, Pecorino e Prosecco tra gli altri, dalle marmellate ai succhi di frutta, dall’olio di oliva al burro, passando per l’acqua, lo yogurt, gli agrumi. Una minaccia che rischia d’investire anche il Friuli Venezia Giulia.

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La nostra regione esporta infatti verso gli Stati Uniti ben 108 milioni di euro (dato 2018) di prodotti alimentari e bevande, dal caffè ai farinacei, dalla carne ai prodotti da forno. Fortunatamente però non tutti sono a rischio. Sono i casi del caffè e del prosciutto di San Daniele, ad esempio, che nell’elenco stilato dall’amministrazione americana non figurano. Ci sono però i vini e i formaggi. C’è il Prosecco. Il vento della guerra commerciale minacciata da Trump qualche giorno fa ha dunque spinto in allerta anche i produttori e le associazioni di categoria di casa nostra. Speranzosi da un lato che la tensione rientri e la minaccia di Trump finisca, come altre in passato, chiusa nel cassetto, dall’altro coscienti che la posta in gioco è tutt’altro che banale.



L’allarme

I dazi – ha denunciato Coldiretti – farebbero aumentare i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano rendendo così più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. L’associazione, che da sempre si batte per la tutela del vero made in Italy, ha dunque garantito massima attenzione rispetto alla minaccia che con il passare dei giorni ha preso le sembianze di un nuovo braccio di ferro. L’Europa non è infatti rimasta alla finestra. Anzi.

La commissione europea ha stilato a sua volta una lista di merci americane da sottoporre a dazi per un valore di 20 miliardi di dollari. Con quale effetto? Non resta che attendere. Senza farsi prendere dal panico. Parola del presidente regionale di Coldiretti, Michele Pavan, che anzitutto invita a prendere con le pinze quello che Trump dichiara. «Speriamo le minacce restino tali e la situazione di tensione di queste ultime ore rientri. Il mercato Usa è per l’Italia e il Friuli Venezia Giulia un mercato importantissimo – sottolinea il leader regionale di Coldiretti –, il primo in assoluto per vini e agroalimentare. È chiaro quindi quale sarebbe il danno se l’America dovesse dar seguito alla minaccia di applicare dazi ai nostri prodotti».

I grandi numeri

L’effetto sarebbe quello di una pesante frenata delle esportazioni che negli ultimi anni sono cresciute in maniera esponenziale. Dai 53 milioni di euro del 2013 l’export regionale di prodotti alimentari e di bevande verso il mercato a stelle e strisce è passato come detto a 108 milioni di euro. Emerge dall’elaborazione realizzata dal ricercatore dell’Ires, Alessandro Russo, sulla base dei dati Inps che issa Trieste al primo posto tra le province del Friuli Venezia Giulia per valore delle esportazioni con ben 51,5 milioni di euro. Seguono Pordenone con 27 milioni, Udine con 21 milioni e Gorizia con 8,8 milioni.
 

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La replica dell’Unione europea non si è fatta attendere

 

Il valore delle bevande, escludendo il caffè e con il vino a farla da padrone, è pari a 40,3 milioni (sempre con riferimento al 2018), poco meno della metà dell’export totale, 13,5 milioni valgono invece le carni lavorate e conservate e i prodotti a base di carne (compresa la Dop San Daniele), 10,3 milioni i prodotti da forno e farinacei, 44,1 milioni gli altri prodotti alimentari (qui compreso il caffè). Il mercato statunitense è il secondo per importanza dopo la Germania, primo se si restringe il campo ai soli paesi extra-Ue. L’export del Friuli Venezia Giulia di alimenti e bevande verso la Germania nel 2018 si è attestato a 145 milioni di euro contro i 108 degli Stati Uniti e i 46,8 del Regno Unito. Il mercato a stelle e strisce rappresenta quindi uno sbocco irrinunciabile per l’economia regionale, che non a caso guarda con attenzione alle prossime mosse del presidente Trump.

Il rimedio coldiretti

L’auspicio di Coldiretti regionale è che la minaccia americana cada nel vuoto. Non dovesse essere così, Pavan si dice comunque fiducioso «nella capacità delle nostre imprese di aprirsi spazi in altri mercati. Dalla Cina al Giappone e in generale – afferma il presidente regionale di Coldiretti – sui mercati asiatici. Abbiamo inoltre toccato con mano la grande vitalità delle nostre cantine durante la rassegna Vinitaly, appena conclusa, e constatato il notevole interesse dimostrato per i prodotti della nostra regione. Viste le dinamiche politiche internazionali dobbiamo imparare a essere più agili e flessibili, promuovendoci insieme, facendo squadra», conclude Pavan.

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