Terremoto del Friuli, 43 anni dopo: nasce a Venzone il Comitato per l’archivio del sisma

La memoria del 6 maggio del '76 e della ricostruzione sarà conservata nel museo Tiere motus. La coordinatrice: renderemo consultabili online i documenti della Sgs e dei Comuni

«Gli storici ci insegnano che devono passare 50 anni per distinguere la storia dalla cronaca». Con queste parole la professoressa Alessandra Gubana, docente di Tecnica delle costruzioni all’università di Udine, conferma la nascita del Comitato per l’istituzione dell’archivio storico del terremoto e della ricostruzione.

Composto dai rappresentanti delle associazioni dei consiglieri regionali, dei Comuni terremotati, degli Ordini e dei Collegi professionali e dell'Università, il Comitato sarà operativo da giugno.

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Nel corso di riunioni periodiche, al museo Tiere motus di Venzone dove sarà sistemato il materiale, la docente assieme al Comitato definirà tempi e i modi per completare la digitalizzazione delle pratiche aperte e chiuse dalla Segreteria generale straordinaria. A Venzone troverà spazio pure l’archivio del commissario di Governo per l’emergenza, Giuseppe Zamberletti, conservato in Prefettura. La Regione ha stanziato 190 mila euro per la digitalizzazione dei documenti affidando l’incarico al Dipartimento di ingegneria e architettura dell’ateneo friulano.

«L’archivio è in ordine, ora è arrivato il momento di scrivere la storia del terremoto», insiste la docente ricordando che una volta completata la digitalizzazione tutta la documentazione sarà messa a disposizione degli studiosi e dei ricercatori.

Senza contare che le abitazioni costruite allora hanno bisogno di manutenzione e i professionisti troppo spesso vanno alla ricerca della documentazione tecnica. Progetti, varianti, autorizzazioni non si trovano sempre negli scatolini a Gradisca dove, fa notare la professoressa, «sono conservati solo gli elaborati relativi agli appalti accorpati».

Manca la documentazione degli interventi privati e di quelli gestiti direttamente dai comuni, conservata ancora sul territorio. «Più della metà degli interventi sono documentati nei Comuni», conferma la professoressa ipotizzando già l’estensione della digitalizzazione. L’obiettivo resta quello di creare un unico punto di consultazione mettendo in rete pure gli archivi della Curia, della Soprintendenza alle Belle arti e gli archivi fotografici ospitati dai civici musei di Udine. Si tratta di conservare una memoria che, anno dopo anno, rischia di perdere qualche pezzo. Salvaguardarla è un dovere.


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Lo ritiene pure il consigliere regionale del Patto per l’autonomia, Giampaolo Bidoli, autore dell’interrogazione presentata per richiamare l’attenzione della giunta Fedriga. «La conservazione e valorizzazione dei documenti del modello Friuli – afferma – racconterà le azioni virtuose della Regione e dei Comuni attraverso l’unitarietà d’intenti e l’assunzione di responsabilità dei sindaci dopo aver ottenute i poteri straordinari».

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